Messaggero Veneto

Venerdì 14 Giugno 2013

 

L’INTERVENTO

«Basta con i ladri di futuro, diamo una speranza ai giovani»

Il Segretario della Cisl Udine:
«Sono le principali vittime di questo sistema. Prima o poi ci chiederanno il conto»
di Roberto Muradore Segretario Generale Cisl Udine

Poco o nulla di concreto si è fatto per i giovani, ma ci si è sbizzarriti a coniare originali definizioni e indimenticabili acronimi: bamboccioni, not in education – employment or training (Neet), nè lavoro – nè studio (Né, Né), mai un titolo di studio – mai un lavoro – mai una pensione (Mai, Mai, Mai), generazione P (la P sta per precari) e, infine, choosey (schizzinosi).

È convinzione generale che i giovani occuperanno una posizione sociale peggiore dei genitori. Nel 2012 più del 50% degli under 35 auspicava di percepire più di 1000 euro al mese e oggi meno del 20% ha questa minima aspettativa. Ma lavorare è necessario e cresce la richiesta di lavoro, non più del “posto di lavoro”, meglio se fisso e ben retribuito.

Nella nostra Regione, nel 2012 (il cui ultimo trimestre ha registrato più di 41 mila disoccupati) i giovani tra i 15 e i 24 anni disoccupati erano il 30,5% e addirittura il 36,9% in provincia di Udine. Nel 2007, sempre in Fvg, gli occupati erano 522 mila e nel 2012 506 mila e, sempre nello stesso periodo, i giovani dai 15 ai 29 anni occupati sono scesi da 124 mila a 97 mila, con un drammatico -27 mila. Nel 2011 sono circa 11 mila i laureati italiani che sono andati all’estero, il triplo di quanti sono emigrati nel 2002. Una emigrazione, questa, che ruba una risorsa umana strategica per la competitività del nostro sistema Paese. I giovani stanno vivendo e subendo la complessa stagione della globalizzazione, al contrario dei padri che sono vissuti in un’era pre globale.

I giovani di oggi, lavoratori del domani, sono le principali vittime di un declino economico e sociale causato dalle precedenti generazioni e chiederanno il conto ai lavoratori adulti di oggi e futuri pensionati. E, ancora, non serve a nulla continuare con il mantra consolatorio che i pensionati con il loro reddito certo (?) aiutano le famiglie dei figli e sostengono i nipoti disoccupati. Così non può durare. Senza opportunità per i giovani non c’è futuro per nessuno.

Si rischia un conflitto generazionale perché è inevitabile che arrivi il momento in cui un giovane disoccupato si ribelli a questa sua condizione e che chi ha la “fortuna” di trovare un lavoro a 1000 euro al mese si stufi di versare ingenti contributi per pensioni più alte del suo stipendio senza, invece, poter progettare la propria vita. Non è più possibile, inoltre, mantenere la iniqua dualità tra chi nel mondo del lavoro è tutelato o addirittura garantito e quanti vivono nella precarietà più assoluta o addirittura senza alcuna prospettiva occupazionale.

La crisi del nostro Paese penalizza soprattutto i giovani che, però, non erano neppure nati quando si è colpevolmente deciso di vivere bene e consumare allegramente grazie al debito pubblico. Non c’erano quando un irresponsabile accordo tra società e politica, una tacita intesa tra cittadini e gruppi dirigenti, una cinica complicità tra governati e governanti hanno sperperato il danaro pubblico e ognuno ha pensato soltanto a sè, non certamente al bene comune e al futuro. Saranno proprio loro a pagare le nostre colpe e il nostro debito perché: «Il debito pubblico è un debito delle generazioni attuali verso le successive, che finiscono sempre per pagare in un modo o nell’altro».

I giovani non sono stati sufficientemente al centro del pensiero e dell’azione nè della politica in quanto troppo pochi per decidere un esito elettorale, nè dell’imprenditoria che li ha precarizzati in modo vergognoso e neppure del sindacato i cui iscritti sono mediamente un po’ in là con gli anni. Ma i giovani si ribelleranno perchè non si può vivere senza una speranza, ma, a differenza che nel passato, protesteranno non per affermare un loro progetto, ma perchè non hanno un progetto, nè personale nè collettivo.

Basta con i ladri di futuro.

Roberto Muradore
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