Messaggero Veneto

Venerdì 05 Aprile 2013

 

Commercio, persi 5 mila posti di lavoro

La Cisl sul comparto: i fondi stanziati coprono la cassa integrazione per 500 dipendenti che ne usufruiranno fino a luglio

Paolo Duriavig: Fallimentare la politica commerciale attuata sul territorio: il tasso d’insediamento è doppio rispetto a quello della Lombardia

Nel 2102, in regione, il settore del commercio ha perso 5 mila posti di lavoro e sono state utilizzate 230.000 ore di cassa in deroga. Le prospettive per il 2013 non sono migliori. Nel solo primo trimestre dell’anno le ore di Cig richieste in provincia di Udine hanno già raggiunto quota 55 mila, superando così la soglia delle 50 mila che era bastata a coprire, nel 2010, l’intera annualità.

L’istantanea è stata scattata ieri mattina a Magnano in Riviera da Paolo Duriavig, segretario uscente della Fisascat Cisl nel corso del IX congresso della categoria. Al Green Hotel, alla presenza del segretario regionale di Cisl, Giovanni Fania, si sono riuniti 62 delegati, espressione di 5.601 iscritti registrati in media nel periodo 2009-13 e arrivati, quest’anno, a sfondare la soglia delle 6.390 iscrizioni. Un record che il segretario, alla guida della categoria regionale ormai da 8 anni e ieri confermato al vertice per il terzo mandato consecutivo, ha salutato come «frutto del lavoro di squadra, fatto – ha detto rivolgendosi alla folta platea – insieme a tutti voi».

Sotto la lente d'ingrandimento di Fisascat sono passati i dati relativi all’uso della Cigs e della cassa in deroga finanziata dalla regione «che ha visto aumentare in maniera considerevole il numero delle aziende, di ore utilizzate e di lavoratori coinvolti». Nell’anno passato sono state 230 mila, come detto, le ore di Cig in deroga utilizzate in 427 aziende per 1770 lavoratori complessivi. «Numeri – ha proseguito Duriavig – che si spiegano con l’aumento delle richieste soprattutto da parte degli studi di progettazione, dei commercialisti, dei notai e dei liberi professionisti in genere, considerato che molte attività legate alle aziende manifatturiere sono notevolmente ridotte per effetto della crisi in generale». Vista l’entità del ricorso alla cassa in deroga e l'importanza che lo strumento riveste, dal congresso si è levato un appello alla politica regionale. Il segretario ha infatti espresso la preoccupazione «che non si arrivi alla fine dell’anno con i fondi già stanziati. Chiederemo quindi alla prossima giunta che rifinanzi questo strumento, l’unico, per le piccole realtà, che nel nostro settore garantisce un minimo di sostegno al reddito. Se così non sarà i 500 lavoratori che a oggi beneficiano dell’ammortizzatore rischiano, a luglio, di veder svanire la loro unica fonte di reddito».

Stando allo “screening” della Cisl nessun settore del commercio può oggi dirsi al riparo e accanto al tessile e all’abbigliamento (è di questi giorni l’esplosione del caso Bernardi) fanno capolino nuovi fronti come quello delle ferramenta, ferme per effetto della brusca frenata dell’edilizia. Da non dimenticare il mobile, che ha patito la chiusura di Semeraro e la forte riduzione del personale da Conforama, i complementi d'arredo, con il contratto di solidarietà al 40% da Ovvio, e i materiali edili con Fadalti, ripartita con 125 dipendenti sui 389 di quattro anni prima, e ancora con Bozzola, Gruppo Effe, Edil Friuli che hanno messo decine e decine di persone in mobilità. Casi cui si aggiungono le vertenze più recenti. La già citata Bernardi, gli esuberi dichiarati da Autogrill, l’intenzione di Obi di chiudere i battenti al punto vendita di Reana e licenziare i suoi 22 dipendenti. Migliaia di posti di lavoro.

Solo nel 2012, per una decina di aziende e 400 dipendenti è stato attivato il contratto di solidarietà, la cassa integrazione straordinaria ha fatto capolino in 10 aziende per oltre 800 lavoratori, mentre i processi di mobilità hanno coinvolto circa 15 imprese per più di 800 addetti, senza contare le aziende che nel frattempo sono fallite o semplicemente hanno chiuso i battenti, lasciando a casa centinaia di persone. Fisascat stima che i posti persi nel corso dell’anno passato siano stati nell’ordine dei 5.000. La colpa? Per Duriavig sta certo nella crisi, nella minor capacità d’acquisto delle persone, ma soprattuto «nella politica commerciale attuata sul territorio» che il sindacalista giudica «errata». Dati alla mano. In una regione come il Fvg, con i suoi appena 1,2 milioni di abitanti, il tasso d'insediamento commerciale è il doppio rispetto a quello della Lombardia. L’offerta è dunque troppo ampia e unita alle aperture domenicali – che per Fisascat vanno al più presto riconsiderate – rischia di produrre per il commercio un mix davvero letale.

Maura Delle Case

Paolo Duriavig
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