Messaggero Veneto

Mercoledì 25 Luglio 2012

 

Bandiere rosse e del Friuli per l’addio a Baracetti

Ai Rizzi cerimonia laica, ma con preghiera e benedizione, per l’ex leader Pci.
Tantissimi i presenti: politici, esponenti dell’autonomismo e delle istituzioni.
L'orazione ufficiale affidata all'ex consigliere regionale dc Roberto Dominici:
“Determinante il ruolo di Arnaldo nella ricostruzione post terremoto".

 

Funerale laico, ma non del tutto: Arnaldo Baracetti è riuscito a sorprendere anche nel giorno dell’addio. Come aveva sorpreso in vita, con le sue prese di posizione spesso poco ortodosse per un partito dogmatico come quello che fu di Togliatti. Comunista anomalo, ma coerente, aveva chiesto che la cerimonia funebre si tenesse fuori della chiesa. Ma si è congedato non al canto di “Bandiera rossa”, come qualcuno poteva prevedere, bensì con la recita del Padre nostro, proposta sommessamente, dopo i discorsi ufficiali, dal parroco dei Rizzi don Giuseppe Faccin, che ha poi benedetto la bara prima della tumulazione. Un funerale completo, quindi, che ha soddisfatto tutti, i vecchi compagni come i familiari, e la marea di gente che ieri pomeriggio si è riversata davanti al cimitero dei Rizzi per un corale, sentito omaggio a quello che è stato definito un grande autonomista e un grande friulano.

Sopratutto friulano. Più che politico, amministratore (provinciale e regionale) e parlamentare (dal 1976 all’87). Perchè Baracetti ha avuto un solo obiettivo, il Friuli, la sua ripresa dopo il terremoto, la sua cultura (l’Università autonoma e il riconoscimento della lingua). Pur esponente d’un partito d’opposizione, come deputato ha avuto un ruolo importante nell’azione corale svolta allora dai nostri rappresentanti: è stato spesso il motore, il pungolo, la coscienza vigile e incalzante. Tanto che la tenacia dei nostri politici, uniti come non mai in precedenza (e come, purtroppo, non lo saranno più in seguito) hanno ottenuto un risultato che è stato eccezionale: finanziamenti complessivi per 10 mila miliardi (dell’epoca!). Il Friuli ha così potuto ricostruire le zone terremotate, ma anche ottenere l’Università, l’autostrada fino a Coccau e infine la tutela della sua lingua. Lasciata Montecitorio dopo tre legislature (il Pci era inflessibile nella legge del ricambio), ha continuato le sue battaglie nelle istituzioni politico-culturali dell’autonomismo e in particolare - fino a poco tempo fa, finché le condizioni di salute glielo hanno consentito - nel Comitato per l’autonomia e il rilancio del Friuli presieduto dal professor Gianfranco D’Aronco. Istituzione che alla cerimonia era rappresentata da tutti i principali esponenti. «Troppo emozionato» D’Aronco, l’orazione ufficiale è spettata al coordinatore del Comitato, Roberto Dominici, mentre il segretario Bepi Agostinis ha introdotto i vari oratori.

La sfilata di autorità, personalità friulane ed estimatori di Baracetti era cominciata un’ora prima all’obitorio dell’ospedale, dove la moglie Vanna, i figli Mauro e Roberto, la sorella Elisa e gli altri famigliari hanno ricevuto le prime condoglianze. Partendo poi per i Rizzi, il feretro è passato tra una siepe di bandiere, tra cui quella dell’Università portata dal professor Raimondo Strassoldo. Altri vessilli con l’aquila di Bertrando, assieme ai labari dell’Istitùt Ladin Furlan Pre’ Checo Placeran e dell’Academie dal Friùl di Alberto Travain, erano schierati davanti al cimitero dei Rizzi dove si sono svolti i discorsi.

Primo a prendere la parola è stato il sindaco Honsell, che ha rilevato l’apporto dato da Baracetti a beneficio della città, soprattutto con l’intuizione di una Università che deve essere propositiva. Graziano Tilatti, per gli artigiani, ha ringraziato lo scomparso parlamentare per avere «scritto la legge sulla ricostruzione», diventata esemplare e rimasta validissima a tutt’oggi. Roberto Muradore, per i sindacati, ha detto che Baracetti ha insegnato alcune cose importanti, tra cui: avere il coraggio di fare, di guardare avanti, di puntare alla concretezza. Cristiana Compagno, rettore dell’Università, messo in risalto quanto fatto dal parlamentare friulano, ha aggiunto che ora «bisogna guardare avanti, affrontare le nuove sfide senza tradire i principi fondativi dell’ateneo».

Per il presidente della Provincia Piero Fontanini, Baracetti è stato «uno dei padri della ricostruzione», periodo in cui si è battuto su tanti fronti, tra cui quello pubblicistico. E ha ricordato i suoi interventi sul Messaggero Veneto in cui spiegava i meccanismi delle leggi e proponeva soluzioni per accelerare la grande opera di rinascita del Friuli terremotato. Ha concluso i discorsi, come accennato, Roberto Dominici, ex consigliere regionale Dc, che si è soffermato sull’azione svolta dai politici friulani dopo il sisma, azione che «andava dai Comuni al Parlamento, passando per la Regione». E sul ruolo svolto da Baracetti nel Comitato che loro due insieme coordinavano. Salutando, infine, Arnalt con un “mandi, grant autonomist furlan!”.

Saluto che, su invito di Agostinis, notoriamente uomo di teatro, è stato infine ripetuto in coro, da tutti i presenti con un urlo e un’alzata di mani. Atto finale della cerimonia, dopo la benedizione impartita da don Faccin, un ultimissimo, imprevisto, intervento. Poche parole di Giorgio Jus, ex Movimento Friuli, che di Baracetti ha detto: «E’ stato un patriota. Lo testimoniano le tante bandiere della Patria, che vediamo qui intorno».

Moltissime le autorità e personalità intervenute, prima all’ospedale e poi ai Rizzi (molti in entrambe le sedi). Oltre a Honsell per la città di Udine, c’erano i sindaci di Codroipo (paese d’origine dello scomparso) Marchetti e di Lestizza Gomboso, l’ex presidente della Provincia Strassoldo, l’ex presidente della regione Cecotti, gli ex parlamentari Renzulli, Ruffino, Carpenedo e Visentin, il presidente della Filologica Pelizzo, l’europarlamentare del Pd Serracchiani, il professor Frau, il consigliere regionale Tesini e l’ex consigliere Matassi, il consigliere comunale udinese Pirone e l’ex Guerrino Cecotti, Rita Bertossi per la Federconsumatori e il vicepresidente della Lega Cooperative Loris Asquini.

Mario Blasoni

 
 

Mercoledì 25 Luglio 2012

 

L’ADDIO A BARACETTI Centinaia di persone alla cerimonia ai Rizzi

Un mandi corale all’onorevole del Friuli

Può accadere solo ai grandi personaggi di riuscire ad unire nel momento della loro uscita di scena, pensieri e opinioni diverse. Permettere, non solo per il rispetto della morte, ma proprio per la vita di chi se ne va, che una vecchia bandiera rossa della federazione udinese del Pci, sventoli accanto a quelle con l’Aquila dorata del Friuli, che militanti dell’autonomismo vivano con intensità ed emozione i tempi dell’ultimo commiato, accanto a quegli stessi attivisti comunisti, avversari in mille occasioni.

I funerali di Arnaldo Baracetti, hanno avuto ieri, prima alla cella mortuaria dell’ospedale e poi al cimitero dei Rizzi questo potere. Nello spazio antistante l’obitorio accanto alla moglie e i figli, si sono stretti infatti quanti assieme all’onorevole hanno passato un pezzo di storia politica non indifferente.

Ed erano le persone fisiche a rappresentare l’impegno pubblico di Baracetti, quanti furono giovani funzionari del partito assieme a lui, Guerrino Cecotti, Carmelo Contin, Elvio Ruffino la vecchia guardia insomma. Chi aveva da sempre condiviso e forse dopo non più, ma che comunque riconosceva la forza morale, alle volte " ruspiosa" del Baracetti.

Un insieme di uomini e donne, di giovani e anziani che sembrava fluttuare da un punto all’altro del cortile, incrociando per un saluto, ritornando poi nel cerchio di appartenenza, di storia condivisa.

Il carro funerario si allontana verso il cimitero mentre le bandiere del Friuli fanno ala: c’è Tibaldi con i suoi di Friuli rurale, quelli del comitato per l’autonomia. In tanti hanno raccolto l’appello a essere presenti. Ancor di più sono ad ascoltare gli interventi ufficiali. Parla il sindaco Honsell, il rettore Cristiana Compagno, Roberto Muradore per i sindacati, Graziano Tilatti per gli artigiani, il presidente della provincia Fontanini e poi Roberto Dominici, in friulano, tiene l’orazione funebre.

Sono discorsi brevi e incisivi, concedono poco alla retorica, quasi a sottolineare una delle caratteristiche di Baracetti: la concretezza, la determinazione a raggiungere gli obiettivi. L’università, la legge sulla ricostruzione, la 482 sul friulano sono lì a dimostrarlo.

Un "mandi" collettivo, chiesto ai presenti da Bepi Agostinis, sembrerebbe chiudere la cerimonia, ma la dimostrazione di quell’atmosfera particolare, di quello spirito unitario che ha contraddistinto sempre l’azione politica dell’onorevole, trova conferma in un ultimo atto.

Alla fine della cerimonia laica, il parroco dei Rizzi, don Giuseppe Faccin, invita, con il consenso concordato con i familiari, chi vuole ad una preghiera e sale il Padre Nostro.

In fondo, all’annuncio funebre della famiglia, seguiva quello di "Glesie furlane".

Andrea Valcic

 
 

AL FUNERALE

Il mondo politico e delle istituzioni non è mancato

Quello che Baracetti voleva rappresentare nel Comitato per l’autonomia e il rilancio del Friuli, ha avuto ai Rizzi la conferma dal numero di rappresentanze istituzionali presenti. Durante il Consiglio regionale, il presidente Franz ne aveva ricordato la figura e l’opera, e nel pomeriggio il mondo politico friulano non ha voluto mancare per l’ultimo saluto a quel uomo, capace di svegliare con una telefonata mattutina, chiunque dovesse tornare utile alla battaglia per il Friuli. Tra la folla anche suoi ex colleghi in parlamento Gabriele Renzulli, Roberto Visentin, poi per il Pd, la segretaria regionale Debora Serracchiani, Renzo Travanut, Alessandro Tesini il vicesindaco Enzo Martines. L’ex sindaco di Udine Sergio Cecotti e quello attuale di Codroipo, città natale di Baracetti, Fabio Marchetti. Per la Confindustria il presidente Luci, la Società filologica friulana con il suo presidente Lorenzo Pelizzo. Ai lati i labari dell’istitut ladin Furlan "pre Checo Placerean" e del circolo universitario friulano.

E infine Renzo Pascolat, che molti considerano l’erede naturale nel complesso ruolo di guida all’interno del Comitato per l’autonomia. Ma questo è già domani.

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