Messaggero Veneto

Martedì 29 Luglio 2014

 

FRIULI EUROPA

Autonomisti e innovatori ma l’indipendenza è un’utopia

Vuole proporsi come il nuovo caposaldo dell’autonomismo in Regione. Un autonomismo riformatore e innovatore. Un movimento popolare, non politico, di cui si è fatta promotrice l’associazione Friuli Europa e che ha bisogno di soggetti attivi, organizzazione, strumenti di azione. Da qui la convocazione di un congresso del popolo friulano e l’appello «per una sua forte mobilitazione – ha sottolineato ieri nella conferenza stampa il presidente Renzo Pascolat - rispetto alla grave situazione esistente sottoscritto dalle componenti sociali, culturali e politiche del Friuli».

L’obiettivo principale è quello di riorganizzare il territorio regionale in soli due livelli amministrativi: quello della Regione e quello delle “aree vaste” comprendenti i Comuni e dotate di poteri reali nel vari campi della vita delle comunità locali. La riforma deve consolidare il ruolo del Friuli mantenendo le due entità storiche politiche di cui è composta e un tempo unite dal trattino che non sono un unicum istituzionale, Trieste che diventerebbe una città metropolitana e il Friuli suddiviso, appunto, in aree vaste. Unanime è arrivata la critica alla riforma regionale degli enti locali «che avrebbe frammentato ulteriormente il territorio» così come a quella sanitaria «che rischia di indebolire le fragili basi del ruolo di aree storicamente rilevanti della vita sociale del Friuli». Il nuovo movimento si dice aperto al confronto con tutti coloro che si riconoscono nel valori dell’autonomismo. La via per la difesa della specialità, non passa, per Pascolat, da quella per l’indipendenza. «Il Friuli non è in condizione di essere una Repubblica indipendente – afferma - la proposta del referendum non la riteniamo né perseguibile né valida».

L’attenzione va sulla difesa della specialità. «La specialità regionale – commenta Roberto Muradore segretario della Cisl Udine - ha una pluri identità e purtroppo negli ultimi vent’anni non è stata ben esercitata». Per il presidente di Confartigianato Graziano Tilatti «all’autonomismo spetta il compito di fare un’azione di cultura alla classe politica attuale per capire in che direzione andare».

Viviana Zamarian

 
 

Giovedì 31 Luglio 2014

 

L'associazione Friuli-Europa propone la ricetta di un «autonomismo riformatore» per uscire dalla crisi

Assemblea degli Ato per dare forza al Friuli

Le riforme di enti locali e sanità rischiano di indebolire il territorio friulano.
Appello alla mobilitazione.

Per aiutare il Friuli ad uscire dalla grave crisi che lo sta colpendo è necessaria una semplificazione del sistema politico amministrativo, ma la riforma degli enti locali proposta dalla Regione rischia di «frantumare o rendere debole la presenza del Friuli». Per questo è necessario che nel futuro assetto istituzionale si pensi ad un'«assemblea di rappresentanza e di coordinamento del Friuli», ovvero di quelle aree vaste che dovranno essere, con la Regione, i due livelli amministrativi sui quali riorganizzare il territorio.

A chiederlo è l'Associazione Friuli Europa-Afe che con i suoi vertici rappresentati da Renzo Pascolat, affiancato dall'ex consigliere regionale Pietro Arduini e il prof. Sandro Fabbro dell'Università di Udine, nel corso di una conferenza stampa tenutasi lunedì 28 luglio nella sede della Regione a Udine, ha voluto entrare nel vivo del dibattito sul nuovo assetto regionale, proponendo le ragioni di un «autonomismo fortemente riformatore».

L'analisi dell'Afe parte dalla situazione di crisi economica e per la quale c'è la necessità di «proposte forti di politica economica capaci di traghettare un'economia regionale asfittica verso nuove mete». Ma se snodo centrale per attuare politiche efficaci è la semplificazione del sistema politico amministrativo, l'Afe nota che «le proposte in atto relative a una riforma del sistema istituzionale di base (enti locali, aree vaste ecc.) rischiano di frantumare o rendere debole la presenza del Friuli. La stessa riforma del sistema sanitario (molto contestata) rischia di indebolire le già fragili basi del ruolo di aree storicamente rilevanti della vita sociale del Friuli». Secondo l'associazione autonomista, la riorganizzazione del territorio regionale in due soli livelli amministrativi dovrà dotare le Aree vaste di «poteri reali», evitando «ogni tipo di accentramento in capo alla Regione».

Inoltre, la riforma deve consolidare quanto previsto dall'articolo 116 della Costituzione, e cioè che «la nostra Regione è composta da due entità storico-politiche, che si compendiano, ma non sono un "unicum" istituzionale». Ecco allora la proposta di istituzionalizzare per Trieste la città metropolitana e per il Friuli le cosiddette Aree vaste che però vanno riunite, appunto, in un'«Assemblea di rappresentanza e di coordinamento del Friuli». Tutto ciò in una prospettiva di «forte internazionalizzazione nell'ambito europeo» «dell'intero sistema Friuli-Trieste».

Per raggiungere questo obiettivo l'Afe invoca la costituzione di «un forte movimento popolare», come ai tempi del terremoto, e formula un appello a convocare «un congresso o assiste del popolo friulano per affermare i valori intangibili e rafforzati dell'autonomia e per una nuova Regione europea e moderna».

All'incontro ha portato il suo appoggio il segretario provinciale della Cisl, Roberto Muradore, secondo il qual l'autonomia, che «per vent'anni è stata gestita in modo clientelare», va rilanciata «tramite la realizzazione di cose buone e concrete a livello di economia e società». Mentre per il presidente di Confartigianato, Graziano Tilatti, «grande compito delle associazioni che difendono l'autonomismo e fare un'azione culturale e politica presso le classi dirigenti».

Renzo Pascolat
Renzo Pascolat
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Roberto Muradore
Roberto Muradore
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