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Messaggero Veneto

Mercoledì 18 Settembre 2013

 

Cisl: pesca in crisi, tutele per i lavoratori

Marano, il sindacato chiede un sistema di welfare «soddisfacente».
Più di 400 i battelli operativi in Fvg.

Preoccupano la crisi legata al settore della pesca e la condizione in cui si trovano ad operare gli addetti, praticamente esclusi da forme di tutela adeguate. A lanciare l'allarme è la Fai Cisl del Friuli Venezia Giulia, che ieri, a Marano, (presente anche il segretario Fania) ha organizzato un vertice a tema, presentando una proposta di welfare innovativo a favore di chi vuol continuare a vivere di pesca.

«Malgrado questa attività sia ormai riconosciuta come faticosa, logorante e pericolosa – entra subito nel merito la segretaria della Fai Cisl, Claudia Sacilotto – attualmente la legge non prevede un sistema di welfare soddisfacente per i pescatori, vittime di un sistema pensionistico disomogeneo, della mancanza di un sostegno al reddito e, addirittura per i lavoratori inquadrati nella piccola pesca o soci lavoratori, al non diritto alle indennità di malattia, maternità e disoccupazione».

Se, infatti, nel 2008, in concomitanza con la crisi del "caro gasolio" è stata introdotta, e successivamente rifinanziata (anche se restano da sanare ancora le richieste del 2011), la cassa integrazione in deroga per i lavoratori della cosiddetta grande pesca, a rimanere del tutto scoperti sono i pescatori della piccola pesca.

Una situazione insostenibile – per la Fai Cisl – aggravata da una crisi ormai strutturale del settore, che paga non solo i costi del gasolio, ma anche la riduzione della risorsa alieutica, l'inconsistente innovazione tecnologica e le stringenti norme europee. A fare le spese sono le imprese del settore, calate - a livello nazionale - di oltre 1.000 unità nel giro di 4 anni, attestandosi a circa 12.000, soprattutto di piccole e piccolissime dimensioni. Poco più di 400 sono, in particolare, i battelli operativi in Friuli Venezia Giulia (circa il 3,3% della flotta nazionale) e dediti alla pesca esclusivamente locale, dati i vicinissimi confini con Slovenia e Croazia che impediscono il mare aperto. L'equipaggio complessivo in regione conta circa 850 membri, per una media di 1,9 persone per battello e soprattutto per una media di giornate lavorate pari a 105,6, vale a dire circa 5 mesi.

A suggerire la strada per garantire proprio questi lavoratori e fare in modo che la pesca torni ad essere un'attività redditizia è la stessa Fai Cisl, con i segretari nazionali Silvano Giangiacomi e Fabrizio Scatà. «E' fondamentale – spiegano – introdurre un sistema di ammortizzatori sociali strutturali per garantire sicurezza, reddito e stabilità occupazionale, per assicurare il ricambio generazionale delle imprese, ma anche per permettere una diversa “modulazione” del fermo biologico». Ecco, dunque, l'idea sottoposta oggi anche a Federcoopesca, di introdurre per i lavoratori imbarcati a tempo indeterminato un sistema sul modello della Cisoa.

Claudia Sacilotto
Claudia Sacilotto
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