Messaggero Veneto

Martedì 04 Dicembre 2012

 

LA CISL

Cercansi politiche industriali per il lavoro

Il Segretario Generale Cisl Udine Roberto Muradore

«I più recenti dati Istat confermano ancora una volta la fondatezza delle preoccupazioni circa il mercato del lavoro provinciale e regionale e la giustezza delle richieste di politiche industriali che la Ust Cisl di Udine avanza da molti (troppi) anni. Nel periodo 2008/2011 il reddito prodotto dall’economia del Fvg è diminuito del 3,5% e quello dell’industria manifatturiera è crollato del 14%. Considerando le previsioni fornite dalla Regione per il 2012, la perdita di reddito patita dall’economia nel periodo 2008/2012 tocca il 5,4% e quella dell’industria raggiunge addirittura il – 19,1%. Tutto questo significa che l’economia regionale ha perso 2 miliardi, 1.300 dei quali nel settore manifatturiero! Ciò provoca, ovviamente, un calo severo della quantità di lavoro richiesta dall’economia in genere (-4,7%) e dal manifatturiero in particolare (-8,3%). Questa debacle è solo in parte mitigata dall’utilizzo massiccio degli ammortizzatori sociali: oltre a finire, non creano occupazione. La crisi ha moltiplicato di 2/3 volte il numero dei senza lavoro e la maggioranza di questi è il frutto drammatico della crisi manifatturiera, ovvero del settore principale dell’economia regionale e di quella friulana in particolare. Va detto che la perdita di competitività della manifattura regionale è causata anche dalla forte caduta degli investimenti delle imprese pari, nel periodo 2002-2010 al – 22,2%. Và, però, riconfermato che questa situazione è imputabile soprattutto alla mancanza di una politica industriale degna di questo nome. Più volte la Cisl di Udine ha rimarcato come la finalità “speculativa” di Friulia Spa, la insoddisfacente operatività di Finest, l’impegno prevalente di Mediocredito Spa nei confronti di imprese extra regionali, il blocco dei finanziamenti relativo alla L.r. 4/2005, la marginalità dei risultati ottenuti dal sostegno all’innovazione e alla nascita di nuove imprese e una burocrazia, anche locale, troppo spesso costosa e inefficace siano tra le principali cause del declino industriale».

«La Ust Cisl di Udine richiama con forza la politica regionale a fare una scelta netta in favore del settore manifatturiero facendosi carico di pensare e di realizzare quella “politica industriale per l’era della globalizzazione” richiesta anche dalla Commissione Europea. Un richiamo rivolto a tutta la politica nostrana in quanto dapprima la giunta Illy, eccessivamente liberista, non battè ciglio per il disfacimento del Triangolo della Sedia e, abbandonando l’assunto del “piccolo è bello”, passò al “piccolo può anche morire” e successivamente la giunta Tondo non ha fronteggiato una crisi di sistema con una nuova offerta istituzionale adeguata alla sfida. La Cisl di Udine, anche con Uil e Cgil territoriali, ha prodotto analisi e avanzato proposte che, benchè ascoltate e a volte addirittura condivise, sono rimaste lettera morta. Non sono stati sufficienti neppure i due riuscitissimi e propositivi scioperi generali del 2005 e del 2010 per smuovere una classe dirigente disattenta ai temi del lavoro e del manifatturiero. E, a dire il vero, anche le Associazioni imprenditoriali hanno speso più energie per “accreditarsi” con le maggioranze che di volta in volta hanno governato la Regione invece di incalzarle sulle cose da farsi e non hanno saputo fare sistema tra loro, preferendo coltivare i propri orticelli.

Con il governo Illy anche Cgil, Cisl e Uil hanno avuto un atteggiamento subalterno e con Tondo, vista la sua ostinata e ideologica contrarietà alla concertazione, non c’è stato un vero dialogo che, per essere tale, esige reciprocità. Servono, in definitiva, passi consistenti e decisi quali la definizione di nuovi assetti istituzionali adeguati allo scopo, la facilitazione dell’accesso delle imprese alle risorse e ai progetti comunitari e nazionali e l’adeguamento degli strumenti operativi in funzione di tali scelte. Scelte imposte dalla nostra caratteristica di regione più internazionalizzata d’Italia, dalla necessità di creare nuove opportunità di lavoro per i “lavoratori senza lavoro” e per gli scoraggiati e per dare un futuro ai giovani.

Roberto Muradore
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