Messaggero Veneto

Domenica 10 Novembre 2013

 

Avanti con le riforme per il rilancio del fvg

di Omar Monestier

Neppure nella peggiore delle ipotesi la Regione aveva ipotizzato un simile salasso. Un miliardo e trecento milioni in meno nel bilancio. La rivelazione della presidente Debora Serracchiani, davanti all’attenta platea di sindacalisti cislini riuniti in assemblea, non è stata accolta con il consueto stupore. L’uditorio ha avvertito il colpo, lo ha incassato e non si è lanciato, come sembrano fare molti amministratori locali, in una litania di rivendicazioni. Tutti sono consapevoli che le risorse stanno calando. Nessuno si pone il problema di individuare un colpevole: sarà stato il patto Tondo-Tremonti? Il governo Monti? La crisi globale? Il sindacato, non solo la Cisl, sa che è il momento di riorganizzare il Paese. Mai come in questi mesi, nel corso dei quali le nostre imprese saltano come birilli, ho sentito le forze sociali offrirsi per indicare tagli, aggregazioni, riforme.

Nell’intervento il segretario nazionale, Raffaele Bonanni, ha ripetuto quel che dice da troppi anni senza essere ascoltato: bisogna chiudere le partecipate pubbliche, vendere le ex municipalizzate, cacciare la politica dalle aziende di trasporto pubblico. In Friuli Venezia Giulia servono ancora quattro società? Quattro consigli di amministrazione? Ci sono casi in cui i soci pubblici usano le Aziende di trasporto come un bancomat, succhiandone gli utili o trasformandole in acquirenti di immobili che, altrimenti, non saprebbero come piazzare. È successo a Pordenone. E chissà quante altre ne capitano sotto il nostro naso senza che ce ne accorgiamo.

A Udine la Exe vende l’unica sua società che produce utili e lo fa senza che il suo socio di maggioranza, la Provincia, ne sia informato. E intanto gli stipendi dei dirigenti corrono mentre la società a capitale pubblico genera passivo. I pochi dipendenti rimasti sono “quadri”, ovvero lavoratori pagati per dare ordini a sottoposti che non esistono più. La pletora di cattivi esempi abbonda anche nella virtuosissima Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. Così virtuosa che impiega “solo” dieci anni per dire sì o no a un elettrodotto, menando il can per l’aia fra enti sostenitori e enti detrattori senza curarsi di aprire una seria contrattazione sul tracciato. Non è un’iperbole. Lo ha raccontato pubblicamente la presidente.

Davanti al buco creato da quel miliardo e trecento milioni hanno ancora senso le resistenze del sistema contro ogni tentativo di modifica dello status quo? Con cosa pagheremo la cassa integrazione in deroga o gli altri ammortizzatori sociali che tutti invocano per tamponare le potenti crisi industriali del Friuli? Senza tagliare il superfluo, che genera corruzione, clientelismo, lentezze, le risorse non saranno mai sufficienti. Fa bene la giunta regionale ad annunziare che anche i consiglieri regionali dovranno fermarsi a due mandati. Fa bene a insistere che per i sindaci dieci anni possono bastare. In Italia un milione di persone vive facendo il “mestiere” della politica. Alcuni fra loro spiegano che tutto ciò serve alla democrazia, a me pare che serva alle loro tasche e i conti di questa bugia li stiamo pagando sulla nostra pelle.

Al Friuli Venezia Giulia è consentito osare più che alle altre Regioni. La sua Autonomia leggera, unita alle ridotte dimensioni del territorio, dovrebbe consentirle di paragonarsi a un veliero veloce, capace di innovare e inventare nuove vie nel mare vasto delle riforme. Invece, spesso, io cittadino mi sento trattato come il mozzo di una baleniera a pieno carico immobile sul mare piatto, mentre il comandante e il suo staff stanno sulla tolda a litigare sulla rotta. E la barca non si muove.

Non è più tempo. Uso il titolo dell’ultimo articolo dell’economista Lorenzo Bini Smaghi, pubblicato sul sito Linkiesta.it. Bini Smaghi parla dell’Europa, ma il concetto si attaglia benissimo al Friuli: i costi delle non riforme si traducono in bassa crescita e austerità. Io di bassa crescita e austerità (e sprechi) mi sono stancato. Spero anche Debora Serracchiani.

Omar Monestier
Omar Monestier
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