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Messaggero Veneto

Martedì 27 Settembre 2016

 

Banche, previsti 500 esuberi

Entro il 2017. Dalle Popolari venete a Civibank e Unicredit la mappa degli esodi

Le banche italiane stanno affrontando la peggiore tempesta economica dell’ultimo secolo. Nuove regole in un nuovo sistema imporrebbero una organizzazione attenta per non farsi trovare impreparati al momento della rivoluzione. E invece così non è. In questo modo la strada più facile per scaricare i costi guarda unicamente ai lavoratori. È questo lo scenario in cui si muovono oggi gli istituti di credito. Uno scenario al quale non sfugge neppure il Friuli Venezia Giulia che si stima possa lasciare per strada da qui al 2017 oltre 500 persone.

A cominciare da Hypo Alpe Adria Bank, la cui proprietà - il Governo austriaco - ha deciso di chiudere la filiale italiana, licenziando 110 persone il primo anno e le restanti 140 nel 2017. Rimarrà un piccolo gruppo di bancari, si stima composto di una trentina di lavoratori, per traghettare alla chiusura definitiva la banca. Una trentina di persone, inoltre, ha salvato il posto grazie alla cessione di sette sportelli alla Banca Valsabbina fra Bergamo, Brescia, Verona, Vicenza e Modena.

Fra gli istituti di credito in difficoltà è impossibile non citare Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Dopo il matrimonio saltato a suo tempo fra le due popolari venete, ora sono sorelle sotto il cappello di Atlante. E proprio il nuovo azionista di maggioranza gioca un ruolo strategico nella definizione degli esuberi. A oggi l’istituto di credito di Montebelluna ha previsto tre uscite nel 2016. L’ad della Popolare di Vicenza, Francesco Iorio, ha annunciato qualche mese fa un piano industriale che prevede 45 esuberi fra prepensionamenti e licenziamenti. Ora però con Atlante i numeri cambieranno. Se poi ci dovesse essere il matrimonio, come ha auspicato il presidente della Popolare di Vicenza, le cose potrebbero andare persino peggio.

Il Monte dei Paschi di Siena a oggi non ha diramato alcuna dichiarazione aziendale che determini un numero di esubero. Ma ci sono disposizioni della Bce di riduzione degli organici. A livello nazionale eccedono 2 mila 500 posti rispetto agli 8 mila attivi (se ne sono già andate 5 mila 500 persone, con il licenziamento di 170 dirigenti, la riduzione dello stipendio a tutte le persone che restano in servizio grazie allo strumento della solidarietà che ha già tagliato il traguardo del quarto anno). In Mps però è impossibile calcolare l’impatto degli esuberi sulla regione a causa delle novità che sono susseguote ai vertici dell’istituto con la nomina di Marco Morelli alla carica di amministratore delegato e direttore generale dell’istituto. Contestualmente sono arrivate le dimissioni di Massimo Tononi dalla carica di presidente. Atteso dunque un nuovo Piano industriale. Da considerare poi anche l’addio ai 47 miliardi di crediti deteriorati che comporterà una minore esigenza di lavoratori a causa della minore movimentazione. Al momento le uscite previste entro l’anno sono due.

La Popolare di Cividale nel biennio 2016/2017 prosegue il proprio Piano che prevede l’uscita di 36 unità con accordi esodo incentivanti. Per il medesimo periodo Unicredit dichiara 140 esuberi. CariFvg del Gruppo BancaIntesa, prevede sette uscite con accordi per prepensionamenti e licenziamenti. Mentre FriulAdria ha annunciato l’uscita di 39 risorse per il biennio 2016/2017.

Le Bcc restano sostanzialmente a guardare (qualche decina di uscite con incentivi all’esodo) in attesa delle fusioni. In questo caso qualche esubero in più potrebbe essere dichiarato fra il 2017 e il 2018. «Il problema è che il sistema sta cambiando velocemente dopo cento anni di blocco - osserva Roberto De Marchi, segretario generale della First Cisl -, ma sta mutando con regole che non hanno visto una preparazione a questo stato di cose per cui ci sta arrivando un terremoto che sconquassa il sistema e non dà sicurezze alla comunità, alle persone e alle imprese. E non restituisce più un servizio di qualità. I cambiamenti da parte dei banchieri non sempre sono trasparenti e corretti. Tutti sappiamo che le banche hanno portato anche al territorio, alle imprese, alle persone e alle istituzioni pubbliche, un discredito e danni incommensurabili. Mps, Veneto Banca, BpVi ed Etruria hanno fatto danni incalcolabili». Un tempo le crisi bancarie potevano essere affrontate in modo diverso. Da gennaio invece il bail-in introdotto dall’Unione europea impone un ristoro con fondi interni. «Agli inizi degli anni Ottanta la crisi del Banco Ambrosiano non ebbe ripercussioni su lavoratori e territorio - ricorda De Marchi -, la ricapitalizzazione fu gestita dallo Stato e dalla Banca d’Italia. Oggi parliamo di economia di mercato, ma non è così. Perché è un’economia che scarica tutti i danni sui dipendenti. E lo Statuto Speciale della Regione non assicura voce in capitolo né gli strumenti per contrastare questo fenomeno».

Michela Zanutto

Roberto De Marchi
Roberto De Marchi
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