Messaggero Veneto

Domenica 13 Ottobre 2013

 

Cisl e Uil: «Elettrodotto? Così non va»

I segretari Muradore e Ceschia invitano la Serracchiani «a rimettere tutto in gioco e ripensare al tracciato vicino all’A4»

La sigla della convenzione-quadro che stabilisce in quasi 4 milioni di euro le compensazioni per i Comuni interessati dal passaggio del futuro elettrodotto “Udine-Redipuglia” non rappresenta per Cisl e Uil di Udine che il capolinea delle procedure formali. La sostanza è un’altra partita per Roberto Muradore e Fernando Ceschia che invitano la presidente della Regione, Debora Serracchiani, «a rimettere tutto in gioco». In nome della democrazia, delle scelte partecipate. Di tutto ciò che per il sindacato nell’iter dell’elettrodotto, passato dalle mani dell’ex governatore Riccardo Illy in quelle del suo successore Renzo Tondo, fin qui non c’è stato.

I sindacalisti invocano compensazioni vere. Non quelle quantificate in qualche milione di euro, che non ripagherà il territorio dell’ennesima cicatrice. «L’unica vera alternativa è realizzare l’elettrodotto di fianco all’autostrada». E perché no, interrato. Per Muradore e Ceschia infatti non solo si può. Si deve. «A costo di farlo pagare un centesimo in più sulla bolletta, con una tassa di scopo vera, perché – denuncia il segretario di Cisl Udine - tanto per non dimenticarcelo, l’elettrodotto con i piloni alti 80 metri lo pagheremo comunque noi in bolletta».

La richiesta del sindacato, da sempre ostile alla maxi opera ritenuta inutile ai fini energetici e dannosa dal punto di vista ambientale e paesaggistico, è dunque chiara: se l’elettrodotto dev’essere realizzato, almeno lo si faccia vicino all’autostrada. La sfida alla presidente Serracchiani, «che ci aveva promesso un metodo diverso», è lanciata. La parola d’ordine, per il sindacato, è partecipazione.

«Finora noi non siamo mai stati interpellati», denuncia Ceschia. «Mentre i sindaci – rilancia Muradore – sono stati lasciati completamente soli ad affrontare una partita per cui non avevano i mezzi tecnici necessari«. Nel frattempo si è arrivati alla convenzione che di fatto rappresenta l’ultimo passo formale prima dell’apertura dei cantieri. L’elettrodotto è ormai a portata di mano e la prospettiva, ai sindacalisti, non va giù per «le grosse lacune e punti bui che tutto l’iter porta con sé quanto a democrazia».

Ceschia contesta diverse (tutte?) ragioni che in questi anni sono state portate avanti per sostenere la necessità di realizzare l’infrastruttura. Primo il fabbisogno energetico. «Bisognerebbe però dire che non si tratta di quello del Fvg dove di energia ne abbiamo a sufficienza, come dimostrano gli stessi dati in possesso di Terna, e dove oggi, complice la crisi, le necessità sono anzi decresciute».

Abs? «Basterebbe una linea interrata di 6 chilometri per garantire il sito dal rischio di uno stop produttivo», taglia corto Muradore. D’altro canto ci sono pesanti costi per il territorio. «Piloni alti 80 metri...non vengano a raccontarci che sono poco impattanti – concludono i sindacalisti -. A rimetterci è la bellezza del nostro territorio che non è solo una banale questione estetica, ma è costituisce un’importante occasione economica. Chi dice che l’elettrodotto non sarà impattante sa di dire una mostruosità».

Maura Delle Case

Roberto Muradore
archivio
Ferdinando Ceschia
Ferdinando Ceschia
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