Messaggero Veneto

Domenica 26 Marzo 2017

 

Il segretario di Udine boccia la regionalizzazione: è un errore
«Il nuovo numero uno cambi gestione politica e organizzativa»

«Con una sola Cisl sindacato più debole. Serve discontinuità»

Eretico per molti, padre nobile del sindacato per altri, Roberto Muradore – segretario della Cisl di Udine da quasi un decennio – si prepara a calare il sipario sulla sua organizzazione territoriale per partecipare al processo di regionalizzazione del sindacato. La corsa è ormai lanciata. Le tappe fissate. La nuova Cisl Fvg vedrà la luce il 9 e 10 maggio, quella di Udine il 4 aprile, con l’assemblea congressuale che eleggerà i delegati. Sull’onda del conto alla rovescia matura l’esigenza di tirare bilanci, svelare aspettative, togliersi qualche sassolino. Vale anche per Muradore, a tutto campo, senza risparmiarsi né nascondersi.

Condivide la regionalizzazione della Cisl?
«L’ho combattuta da subito, ritenendola un errore, ma sono pronto a ricredermi e a dimostrare che a essere in fallo sono io e che la regionalizzazione è invece quel che ci voleva». Pronto ad alzare bandiera bianca? «Ho sostenuto fino all’ultimo il principio della sussidiarietà verticale, ma la mia voce è rimasta fuori dal coro. In democrazia la maggioranza vince e in Fvg ha deciso di regionalizzare la Cisl».

Lei sarà della partita, a quali condizioni?
«Forte discontinuità con il passato, gestione partecipata e condivisa, valorizzazione delle migliori pratiche provenienti dai territori lasciando a questi autonomia economica e progettuale. Se questi punti verranno realizzati si potrà guardare e andare oltre. In generale».

Fu lei a chiedere le ispezioni nazionali, per far chiarezza, com’è finita?
«Capisco la pruderie, ma alzo le mani. Ci sono dei ricorsi, vedremo come finiranno. La vicenda naturalmente mi interessa ma non sono un appassionato. Lo sono molto di più riguardo al futuro della Cisl. Credo si debba tirare una linea, lanciare il cuore oltre l’ostacolo, dare il senso della discontinuità e arrivare a una nuova gestione politica e organizzativa. In sintesi: bisogna rigenerare la Cisl regionale».

Facendo tabula rasa dell’attuale dirigenza?
«Anzitutto modificando le modalità e lo stile gestionale della Cisl. Ma non ho timori in proposito. Così sarà perché al regionale andranno tutti i segretari dei territori».

Di fatto già designati per il primo mandato...
«C’è un’intesa. Cercata, voluta e benedetta dal nazionale, che prevede in modo straordinario e solo per questo mandato, una segreteria a sette, con tre degli attuali componenti il “board” regionale (Alessandro Montico, Luciano Bordin e Claudia Sacilotto) e i quattro segretari dei territori. Per un mandato. Forse meno. Qualcuno andrà in pensione prima».

Lei?
«Anche io».

Ha mai pensato di candidarsi alla guida della Cisl Fvg?
«Due caratteristiche me lo impediscono. Ho 62 anni e a 65 da regolamento organizzativo non si può più avere un ruolo di quel tipo. E non vanto il necessario consenso. Le mie battaglie dialettiche, sincere e a viso scoperto, mi hanno reso inviso a molti. Ci convivo (senza troppa fatica): chi ha un’idea non può piacere a tutti. Resto però convinto che le organizzazioni non sono aiutate dai conformisti ma da chi ha un suo portato d’idee».

Giovanni Fania (numero uno di Cisl Fvg) ha fatto bene a restare in sella dopo il polverone delle ispezioni?
«Chi rappresenta deve fare i conti con l’opportunità e la moralità. Io sono garantista. Fino in fondo. Non ho mai amato l’istinto forcaiolo che tutti hanno assecondato durante Mani pulite, però uno che rappresenta deve essere al di sopra ogni sospetto. Non la moglie, lui deve esserlo».

Ai suoi occhi la regionalizzazione può rappresentare un’occasione?
«Deve. La nuova segreteria generale dovrà mettere in campo, come le aziende, le migliori pratiche. Valorizziamo le esperienze positive, non quelle che hanno avuto consenso, perché lo si compra facilmente, ma quelle che hanno portato risultati misurabili. Poi, resto un fan del principio di sussidiarietà verticale».

Complicato tenerlo in vita con una Cisl verticalizzata?
«A meno che i coordinamenti territoriali continuano a fare quanto hanno sempre fatto. Studiare le specificità del territorio, perché Udine non è Trieste, e fare proposte».

Suona come un auspicio...
«I territori non decideranno più nulla, ma credo l’intelligenza della segreteria Fvg farà sì che i contributi dal basso siano accolti positivamente. È una dinamica in cui credo fortemente e spero che la regionalizzazione non significhi dimenticarla».

Cosa lascia in eredità alla Cisl l’unione territoriale di Udine?
«Negli anni della crisi Cgil, Cisl e Uil di Udine hanno firmato accordi con ogni controparte datoriale, avendo compreso che se non remavamo insieme la crisi avrebbe colpito più pesantemente. Le tante analisi, gli studi, gli approfondimenti realizzati in questi anni. Gli investimenti, non spese correnti, per 2 milioni. E un sistema servizi che nel panorama Cisl nazionale è tra i migliori: il nostro Caf occupa oggi 30 lavoratori che raddoppiano in campagna fiscale. Anche di questo sono orgoglioso. In particolare di com’è stato gestito il sistema. Non ci sono stati né amici né familiari».

Si spieghi...
«Ho avuto colleghi che mi hanno proposto di assumere amiche e parenti. So di essere antipatico ma ho detto di no e dinnanzi alle pressioni – nemmeno io sono d’acciaio – ho tagliato la testa al toro delegando a un’agenzia terza la selezione del personale».

Risultato?
«Chi è entrato lo ha fatto per merito. Non per raccomandazione. L’azienda funziona per questo».

Maura Delle Case

Roberto Muradore
Roberto Muradore
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