Messaggero Veneto

Martedì 21 Maggio 2013

 

Ateneo, no all’assemblea sull’autonomia

Il decano: un candidato rettore ha rilevato che istituzionalmente non è prevista.
Cgil, Cisl e Uil: ok al patto per l’università.
L’appello del Sindacato. Sarebbe cosa nefasta se il legame col territorio, sottoscritto cinque anni fa, fosse messo a rischio da negoziati extra-locali

L’autonomia dell’università al centro del dibattito per l’elezione del nuovo rettore. L’appello lanciato dal professor Sandro Fabbro, e dai padri dell’ateneo friulano, porta alla luce la questione più spinosa che è quella della federazione tra atenei. Su questo punto si gioca la partita che vede in vantaggio il già preside di Ingegneria, Alberto Felice De Toni. I friulanisti e le 32 istituzioni che nel 2008 sottoscrissero il Patto per l’università lo sanno bene ecco perché avevano chiesto di affrontare la questione in un’assemblea che, però, non è stata concessa. Il loro obiettivo è quello di far rispettare il patto che «punta a una forte apertura e internazionalizzazione dell’università e del Friuli valorizzando, ma altresì rispettando i principi istitutivi che hanno nell’autonomia formale, decisionale e amministrativa dell’ateneo, la loro condizione imprescindibile».

La partita si fa interessante perché se lo spirito resta lo stesso di 35 anni fa, quando la gente raccolse, sulle macerie del terremoto, le firme per chiedere l’istituzione della sua università, l’appello per l’autonomia potrebbe spostare qualche voto. Peccato però che il confronto con i candidati non si farà perché, come spiega il decano, Livio Clemente Piccinini, «non c’è stato il consenso di tutti gli aspiranti rettori. Uno ha rilevato che istituzionalmente una nuova assemblea non è prevista». Ma andiamo con ordine perché se Paolo Pascolo si è sempre detto contrario alle federazioni tra atenei, De Toni e il prorettore Leonardo Sechi, assicurano, seppur con sfumature diverse contenute nelle proposte di collaborazione: «L’autonomia dell’università friulana non è negoziabile». E se De Toni ritiene negoziabili le collaborazioni didattiche e di ricerca previa riscrittura delle norme per puntare su federazioni che prevedano vantaggi finanziari reali, Sechi ritiene punti negoziabili quelli che permettono di condividere informatica, servizi bibliotecari e tecnici di supporto e accettare accordi con altre università per garantire didattica e ricerca di qualità.

Intanto dal territorio arriva la presa di posizione di Cisl e Uil che, in qualità di firmatari del Patto per l’università, tornano a schierarsi a favore dell’autonomia decisionale e amministrativa dell’ateneo friulano. «L’università - scrivono i segretari Cisl di Udine e dell’Alto Friuli, Roberto Muradore e Franco Colautti - è uno dei pochi asset strategici pubblici del territorio friulano. Il suo sviluppo e il suo radicamento nel territorio costituiscono un bene imprescindibile per i processi di crescita e di internazionalizzazione che devono e dovranno caratterizzare la società e l’economia». E ancora: «L’autonomia dell’università e il suo rettorato sono garanzia di un legame profondo e duratura con il territorio e le sue esigenze. Sarebbe cosa nefasta se questo legame, per difficoltà attuali o per esigenze di futuro finanziamento, fosse messo a rischio da negoziati extra-locali, disposti a trattare l’autonomia e l’indipendenza dell’ateneo, magari intesa quale succursale di altri atenei. In questo nostra preoccupazione non ci sono venature localiste o di chiusura autoreferenziale, ma il convincimento che l’uscita dalla crisi pesante può avvenire solo con un’università inscindibilmente legata al suo territorio».

Pur con una posizione più articolata rispetto alla Cisl e alla Uil, anche la Cgil difende l’autonomia dell’università friulana. «Difendiamo la storia del nostro ateneo da sempre considerato una conquista e un motore di sviluppo del Friuli» assicura il segretario della Camera del lavoro, Alessandro Forabosco, non senza nascondere «che la riforma Gelmini pone problemi di non poco conto rispetto all’autonomia finanziaria degli atenei più piccoli». Da qui la considerazione: «Se Udine non vuole diventare un ateneo di serie B, per mantenere l’autonomia i progetti comuni e i patti federativi con le università limitrofe, che non è solo Trieste, diventano inevitabili». Secondo Forabosco, infatti, «l’autonomia può morire se l’ateneo non costruisce rapporti di collaborazione con altre realtà. Bisogna lanciare patti federati con altre università, creare una rete di competenze e di valorizzazione dei piccoli atenei che rischiano di essere sovrastati dalla logica Gelmini».

Giacomina Pellizzari

Roberto Muradore
Roberto Muradore
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Ferdinando Ceschia
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Franco Colautti
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