Messaggero Veneto

Martedì 02 Novembre 2010

 

Cgil e Cisl: no alle discriminazioni per le case Ater.

Le reazioni dei sindacati nei confronti della Lega dopo che gli alloggi di via Zilli sono stati assegnati solo a italiani.

Non si fermano i commenti dopo le dichiarazioni dei vertici della Lega Nord che hanno plaudito al fatto che tra i 35 assegnatari dei nuovi alloggi Ater, nel complesso di via Zilli, non c’è alcuno straniero.

Deluso e rattristato si dichiara Abdou Faye della segreteria nazionale della Cgil, che parla «di solite politiche di questo governo regionale che per risolvere i problemi e non avendo soluzioni sceglie la strada della mancata coesione sociale». Per Faye la soluzione non può essere quella di dividere i cittadini a seconda della loro provenienza. Però succede «che gli amministratori quando sono incapaci facciano questo». «Come possono permettersi – si chiede il sindacalista – che persone che sono qui da 20 anni non possano accedere al welfare perché non ci sono soluzioni alternative?».

Secondo Faye, «hanno discriminato gli extracomunitari, ma anche gli italiani che sono qui a Udine da meno di 5 anni. Evidentemente, i cittadini sono scelti non in base ai diritti e ai doveri ma al colore della pelle. Ed è singolare che qualcuno si vanti che nel nuovo complesso Ater non ci sia alcuno straniero».

Faye invita dunque tutti a riflettere sul fatto che quanto accaduto in Francia, nelle banlieu, è stato il frutto di politiche discriminatorie. Da qui l’invito a non ripetere e riproporre gli errori compiuti da altri.

La Cgil sta intanto pensando a un’azione di protesta, «decisa e pacifica, da organizzare assieme a tutta la rete di cittadinanza. Credo – insiste Faye – che quando si comincia a discriminare gli stranieri e pochi giorni prima si fanno uscite allarmanti contro i disabili c’è il rischio che non ci si fermi più».

Secondo il segretario provinciale della Cisl, Roberto Muradore, che pure non si occupa di queste tematiche in prima persona, «chi paga le tasse ha diritto alla rappresentanza perché è un cittadino come tutti gli altri. Se pago tasse e contributi – insiste – e faccio tutto quello che fanno gli altri cittadini ho una cittadinanza piena. Diversamente, è monca e dunque assolutamente ingiusta».

«Dopodichè – aggiunge Muradore – ci sono anche alcuni ragionamenti “buonisti”, tipici di chi però non ha il problema dell’integrazione perché in genere quelli che “soffrono” di buonismo non hanno nulla a che spartire con la fatica dell’integrazione che è, sostanzialmente, dei migranti che vengono a cercare lavoro e di quelli che davvero li accolgono che, come dicevo, non sono i “buonisti” radical chic. Allora, la politica quando parla di queste cose deve rifuggire sia le discriminazioni sia gli atteggiamenti buonisti».

Roberto Muradore
Roberto Muradore
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