La Vita Cattolica

Giovedì 03 Dicembre 2015

 

Chi ha paura di Gesù Bambino?

di Roberto Pensa

Quello che è accaduto all'Istituto comprensivo «Garofani» di Rozzano (Milano), sarebbe, secondo l'interpretazione prevalente, un caso di debolezza della nostra civiltà nei confronti delle culture immigrate. Il preside Marco Parma, dopo gli attentati di Parigi, ha ritenuto inopportuno permettere ai bambini l'esecuzione di canti cristiani che, a suo dire, avrebbero potuto sembrare una provocazione ai genitori dei bimbi immigrati. Quindi via libera alla festa pagana «inoffensiva» fatta di abeti illuminati e decorati a festa e di babbi natale carichi di regali, ma stop alla «pericolosa» capanna col bambinello, Giuseppe, Maria, il bue e l'asinello.

Il preside Parma ha dato le dimissioni dall'incarico a Rozzano (ma era solo una «reggenza») per rimediare al clamore mediatico.

Il preside Parma, in realtà, avrebbe meritato un licenziamento per gravi carenze culturali. Avrebbe dovuto sapere, infatti, che anche quell'omone vestito di rosso non è così innocuo. Babbo Natale, «ritornato» negli anni del boom economico in Italia grazie all'americano Santa Klaus, non è altro che il Sankt Nikolaus della tradizione tedesca (che nel Friuli austriaco e in Valcanale conosciamo molto bene) trapiantato negli States. Insomma dietro quella barbona bianca si nasconde nientedimeno che l'italico culto a San Nicola di Bari, il martire noto per la sua bontà e generosità che la tradizione vuole latore di doni ai bambini. San Nicola ha anche un'aggravante. Pur essendo sepolto a Bari è originario di Myra, in Asia Minore, attuale Turchia. Cosa ne possono pensare i fondamentalisti musulmani?

Anche il sempreverde abete illuminato, purtroppo per il preside Parma, da oltre un millennio è diventato nelle chiese del Nord Europa un simbolo cristiano, tanto che gli altari, nel periodo natalizio, ne sono ricolmi.

Insomma, dovunque ti volti spunta qualcosa di cristiano. D'altra parte, da dove viene la nostra civiltà occidentale? Come potremmo riuscire a cancellare tutte le nostre radici per non «offendere» musulmani, sikh, buddisti, scintoisti e financo i testimoni di geova?

Rimaniamo in attesa delle prossime iniziative del preside Parma per nascondere ai ragazzi durante le ore di educazione artistica la simbologia cristiana della Cappella Sistina o della Cappella degli Scrovegni, tanto per fare due esempi di patrimoni straordinari dell'arte italiana.

Fin qui, l'abbiamo presa un po' sul ridere. Ma una cosa molto seria, per la quale il preside Parma meriterebbe davvero il licenziamento, l'ha spiegata Kamel Layachi, studioso coranico e imam delle comunità islamiche del Veneto. «Gesù e Maria sono figure centrali anche nella confessione musulmana, se un islamico li disconosce sbaglia per ignoranza o malafede - ha evidenziato commentando il caso di Milano -. Lo spirito del presepe è caro anche a noi musulmani e da religioso invito i cristiani a difenderlo, a mantenere questa bella tradizione di festa e riflessione spiriturale. Il Natale non può ridursi al consumo di merci. Da parte nostra c'è rispetto ed io auspico la partecipazione di tutti i credenti delle grandi religioni a questo evento natalizio, tanto più alla vigilia del Giubileo della misericordia indetto da Papa Francesco».

È la dichiarazione estemporanea di un islamico «modernista»? Non pare, perché analogamente si sono dichiarate diverse associazioni di imam. Stai a vedere, allora, che dietro a questo presunto «fastidio» dei musulmani ci sono invece null'altro che i nostri «laicisti» italiani? Quelli che, in nome di una malintesa laicità, da decenni si scagliano contro il crocifisso in classe, l'ora di religione e l'8 per mille e ora, facendosi scudo degli immigrati, lanciano l'offensiva contro il Natale?

L'usanza di sostituire nelle scuole il Natale cristiano con una «festa d'inverno» è consuetudine purtroppo molto diffusa in Inghilterra e in Francia. Guarda caso i due Paesi dove il fondamentalismo islamico delle seconde generazioni di immigrati dilaga in modo maggiore, trovando terreno fertile in giovani cresciuti in una «laicità» sterile di valori e di ideali per vivere.

Allora, per la gioia dei bimbi cristiani e musulmani, a Natale ritorniamo tutti alla grotta di Gesù Bambino. Non facciamo del presepio un simbolo da ostentare «contro» altri, ma viviamone lo spirito, inchinandoci tutti di fronte al «Dio con noi», riconoscendoci fratelli e figli di uno stesso Padre, entrando nel clima di umiltà e di pace che si respira nella mangiatoia.

Roberto Pensa
Roberto Pensa
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