Messaggero Veneto

Mercoledì 30 Ottobre 2013

 

Amianto killer, parrucchiera risarcita

L’Inas Cisl vince il ricorso. La donna, deceduta da 2 mesi, aveva lavorato in alcuni saloni del centro di Udine più di 30 anni fa.

Lei non lo saprà mai. Perché la malattia è stata ancora una volta più veloce della burocrazia. Ma ad ucciderla sono stati quei due anni trascorsi a fare belle le udinesi armeggiando con phon, talchi e polveri coloranti. Nessuna ciminiera o alto forno in funzione quindi. Eppure anche per lei la sentenza è stata la stessa: mesotelioma pleurico. Una condanna scritta trent’anni fa che si è concretizzata questa estate.

«L’amianto purtroppo ha tempi di latenza molto lunghi - allarga le braccia il direttore dell’Inas Cisl, Stefano Cattarossi -, ti ammali e non lo sai, poi quando lo scopri è troppo tardi». All’ex parrucchiera, che quando è mancata aveva più di 70 anni, l’Inail ha riconosciuto la malattia professionale soltanto lo scorso 27 settembre dopo un “braccio di ferro” con l’Inas durato circa 16 mesi.

«Correttamente l’ospedale di Udine ha segnalato il caso, perché quando si parla di mesotelioma pleurico è praticamente certa anche la causa e cioè l’esposizione all’amianto. Che - precisa ancora Cattarossi - non riguarda solo gli operai dei cantieri di Monfalcone o del comparto chimico e siderurgico come si potrebbe erroneamente immaginare. Ci sono casi, e professioni, in cui è molto più difficile individuare la presenza dell’amianto. Questa signora per esempio aveva fatto la parrucchiera in alcuni saloni del centro di Udine soltanto per un paio d’anni. Ma stiamo parlando di 30-40 anni fa. E a quell’epoca le resistenze dei phon erano coibentate con l’amianto. Lei le rimuoveva tutti i giorni e quando azionava gli asciuga capelli molto probabilmente respirava delle polveri tossiche che erano contenute anche in alcuni talchi e coloranti che si usavano per fare la tinta».

La signora, che abitava a Cassacco, forse quei phon nemmeno se li ricordava più. Dopo quell’esperienza aveva fatto per un po’ la collaboratrice domestica part-time e poi si era dedicata interamente alla famiglia. Eppure l’Inas non ha avuto dubbi e dopo una prima denuncia all’Inail respinta, ha presentato il ricorso che ha chiuso la procedura amministrativa con un riconoscimento della malattia professionale.

Agli eredi spetterà quindi un risarcimento. «La figlia riceverà 1.500 euro di assegno funerario - spiega Cattarossi - e gli arretrati mensili di circa 800 euro che vengono calcolati da quando è stata presentata la denuncia».

Cristian Rigo

Stefano Cattarossi
Stefano Cattarossi
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