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La Vita Cattolica

Giovedì 12 Novembre 2015

 

Sciopero nella grande distribuzione.
Contro aumento di flessibilità e taglio di maggiorazioni per la domenica

«Commessi? Più reperibili dei medici»

La protesta: «Le aperture domenicali rovinano la vita privata e non hanno aumentato né fatturato né occupazione»

Siamo «arrivati al punto che i dipendenti della grande distribuzione quasi quasi devono essere più reperibili dei medici, a causa di aperture domenicali che finora non hanno aumentato né occupazione né fatturato».

È lo sfogo che abbiamo raccolto sabato 7 novembre da una dei circa 300 partecipanti che hanno aderito allo sciopero indetto da Cgil, Cisl e Uil e manifestato davanti al Città Fiera di Torreano di Martignacco.

Al centro della protesta la richiesta di rinnovo del contratto nazionale, scaduto da due anni, dato che la trattativa si è bloccata su alcune richieste di Federdistribuzione, Cooperative e Confesercenti, considerate dai sindacati irricevibili e che Diego Marini, segretario della Cisl sintetizza in: «Taglio dei salari (circa 1.600 euro all'anno), abbassamento dei livelli di inquadramento, abbassamento del welfare contrattuale». Modifiche dovute alla crisi? «Vogliono recuperare produttività - prosegue Marini - scaricando il peso sui lavoratori».

Si è attestata sul 30% l'adesione media, in provincia di Udine, dei lavoratori allo sciopero, che nei grandi supermercati ha raggiunto livelli ancora più alti: 80% al Carrefour, 70% all'Iper, oltre il 50% a Panorama, Metro, Coop Nordest. Segno di una situazione di disagio che stanno vivendo i lavoratori.

In particolare la protesta verte sulla richiesta di spalmare l'orario su 7 giorni, considerando quindi la domenica giornata ordinaria e togliendo le maggiorazioni di stipendio.

«Nel nostro settore - afferma Francesco Buonopane, segretario provinciale della Filcams Cgil - assistiamo ad un diminuzione delle regole e della possibilità di conciliare lavoro con vita privata. La flessibilità richiesta si trasforma nell'impossibilità, per noi lavoratori, di gestire gli spazi privati, con orari cambiati ogni due giorni, l'impossibilità di passare le domeniche e le festività con i propri genitori. Questo a fronte di un 80% di dipendenti in part-time, quindi lavoratrici che mediamente prendono 700 euro al mese».

E il problema della gestione della vita privata lo si coglie benissimo parlando con le tante lavoratrici che incontriamo allo sciopero. Sandra Cecutti lavora all'Interspar di Pradamano dove gli orari di apertura sono dalle 8 alle 20, la domenica dalle 8.30 alle 20. «Io ho il part-time - afferma -, godo della legge 104 perché mia mamma è anziana e per fortuna ho solo un figlio per cui riesco a gestirmi abbastanza gli orari, ma ora chiedono flessibilità (cioè possibilità di cambiarci l'orario di lavoro da un momento all'altro) anche per chi è in part time».

Natascia Agosto, dell'Interspar di Pradamano, invece, fa orario pieno e, spiega, «non ho orari (un giorno capita che lavori la mattina, un altro il pomeriggio) né, quindi, vita privata».
Per chi ha bambini ed è sola il problema è ancora più forte. Filomena Tambaro, dipendente del Carrefour di Udine, vive con un bambino. «Dovendo partire per andare al lavoro alle 6.15 del mattino, per non svegliare mio figlio lo faccio dormire dai vicini tutta la settimana, tranne il sabato».

«L'aumento degli orari continuati con aperture fino a tarda notte - afferma Andrea Sappa, segretario provinciale della Uiltucs - si è unito alle domeniche aperte, il che crea grossi problemi per i lavoratori del settore, in gran parte donne». Attualmente, infatti, la grande distribuzione è aperta tutte le 52 domeniche dell'anno, più i festivi.

Ma le domeniche aperte hanno migliorato il comparto? La risposta di lavoratori e sindacati, su questo, è unanime: «No». Sappa: «Vedendo i fatturati, le domeniche aperte non servono a nulla, hanno solo spostato una parte degli introiti dagli altri giorni della settimana alla domenica. Forse servivano quando solo alcuni aprivano, adesso non più». Bonopane: «Le domeniche aperte non hanno aumentato i fatturati, ma neanche creato nuova occupazione». Attualmente i dipendenti del comparto, in regione, sono 12 mila. E aggiunge: «Non possiamo dire che la domenica aperta sia un servizio essenziale come i vigili del fuoco o i medici. Credo che chiunque abbia il diritto di stare la domenica con i propri cari e amici».

Su questo fa una riflessione anche Danila Valentino, dipendente Aspiag: «Io ho due figli, di cui uno, purtroppo, con dei problemi, che ha bisogno di essere seguito. Ho dei permessi però, per non pesare sui colleghi, le domeniche me le faccio ugualmente. Adesso vogliono anche farcele fare in orario ordinario, togliendoci le maggiorazioni. Da parte mia ritengo che i supermercati aperti 12-13 ore al giorno dal lunedì al sabato diano sufficiente spazio per fare la spesa. Sembra quasi che dobbiamo essere più reperibili dei medici». E poi Valentino di ospedali, purtroppo, se ne intende. «Per esperienza ho passato dei sabati e domeniche in ospedale per mio figlio e mi è capitato di sentirmi dire dal medico di guardia: «Signora, per oggi non si aspetti nessuna risposta per suo figlio, è domenica». A fronte di questo non mi pare che non poter comperare due etti di prosciutto la domenica sia la disperazione. Cerchiamo di dare il giusto peso alle cose. Non abbiamo il diritto alla salute, ma dobbiamo avere quello di fare la spesa sette giorni su sette 365 giorni l'anno? Mi pare un po' esagerato».

Da parte loro i sindacati non mollano e, qualora non si arrivi ad un accordo, hanno in programma un altro scipero per il 19 dicembre.

Stefano Damiani

Diego Marini
Diego Marini
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