UdineEconomia

Novembre 2013

 

Centri da riformare

Tutti d’accordo, politica, sindacati e categorie: i centri per l’impiego vanno ripensati.
Muradore (Cisl): “I Cpi oggi sono generalisti, vanno specializzati”

Centri per l’impiego servono a poco, almeno nel ruolo che svolgono oggi. La denuncia arriva da Cgil e Cisl di Udine che, su questo fronte, incalzano sulla urgenza di un cambiamento. Come del resto le categorie e la stessa Regione, con la presidente Serracchiani e l’assessore competente Loredana Panariti. La posizione più netta è quella dei sindacati. Il segretario generale della Cgil Udine Alessandro Forabosco auspica «un rafforzamento dei Cpi. Gli va dato un impulso in termini di risorse umane ed economiche, in modo che tornino punto di riferimento del mercato del lavoro per un incontro tra domanda e offerta».

Oggi al contrario, sintetizza Forabosco, «la loro funzione notarile non può bastare. Quello a cui si deve puntare è a enti che siano strumento effettivo che ispiri e concretizzi la formazione e riconversione professionale dei lavoratori». Non manca, da parte della Cgil, una sollecitazione alla Regione «all’assunzione dei precari al lavoro nei Cpi».

Roberto Muradore, segretario udinese della Cisl, sottolinea a sua volta: «I Cpi vanno investiti di maggiori compiti, indirizzo, controllo. Oggi sono generalisti, vanno quindi specializzati». Ma, perché siano efficienti, i Centri vanno affiancati «dal recupero dell’Agenzia regionale del lavoro, ente che garantirebbe terzietà, vale a dire un giudizio obiettivo sulle politiche del lavoro della giunta regionale». Il futuro dei Cpi? «Dovranno mantenere il compito della registrazione di entrate e uscite, perché la correttezza delle regole è una premessa fondamentale. Ma, alla burocrazia, va aggiunto altro: in sinergia con l’Agenzia, da ripristinare, i Centri per l’impiego dovranno svolgere una funzione di regia e coordinamento delle attività svolte dalle società private. E ancora saranno chiamati a studi e approfondimenti sul mercato del lavoro per indirizzare le politiche regionali». Infine, conclude Muradore, «vanno create intese con gli enti formativi in modo che la formazione crei davvero occupabilità». In sintesi? «Il pubblico indirizza e controlla, il privato gestisce».

Tutto questo per contrastare numeri in calo. Stando ai dati di Cisl Udine, nei primi sei mesi del 2013 il tasso di disoccupazione è salito al 7,8% con quasi 42mila lavoratori interessati, mentre la soglia media prevista per l’anno in corso è dell’8,2% e ben dell’8,5% per il 2014. I numeri cislini stimano in poco meno di 15mila i lavoratori sospesi nel 2013 e in oltre 18mila quelli in mobilità, per un totale di 75mila persone interessate a oggi dalla crisi.

Dalle categorie arrivano altre sollecitazioni a rivedere questo tipo di sportello. «I numeri sono chiari – afferma il vicepresidente di Confcommercio provinciale Luciano Snidar – i Centro per l’impiego non assolvono al loro compito con risultati accettabili. E’ necessario senz’altro intervenire per adeguarli a tempi particolarmente difficile sul fronte dell’occupazione». Di «riammodernamento» dei Cpi parla anche Graziano Tilatti, presidente di Confartigianato. «Oggi purtroppo la loro funzione è quella di gestire pratiche, non di favorire l’incrocio tra domanda e offerta». Vanno cancellati? «Non sarei per soluzioni così drastiche. Il veicolo è inadeguato ma si può intervenire per rimetterlo in moto e velocizzarlo. Quello che conta è però rilanciare anche le due parti che oggi non si incontrano più: da un lato chi crea posti di lavoro, dall’altro chi forma i nuovi lavoratori. In questo modo anche uno strumento oggi quasi paralizzato potrebbe ritornare a operare con l’efficacia del passato».

Quanto alla Regione, l’assessore Panariti assicura che «c‘ è una volontà precisa dell’amministrazione di valorizzare e rafforzare i Centri per l’impiego». A partire dal nodo dei contratti a termine, la giunta «ha indicato un percorso che consenta di mettere in sicurezza e dare continuità operativa ai Cpi, in vista di una stabilizzazione definitiva del personale, tenendo conto anche dell’evoluzione del quadro legislativo nazionale sui precari della Pubblica amministrazione. Puntiamo a valorizzare un patrimonio di esperienze – conclude l’assessore al Lavoro –, ma dobbiamo farlo per gradi, un passo alla volta».

     
 
 
Roberto Muradore
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