La Vita Cattolica

Giovedì 24 Settembre 2015

 

Automotive, quasi una nuova fabbrica a Tolmezzo.
Ma gli studi Cisl di Udine non certificano la ripresa

50 assunzioni in montagna

Un Pil regionale che cala anche nel 2014 (-0,5%) e per il terzo anno consecutivo. Ennesimo calo del reddito prodotto dal settore manifatturiero (-1,3%), calo dell'occupazione (-0,8% in Friuli-V.G.) a fronte del +0,7% italiano nei primi 6 mesi del 2015. Aumento della disoccupazione (+10,2% a fronte del calo medio italiano del 2,2%) con il risultato peggiore tra le 20 regioni.

La Cisl di Udine ha affidato all'economista Fulvio Mattioni lo studio della situazione, ad oggi, per verificare se il bicchiere della ripresa è mezzo pieno o mezzo vuoto. Studio che sarà ripetuto. Ed ha scoperto, con lo stesso Mattioni, che purtroppo è ancora mezzo vuoto. Ma non avevamo ancora terminato questo servizio quando dalla Fim Cisl è arrivata una notizia di tutt'altro segno. 50 nuove stabilizzazioni a tempo indeterminato in Automotive Lighting a Tolmezzo. «Ad annunciarlo con estrema soddisfazione la Fim Cisl comunicando che le rappresentanze sindacali aziendali dello stabilimento hanno siglato un accordo specifico con l'azienda, frutto di quindici giorni di trattative», leggiamo in una nota.

Nello specifico i termini dell'accordo prevedono che a fronte della implementazione dell'attuale turnistica su una parte dei reparti (circa un centinaio i lavoratori coinvolti attraverso l'utilizzo del lavoro straordinario dal 27 settembre al 6 dicembre), saranno assunti a tempo indeterminato 50 lavoratori, selezionati tra quelli già in forza all'azienda con contratti di somministrazione a termine, facendo così salire il numero di dipendenti fissi a 800.

«È come se nella zona industriale di Tolmezzo si stesse per insediare una nuova azienda di medie dimensioni - commenta entusiasta Fabiano Venuti, rappresentante della Fim Cisl per l'Alto Friuli - e se siamo arrivati a questo significativo risultato è perché le commesse dell'azienda continuano a crescere, grazie agli incrementi degli ordinativi di fanali da parte di Ford, Mercedes e soprattutto della Fiat con la sua nuova Jeep Renegade».

Attualmente sono ancora circa 180 le maestranze operanti in Automotive con contratti di somministrazione a termine. L'impegno del sindacato è di continuare con le stabilizzazioni. Ma nel resto della provincia?

Nel periodo 2008-2014 - spiega l'economista Mattioni - ha più che raddoppiato i propri disoccupati oltre ad essere quella che ha perso più occupati. Ed, inoltre, «il forte calo dei prestiti vivi all'economia della provincia di Udine e al suo settore industriale non depone certo a favore di una ripresa dell'attività dell'economia e delle imprese».

E ancora, calo dell'1,5% dell'export riferito al periodo gennaio-giugno 2015 dopo che nella fase 2008-2014 la nostra provincia ha perso ben il 21% del valore del proprio export. Perdita ulteriore, infine, di base produttiva poiché le imprese nel II trimestre del 2015 si sono ridotte sia nell'economia provinciale che nel suo settore manifatturiero. Segnali di inversione ciclica, insomma, non se ne vedono. A livello internazionale l'Italia (con il +0,4% del Pil semestrale) ricopre la 27ª posizione tra i 28 paesi della Ue e la 19ª nell'Area Euro in ritardo anche sullo 0,7% programmato dal Governo ed innalzato allo 0,9% con il Documento di programmazione economica e finanziaria di qualche giorno fa. Crescita dello 0,4% che con cauto ottimismo potremmo attribuire anche alla nostra regione e alla provincia di Udine.

«Insomma, non c'è da dormire sugli allori bensì da monitorare l'evoluzione congiunturale ed adeguare le politiche e gli interventi di rilancio». Commenta, a questo punto, il segretario della Cisl, Roberto Muradore: «La filosofia di fondo risiede nel friulanissimo darsi da fare, nella sobrietà della gestione della cosa pubblica, nel ritorno alla snellezza burocratica delle origini e, ancora, all'efficacia e all'originalità delle soluzioni e degli strumenti messi in campo per favorire le imprese, i lavoratori e i giovani». C'è moltissimo da fare, secondo Muradore: la politica del lavoro e della formazione professionale sono due terreni tutti da dissodare essendo la prima rimasta sostanzialmente quella in essere nella fase di sviluppo (in ritardo di una decina d'anni almeno, dunque) e la seconda ancorata agli anni Ottanta. «La politica del credito pubblico - prosegue il segretario - è anch'essa da rivedere, finalizzandola non più alla speculazione finanziaria, al sostegno di poche imprese decotte magari di fuori regione o alla speculazione tout-court. Urge il consolidamento e il radicamento delle principali filiere produttive regionali, l'internazionalizzazione accompagnata da solide collaborazioni con banche già presenti sui mercati esteri, la ricerca di partner di capitale per le imprese regionali che intendono crescere».

Roberto Muradore
Roberto Muradore
archivio

altre risorse: