Messaggero Veneto

Mercoledì 15 Agosto 2012

 

Comparto unico e gli obiettivi finora mancati.

di Fulvio Mattioni

La creazione del Comparto unico del pubblico impiego del personale della Regione e degli enti locali del Friuli Venezia Giulia prevista dall’articolo 127 della Lr (legge regionale) 13/1998 rappresenta un caso unico nel panorama italiano della devolution. Il suo fine - secondo l’articolo 1 della Lr 2/2001 - è il miglioramento dei servizi offerti alla collettività tramite la devoluzione di funzioni agli enti locali che hanno il vantaggio di essere più prossimi al cittadino. Ma di farlo nel quadro del contenimento e della razionalizzare della spesa e in una logica di modernizzazione degli uffici, come recita l’articolo 1 della Lr 10/2002. Ovvia l’attesa di una riduzione dell’organico regionale, ovvio che la crescita della retribuzione del personale regionale fosse limitata alla sola inflazione per rendere meno onerosa la “perequazione” (o rincorsa salariale) degli Enti locali nei loro confronti. La retribuzione media del personale regionale, infatti, era stata quantificata dalla Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia in 49.888 euro contro i 35.412 delle Province e i 31.876 euro dei Comuni capoluogo. Così ovvia da essere stata ratificata in un apposito accordo del luglio 2001 tra la Giunta regionale e gli organismi rappresentativi degli Enti locali.

È andata in modo altrettanto ovvio? No, secondo la Corte dei conti del Fvg che rileva un contrasto inspiegabile tra il duplice intento di contenere e razionalizzare la spesa per il personale e le dimensioni dell’organico regionale e la legge medesima (la legge regionale 10/2002) allorché prevede un sistema di promozioni di un numero elevatissimo di dipendenti regionali (ben 689, pari al 22,1% del totale). Corte dei conti che rimane perplessa di fronte alla previsione di un mero esame/colloquio sulle esperienze professionali maturate per l’attribuzione della qualifica di dirigente. Corte che non si capacita del fatto che i dirigenti regionali siano passati dai 123 del 2001 ai 203 del 2002 (su 3.105 totali) mentre nell’intera area degli enti locali erano 145 pur avendo 4,5 volte più personale. Che trova inconciliabile l’aumento di quasi 30 milioni di euro della spesa per il personale regionale nel 2003 (dai 147 del 2002 ai 176,8 del 2003) con la volontà dichiarata di recuperare efficienza gestionale. Aumento che rende più onerosa l’equiparazione dei costi retributivi tra personale regionale e degli enti locali e che allontana nel tempo il loro aggancio. Il successivo governo Illy (legge regionale 23/2006) e l’attuale governo Tondo sostengono con risorse del bilancio regionale la rincorsa retributiva degli enti locali dopo aver optato per un modello organizzativo che ha “regionalizzato” gli enti locali sacrificando il modello aziendale che li caratterizzava. A 13 anni dall’avvio dell’esperienza del Comparto unito quali sono i risultati acquisiti e quelli da realizzare? Sono due quelli raggiunti. Il primo è la messa a disposizione nel periodo 1999-2011 di 327,6 milioni di euro quali “Assegnazioni alle Autonomie locali a titolo di concorso degli oneri derivanti dall’istituzione del comparto unico del pubblico impiego regionale” (come titola il report redatto dal Servizio finanza locale nel marzo del 2012). Di essi, 146,1 milioni a titolo di “perequazione delle retribuzioni” (la rincorsa salariale) e 181,5 a ristoro degli aumenti contrattuali (che non dovevano esserci). Il secondo è che con il 2012 il costo dell’equiparazione aggiunge ulteriori 36 milioni e così pure ciascuno degli anni successivi. E due sono anche i risultati da realizzare. Il primo è la pressoché completa definizione delle funzioni da devolvere agli enti locali (i servizi da erogare sul territorio ai cittadini, cioè il cuore dell’intervento) da cui si doveva partire. Il secondo è l’effettiva mobilità del personale dalla Regione verso gli enti locali: mobilità immota finora (salvo il caso del personale dei Centri per l’impiego) anche perché di natura volontaria. Alla fine del 2012 avremo speso almeno 182 milioni di euro (la sola perequazione) ... per niente, senza colpa alcuna dei dipendenti del Comparto unico e senza beneficio per i cittadini. Un esempio di spreco da sanare che consegniamo agli amministratori regionali alla ricerca di occasioni sostanziose di ristrutturazione vantaggiose per tutti.

Fulvio Mattioni
Fulvio Mattioni
archivio

altre risorse: