Messaggero Veneto

Venerdì 06 Agosto 2010

 

Autonomia del sindacato da chi governa e dalla minoranza per essere soggetto sociale.

Rimarcare il confine tra sociale e statuale.

di Roberto Muradore, Segretario Generale Cisl Udine

Non ci si dovrebbe rallegrare del fatto che anche quest’ultimo ennesimo sciopero “generale” della sola CGIL, al di là dei numeri propagandisticamente stragonfiati, non sia stato per nulla partecipato.

L’uso improprio e inflazionato di questo fondamentale strumento sindacale, infatti, lo sta svilendo, rendendolo pericolosamente innocuo.

Ogni sciopero generale, anche e soprattutto se unitario, è “politico” ma non, come quelli solitari della CGIL, di una “parte” politica! Va, quindi, rimarcata con forza l’autonomia della sfera sociale (del lavoro) da quella statuale (politica). Autonomia del sindacato sia da chi governa che dalla minoranza per essere davvero un soggetto sociale che fa politica “in proprio” e che con il confronto, la contrattazione, la concertazione e anche con il conflitto, utilizzato e finalizzato con responsabilità e intelligenza, tutela i propri rappresentati, senza subalternità ad alcuno schieramento.

Il sindacato tratta con imprenditori il cui comportamento, a volte, è connotato da chiusura e ostilità: perchè allora non confrontarsi con governi legittimati dal voto popolare? Se con gli imprenditori più “duri” è costretto a un supplemento di trattativa, anche con questo governo deve sostenere un paziente e determinato confronto, certamente difficile e complicato, proprio per far sì che non vengano colpiti i propri rappresentati, lavoratori e pensionati.

Il sindacato può, eccome, dissentire dal pensiero e dall’azione di chi governa, ma deve comunque interloquire per modificare quelle impostazioni e quei provvedimenti che, se non rivisti, danneggerebbero i soliti noti. Trattare. Trattare anche con chi ha negato fino a ieri la gravità della crisi, lisciato il pelo agli evasori fiscali e affermato che i conti pubblici erano più che a posto.

Se così la CISL non avesse fatto e non facesse, oltre a ciò che ancora manca o non è condivisibile, non ci sarebbero neppure il ritorno del contrasto all’evasione fiscale, vero cancro dell’economia e della società italiana, nè la detassazione del solo salario contrattato con le rappresentanze sindacali e non più di quello erogato unilateralmente dalle imprese, ma soprattutto non ci sarebbe la tenuta complessiva dello stato sociale che, però, potrà reggere solo se sarà riformato, se l’intera “macchina pubblica” sarà efficientata approntando riorganizzazioni mirate ed evitando di sparare a casaccio.

Quanti difendono la pubblica amministrazione, la scuola e la sanità così come sono affossano il sistema di tutela e di promozione sociale esistente, esattamente come quelli che, neo liberisti impenitenti, vorrebbero disfarsi dello stato per dare tutto in mano o, per meglio dire in pasto, al mercato.

Necessitano urgentemente riforme vere e non annunciate o, ancor peggio, il solo “fare cassa” a scapito dei servizi resi ai cittadini.

E non c’è da rallegrarsi neppure della decisa sconfessione della FIOM CGIL a Pomigliano D’Arco. La FIOM, d’altronde, è quel sindacato che negli scorsi anni ha detto ai lavoratori metalmeccanici di accettare, a titolo di “acconto” (proprio così!), il salario che la FIM e la UILM hanno portato a casa con ben tre contratti nazionali separati. Quei lavoratori stanno ancora aspettando il saldo che la FIOM, ovviamente, non riuscirà mai a procurare loro!.

Questo per dire che da troppo tempo pezzi importanti del sindacato confederale scimmiottano la cattiva politica facendo demagogia, populismo e infischiandosene di fare il loro mestiere che è, poi, quello di fare gli accordi possibili. Perchè non ammettere che a Pomigliano la FIAT può, purtroppo, farla da “padrone” anche per responsabilità, e ce n’è per tutti, di chi per anni e anni ha fatto finta di non vedere che i problemi esistevano, a partire da un assenteismo patologico, assurdo. Le questioni quando non sono affrontate presentano, prima o poi, un conto molto, molto alto da pagare!

In questa fase estremamente critica fa bene la CISL a operare anche nella logica della “riduzione del danno”. O qualcuno pensa che l’attuale sia la stagione per nuove conquiste?

Un futuro di benessere e di coesione sociale, però, si costruisce con scelte lungimiranti che rilancino l’economia e l’occupazione e realizzino le tanto evocate quanto disattese riforme. Ma per fare tutto questo non è sufficiente il buon senso, il coraggio e la responsabilità della CISL. C’è bisogno di una buona politica che, al momento, manca.

Roberto Muradore
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