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Messaggero Veneto

Venerdì 15 Settembre 2017

 

Chiude la Bob Martin. In 72 rischiano il posto.

La storica ditta di cibo e accessori per animali cessa l'attività a fine mese
L'annuncio della proprietà ha spiazzato i dipendenti, in sciopero da ieri

di Michela Zanutto

Udine perde una delle sue aziende storiche. La Bob Martin di Sant'Osvaldo, attiva nella produzione di cibo e accessori per animali, ieri ha annunciato lo stop alla produzione dal 30 settembre. Una chiusura che è un vero fulmine a ciel sereno per i 72 dipendenti che hanno subito proclamato lo sciopero a oltranza. Oggi è stato convocato un tavolo urgente in Regione. Fin dagli anni Trenta l'Encia produceva mangimi per uccelli e piccoli roditori. Nel 1976 Enzo Ciani ha venduto l'azienda alla Carnation di Los Angeles, a sua volta inglobata dieci anni dopo dalla Nestlè. Siamo nel gennaio 2016 quando a Udine è arrivato il colosso inglese del pet food Bob Martin, che ieri ha annunciato la chiusura davanti alle facce attonite delle organizzazioni sindacali.

«È stata una vera sorpresa - ha commentato Stefano Gobbo della Fai Cisl -. È vero, avevamo prospettato un momento di crisi, ma di sicuro non che ci fosse comunicata la chiusura dello stabilimento. Anche perché il pet food è uno dei pochi settori sempre trainanti». I segnali di difficoltà si erano manifestati poco più di un anno dopo l'acquisizione. «A marzo avevamo avuto un incontro con la proprietà che aveva promesso il risanamento dell'azienda con l'innesto di 3 milioni di euro - ha aggiunto Gobbo -. Sarebbe dovuto essere un rilancio, perché stiamo parlando di una realtà in cui non mancano le commesse».

E invece ieri la doccia gelata. Chiusura dal 30 settembre. Sono 72 gli operai (68 assunti a tempo indeterminato, due precari e altrettanti somministrati) per lo più uomini (al 60 per cento) con un'età media di 45 anni. Secondo la proprietà il problema è legato principalmente al costo del personale e a quello di gestione. «Ci è stato spiegato che lo stabilimento di Udine chiude perché rischia di essere un peso per il gruppo inglese - ha aggiunto Gobbo -. I manager si aspettavano un'altra redditività, ma l'area produttiva friulana è stata abbandonata a se stessa dal momento dell'acquisizione. I dipendenti, che possono vantare un'altissima professionalità cesellata negli anni della gestione Nestlè, hanno gestito tutto da soli dal 2006 a oggi. Ci sono fior fiore di progetti pronti, novità che il mercato richiede e nessuno ha mai sviluppato. Per non parlare delle moltissime forniture già chiuse per catene inglesi. Insomma, le commesse non mancano, per di più a Udine si fanno ancora i prodotti per la Nestlè».

Subito dopo la comunicazione della chiusura («Il fatto di avercelo detto in questo modo è devastante», ha osservato il sindacalista Cisl) è stato dichiarato lo sciopero a oltranza che proseguirà anche oggi e tutta la prossima settimana. Il timore dei lavoratori è che già oggi qualcuno possa presentarsi per prelevare la merce. Parallelo è stato avviato un tavolo di crisi in Regione, convocato per oggi dal vicepresidente e assessore alle Attività produttive, Sergio Bolzonello.

Sulla decisione della Bob Martin potrebbe avere influito anche l'effetto Brexit. «Ma noi credevamo si sarebbe invece verificata la reazione inversa, cioè puntare meno sulla Gran Bretagna e più sull'Unione europea e quindi su Udine - ha ammesso Gobbo -. Ma purtroppo la loro è una mentalità imprenditoriale al 100 per cento anglosassone: quando non hanno bisogno di te, diventi un peso e sei fuori».

Stefano Gobbo
Stefano Gobbo
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