Messaggero Veneto

Venerdì 17 Febbraio 2017

 

Cisl, licenziati due dipendenti per infedeltà

Muradore: hanno commesso violazioni contrattuali molto gravi, allontanarli è stato un dovere

Anche il sindacato licenzia. Due dipendenti del Caf Cisl assunti a tempo indeterminato sono stati cacciati poiché «gravemente inadempienti rispetto agli obblighi contrattuali e di fiducia all’azienda», ha spiegato Roberto Muradore, segretario generale della Cisl dell’udinese e della Bassa friulana. La vicenda, accaduta un paio di anni fa, ma resa nota soltanto ora, aveva coinvolto due dipendenti, un uomo e una donna. Nel primo caso non c’è stata alcuna opposizione al licenziamento, nel secondo invece i giudici interessati del ricorso hanno dato ragione al sindacato (che ha deciso di non chiedere i danni all’ex dipendente). «Si è trattato di violazioni contrattuali gravi – ha precisato Muradore –. Erano state violate molte disposizioni interne dell’impresa. Si trattava comunque di questioni meramente lavorative che non voglio approfondire per non rendere riconoscibili i due ex dipendenti».

Muradore con questo gesto – il Caf è sì una vera e propria impresa, ma ha come socio unico il sindacato – ha voluto anche elogiare l’impegno di chi ogni giorno fa il suo dovere con dedizione: «Contesto il sindacato che difende i fannulloni – ha spiegato Muradore –. In caso di mancanze molto gravi è un dovere licenziare, altrimenti se tutto passa in cavalleria, si svilisce e avvilisce tutti i lavoratori che fanno egregiamente il loro dovere. Se tutti sono impuniti, si svilisce il lavoro dei più. E di questo sono tanto convinto che per rendere onore al merito di quelli che lavorano, ho licenziato due persone assunte con contratto a tempo indeterminato. Pur con dolore, perché non sono contento di licenziare».

Un problema, quello dei dipendenti infedeli, che per Muradore affligge di più il pubblico. «Nel privato se non lavori vieni giustamente lasciato a casa, nel pubblico invece è tutto più complicato – ha precisato Muradore –. Infatti credo che un dipendente pubblico che lavora, e sono la maggioranza, è più meritevole di un lavoratore del privato perché il primo lavora per sua scelta e il secondo perché è l’organizzazione aziendale a imporlo. Nel pubblico non si licenzia perché i quadri e i dirigenti, anche quando sono capaci e non solo “amici” del potente di turno, rispondono a una proprietà, ovvero la politica, che utilizza il pubblico per fare clientela. La mancanza del merito penalizza i dipendenti pubblici che lavorano, e sono tanti».

Un concetto che Muradore vuole spiegare anche con un estratto di vita personale: «Mia sorella, che purtroppo è mancata da poco, era una bravissima insegnante – ha raccontato –. E non riuscivo a farle capire la differenza fra l’impegno richiesto a un lavoratore pubblico e uno privato, fino a quando l’ho osservata. Sonia, le ho detto, tu lavori, studi e ti aggiorni anche il sabato e la domenica perché la scuola ti obbliga a farlo o perché lo vuoi tu?. E lei mi rispose: «No, lo faccio per mia deontologia professionale». Ecco la differenza: nel pubblico l’impegno è lasciato tutto alla singola coscienza, mentre nel privato è imposto dal sistema organizzativo».

Roberto Muradore
Roberto Muradore
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