Messaggero Veneto

Domenica 16 Giugno 2013

 

Cig inadeguata a fronteggiare la crisi

«Non solo cassa integrazione, servono piani industriali per le imprese e politica del lavoro per le risorse umane»

di Fulvio Mattioni

Non di sola Cassa integrazione e guadagni (Cig) vive il lavoratore, l’impresa e l’economia. Non basta, ahinoi! Ma perché no? Perché la Cig è inadeguata a fronteggiare la crisi strutturale che ci accompagna da oltre un quinquennio e che ci farà da escort per tutto il 2013. Inadeguata nonostante l’aggiunta di dosi massicce di lavoratori in mobilità perché terapia che allevia temporaneamente il dolore ma non guarisce la malattia.

Un sollievo, certo, perché sospende l’impresa da un costo e conferisce al lavoratore una remunerazione, ancorché ridotta e temporanea. Ma nel caso di una malattia seria – come la perdita di competitività delle nostre imprese e del nostro lavoro – serve una cura risolutiva. Che, nel nostro caso, prevede due terapie: una politica industriale da somministrare alle imprese e una politica del lavoro che attiva e rafforza le risorse umane anziché congelarle. Si può fare. Sia perché ne siamo stati capaci in passato e sia perché dobbiamo costruire noi il futuro che vogliamo anziché attenderlo passivamente e con cupo timore.

Il Fvg è stato all’avanguardia in quanto primo in Italia a dotarsi di strumenti innovativi – la Friulia e l’Agenzia regionale del lavoro, per esempio, quasi 50 anni fa la prima e quasi 30 la seconda – e di una normativa lungimirante. Qualche esempio? La legge regionale 25 (il conto interessi) e 26 (le zone industriali) entrambe del 1965, quella sul leasing (1976), quella sull’innovazione (1978), la legge regionale 30 del 1984 (lo sviluppo nel post/terremoto) e via via fino ai primissimi anni 90. Da allora, però, la Regione Fvg è stata incapace di dialogare con la politica comunitaria e negli ultimi 10 anni il trionfo del nulla è ben rappresentato dalla missione speculativo-notarile affidata a Friulia, dal burka di cui ha consentito si ammantassero le proprie partecipate e dalla enigmatica legge regionale 2 varata nel 2012 che riforma un Frie ben funzionante mentre ad averne estremo bisogno sono Friulia e Mediocredito Fvg.

E, da ultimo, la chiusura dell’Agenzia regionale del lavoro – la meno costosa tra tutti gli Enti, Agenzie e partecipate della Regione Fvg con i suoi 350 mila euro annui – ritenuta meno strategica della neocostituita Scuola di formazione della funzione pubblica per il cui funzionamento si è stanziato 1 milione di euro e previsto anche un inutile direttore scientifico.

Tornando alla Cig e alla mobilità, quanto se ne è utilizzata in Fvg? 25,3 milioni di Cig nell’intero periodo 2000-2008 e quasi 90 dal 2009 al 2012 a cui si aggiungeranno altri 25 milioni nel 2013, visto il trend di questi mesi. I mobilitati, invece, sono quasi quadruplicati durante la crisi del 2003-2004 arrivando a superare le 10 mila unità, sono scesi a 8 mila nel 2007/2008 per raddoppiare negli ultimi due anni superando la soglia delle 16 mila unità.

È ragionevole pensare di continuare così con un Pil dell’economia di segno meno, un export che si restringe, una platea di imprese sempre più ridotta, un calo degli occupati e un aumento dei disoccupati? Certo che no! Ma perché tanti anni di Cig e mobilità? A causa del diabolico vuoto della politica industriale regionale che lascia le imprese all’asciutto nella lunga fase di credit crunch e sole nell’affrontare i mercati esteri.

A causa di una politica del lavoro incentrata sulla spesa in politiche passive (Cig e mobilità, appunto), che ha rinunciato a interventi innovativi chiudendo l’Agenzia del lavoro e che non ha cercato un confronto vero con le parti sociali. Tuonando contro la concertazione, dapprima, e nicchiando sulla cortese richiesta di tavoli e tavolini di colloquio (anche con separé) da parte del sindacato dei lavoratori, poi. Quali strade percorrere, allora? La costituzione del Comitato regionale dell’economia e del lavoro (Crel) per progettare nuovo lavoro, relazioni industriali efficaci e innovative e per innalzare le competenze professionali del lavoratori. Crel che funziona se ci sono idee, progetti e una normativa da realizzare oppure rimane in stand-by.

Funzionante o inattivo, però, funge da cartina da tornasole per valutare la volontà, l’impegno e la capacità di governo e di innovare il mercato del lavoro. E serve una politica industriale capace di consolidare le attuali filiere strategiche e innovare il mix merceologico con la nascita di nuove imprese e/o attraendole da fuori regione. L’arretramento dell’economia del Fvg coincide con l’arretramento del manifatturiero. Ma non basta. Bisogna percorrere altri tre passi importanti: internazionalizzare vieppiù le filiere strategiche, dismettere l’approccio speculativo delle finanziarie regionali reindirizzandole al sostegno delle imprese e coinvolgere il credito privato nel finanziamento degli investimenti. Il tutto presuppone un raccordo stretto con la programmazione e le iniziative comunitarie. Non mera abilità di rendicontare le spese, ma capacità di mettere in presa diretta le iniziative europee con la politica industriale e del lavoro della nostra Regione. Meglio ancora se si riesce a includere nel mercato del lavoro la massa di giovani che né studia né lavora e i giovani disoccupati nelle imprese.

Fulvio Mattioni
Fulvio Mattioni
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