La Vita Cattolica

Mercoledì 19 Luglio 2017

 

SEMPRE PIÙ OVER 65 IN FRIULI. LA REGIONE RICLASSIFICA
LE CASE DI RIPOSO PER UN’ASSISTENZA PIÙ DIGNITOSA

Anziani, rette più leggere

Dopo 15 anni di indagine ed un forte pressing delle famiglie dei ricoverati e delle organizzazioni sociali, la Regione riforma l’assistenza. Più tempo per la cura nelle case di riposo. Rette più leggere a carico delle famiglie. Nostra intervista con Renata Della Ricca, sindacalista della Cisl che evidenzia l’alta qualità delle prestazioni in Friuli. Però con alcuni problemi. Manca, per esempio, il personale, soprattutto nelle realtà private. Dal meridione sono arrivati numerosi operatori socio-sanitari, che hanno però bisogno di una puntuale integrazione.

Gli anziani e le loro famiglie provino a tirare un sospiro di sollievo. Tre le notizie importanti. I posti letto convenzionati delle case di riposo regionali aumenteranno dagli attuali 7.145 a 7.550. I tempi di assistenza per ogni persona saranno di 155,2 minuti quotidiani per il livello di complessità assistenziale più elevato, di 126,2 minuti per il livello medio e 97,2 per quello basso, contro i 75-60 minuti attuali. La retta media minima a carico dei cittadini per un posto letto è oggi di 60,50 euro, la Regione vuole ridurla a 55 e incrementare la quota regionale. L’ipotesi di costo è di passare dagli attuali 26,60 euro, che prescindono dalla gravità del soggetto, ai 39 euro per la persona che ha più bisogno.

Queste ed altre novità sono state illustrate dalla presidente della Regione, Debora Serracchiani, e dall’assessore regionale alla Salute, Maria Sandra Telesca, che hanno presentato il nuovo corso delle 189 strutture per anziani presenti sul territorio, le quali «durante questa legislatura sono state mappate con un’azione di verifica e di controllo, un lavoro che non si svolgeva da 15 anni».

Obiettivo? La riqualificazione delle case di riposo affinché possano custodire al meglio quel patrimonio di sapienza che è rappresentato dai nostri nonni, come sempre più spesso raccomanda Papa Francesco. Specie qui in Friuli dove l’anzianità cresce mentre diminuisce la natalità.

«Ci siamo?», chiediamo a Renata Della Ricca, che per conto della Cisl segue passo dopo passo il cammino, tante volte fragile, dei nostri anziani. «Ci siamo. In Friuli assolutamente meglio che altrove, per il contributo determinante che arriva alle famiglie dalla Regione».

Parliamo, dunque, subito di soldi. Immaginiamo che il problema, spesso angosciante, di tanti familiari sia quello di far fronte a rette sempre più costose. «È così. Le rette vanno dai 1.500 ai 2.200 euro al mese. La Regione interviene con un contributo giornaliero che varia in base al reddito e alle esigenze assistenziali, ma l’onere per le famiglie resta sempre alto. Una retta media affrontabile potrebbe essere di 1.200 euro, al massimo 1.400. Una retta, si badi, in grado di garantire un’assistenza adeguata».

Invece? «Invece nel privato talvolta si approfitta riducendo il livello di assistenza».

Meno infermieri? «Non solo. Nella maggior parte delle case di riposo pubbliche non solo troviamo personale sufficiente e qualificato, ma condizioni di ospitalità finalmente dignitose. Camere singole, televisione in camera, aria condizionata, servizio fisioterapico, perfino il barbiere e la parrucchiera, la pet therapy, la possibilità per l’anziano autosufficiente di coltivare l’orto. Il sindacato ha chiesto alla Regione che questi livelli di assistenza siano garantiti in tutte le case di riposo».

Passa di qui la riclassificazione? «Certamente sì. Noi la chiediamo con insistenza da quattro anni. La presidente Serracchiani ha promesso che arriverà al più tardi all’inizio del 2018».

Quale sarà il ruolo del volontariato? «Ovviamente non sostitutivo del personale professionalizzato, ma è un ruolo indispensabile. Si pensi soltanto all’animazione degli anziani. Ci sono case di riposo dove ai volontari è affidata la lettura quotidiana dei giornali».

C’è il rischio che, mancando operatori socio-sanitari (Oss) si ricorra al volontariato o ad altre figure non professionalizzate? «Il rischio è purtroppo presente. In questi mesi abbiamo registrato la fuga di centinaia di Oss dalle case di riposo alla sanità. Abbiamo sollecitato la Regione a nuovi concorsi. Il prossimo ci sarà in autunno. Numerosi Oss sono arrivati, nel frattempo, dalla Campania e dalla Sicilia: da Cividale a Tolmezzo, a Pontebba. Gli istituti di riposo hanno provveduto, in tanti casi, al reperimento delle abitazioni e a tutta una serie di informazioni per un più efficace inserimento. Compreso l’insegnamento della lingua friulana».

Con tutti i disoccupati che abbiamo, non è possibile immaginare un loro riutilizzo? «La riqualificazione dei disoccupati è proprio quello che abbiamo chiesto alla Regione».

Francesco Dal Mas