Messaggero Veneto

Sabato 09 Aprile 2016

 

«Casi diversi, figli della situazione globale»

L’analisi del segretario generale Cisl, Roberto Muradore, che critica in particolare la multinazionale

Un caso da manuale. La catena di impasse aziendali innescatasi nel Cividalese è la prova lampante, dice il segretario generale della Cisl di Udine Roberto Muradore, «che la crisi che stiamo attraversando ormai da anni è sistemica e trasversale». «Vidussi, E.D. Impianti srl, Envigo: realtà – osserva il sindacalista – diversissime, che proprio nulla hanno in comune l’una con l’altra. Ripetevo in tempi non sospetti (e c’è stato chi mi ha dato del matto) che il manifatturiero, in Friuli, rischiava di andare incontro a criticità come quelle che effettivamente si sono manifestate. Come non citare il tracollo del settore del legno? La situazione che oggi, purtroppo, si registra a Cividale e dintorni è l’ennesima riprova del fatto che – ribadisco – non stiamo affrontando difficoltà episodiche. Il nodo è strutturale. Ritengo che non sia più sopportabile sentir affermare (e accade piuttosto spesso, se ci fate caso) che se uno davvero ha voglia di lavorare un impiego, in qualche modo, lo trova. Non è così, ahimé. Magari lo fosse. La zona industriale della città ducale, per sua fortuna, ha subito in questo difficile frangente molte meno ripercussioni di altre realtà, ma mi pare palese che non esiste ombrello così ampio e resistente da garantire riparo certo dalle piogge di una tempesta mondiale. Nessuno è indenne. Confido che il “sistema” dell’area produttiva cividalese regga, perché, va ricordato, esso dà lavoro pure a molte persone delle Valli del Natisone».

Il raggio della disamina si allarga, poi – stimolato dalla vicenda della Envigo – , in direzione delle multinazionali. «Non si può non porre in evidenza ancora una volta – rimarca Muradore – il ruolo di queste ultime: non avendo alcun legame con il territorio in cui operano non si pongono il minimo problema a decretare chiusure da un giorno al successivo, incuranti degli effetti delle decisioni in chiave locale. Nel caso specifico di Azzida, a farne le spese saranno, in particolare, tante donne. La battaglia da compiere deve correre, oggi, sul filo della ri-territorializzazione: bisogna lottare per far sì che le multinazionali riportino l’economia al territorio, appunto. Solo così le istituzioni, in caso di necessità, avranno modo di dire la loro e di attivarsi per contrastare le scelte di stop delle attività. Un’impresa – conclude – deve avere anche una responsabilità sociale, cosa che alle multinazionali, è evidente, manca in toto».

Roberto Muradore
Roberto Muradore
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