Messaggero Veneto

Martedì 12 Aprile 2011

 

A 17 anni un infortunio gli costò braccia e gambe

I drammi del lavoro raccontati durante un convegno organizzato in Castello.
Iniziativa promossa dai sindacati per parlare della sicurezza nelle fabbriche.

Aveva 17 anni e un grave incidente sul posto di lavoro gli cambiò la vita. A portare la testimonianza choc, che ha raggelato il sangue nelle vene dei presenti al convegno "La sottovalutazione dei rischi fa male?", è stato Flavio Frigè. Friulano, oggi adulto, ha ricordato quei momenti perché non debba più accadere. «Ero ancora apprendista quando, con una sbarra metallica, ho urtato un cavo dell'alta tensione. Fortunatamente sono ancora qui a raccontare, ma ho perso entrambe le gambe e un braccio».

Ecco perché «occorre affinare e influenzare la percezione del pericolo e dei rischi, uscendo dalla dimensione soggettiva e individuale per raggiungere la collettività», hanno aggiunto i rappresentanti delle sigle sindacali della provincia (Cgil, Cisl e Uil), riuniti ieri nel salone del Parlamento del castello «per fare il punto sui percorsi e sulle soluzioni già messe in campo, ma anche profilare il futuro», ha spiegato Roberto Muradore, segretario Cisl Udine.

Giovani, stranieri e subappalti. Sono queste le sfide nel campo della sicurezza sul lavoro. Sebbene il trend degli infortuni sia in calo - con 5495 incidenti denunciati nel 2009, di cui tre mortali, il calo degli infortuni rispetto all'anno precedente ha toccato il 21 per cento (quando furono 6989, con sei vittime) -, a ben guardare dietro ai numeri esistono alcune concause: da un lato la prevenzione, ma dall'altro sono le minori ore lavorate e la tipologia di lavoro svolto.

«Nel nostro Paese quello che non manca sono le norme - ha argomentato Ferdinando Ceschia durante la presentazione dei lavori - e ancor più le interpretazioni, al punto da produrre duplicazioni, contrasti, appesantimenti burocratici e procedure inutili. Certamente più moderata appare l'attività di controllo, di sanzionamento e di repressione dei comportamenti irregolari, parte dei quali correlati a situazioni di evasione totale». E allora per limitare gli incidenti, per avere più salute e sicurezza, «occorre influire saggiamente sul comportamento delle persone», hanno auspicato i sindacalisti. Una via virtuosa già messa in pratica da alcune realtà del territorio, come accade alla ditta Mangiarotti di Sedegliano.

«Oltre ad applicare la norma - ha precisato Gianpaolo Cecchini, responsabile della sicurezza - coinvolgiamo anche il lavoratore affinché si giunga all'autocontrollo: non tutto è prevedibile perché anche il tecnico più brillante e attento non può sempre prevenire. Allora entra in campo il lavoratore che è invitato a suggerire al datore di lavoro le problematiche che rileva ogni giorno, dalla scarsa illuminazione, alla presenza di carichi sospesi». Con queste regole si ottiene un indice degli infortuni in azienda inferiore alla media nazionale del comparto e ancora in discesa, ma «l'obiettivo dell'azienda è raggiungere lo zero», ha rimarcato Cecchini.

In questo quadro, secondo Cgil, Cisl e Uil, la contrattazione resta uno degli snodi principali. Accanto alle competenze di figure qualificate e preposte, occorre dunque supportare la contrattazione come leva di sicurezza, in quel contesto si giocano fattori di tutela e prevenzione del rischio come, per esempio, i turni e gli orari di lavoro.

All'incontro hanno portato il proprio contributo Claudia Zuliani (direttore Socpsal), Luca Penz (Bipan spa) e Bruzio Bisignano (Gesteco spa).

Michela Zanutto

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