Palazzo della Regione - Udine 30 luglio 2015

Conferenza stampa su elettrodotto

Intervento di Ferdinando Ceschia, Segretario Generale UIL di Udine e provincia

Ho voluto essere presente di persona questa mattina, per almeno due motivi.

Il primo è manifestare apertamente condivisione e plauso alla lunga e tenace battaglia dei sindaci e del Comitato per la difesa del Friuli Rurale attorno alla questione dell’elettrodotto Redipuglia-Udine Ovest. Per i tempi accartocciati e soprattutto per i modi impiegati per imporla come indiscutibile, quest’ultima sta mettendo in luce tracce e valenze affatto particolari e contenute, quanto invece generali ed ampie. Inerenti ad elementi di fondo importanti, delicatissimi per le sorti della stessa democrazia, delicatissimi per la sopravvivenza di una comunità antica chiamata Friuli. La questione di fondo è semplice : “Chi decide e per chi attorno alle sorti, all’economia, allo sviluppo, al territorio, all’ambiente, agli interessi ed ai bisogni di questa comunità ?”.

Furono i sindaci dei comuni coinvolti da quest’opera, nel 2012 ad invitare CGIL CISL e UIL friulane, a chiedere loro cosa pensassero a riguardo. In sede di replica si manifestarono subito, da parte sindacale, due posizioni non collimanti, quasi diametrali. Da una parte la FIOM che sosteneva le ragioni dell’ABS sulla convinzione che quel progetto di elettrodotto fosse l’unica possibilità per avere più energia da impiegare per la produzione, seguita dal Segretario della CGIL di allora, che nel merito si riservava un pronunciamento successivo, dal momento che ignorava se il suo predecessore fosse stato o meno coinvolto dalle consultazioni previste dal Protocollo.

Consultazioni che mi permisi allora di escludere che si fossero tenute realmente, ricoprendo io l’incarico confederale sin dal 1999 ad oggi, e non essendo stato mai coinvolto sulla faccenda. La UIL mio tramite e la CISL nella persona del suo Segretario, Roberto Muradore, espressero da subito comunque la convinzione che la difesa dell’ambiente facesse parte primaria ed integrale del concetto di sviluppo, e che quanto rappresentato dai sindaci, in quanto per noi novità, richiedesse un approfondimento più attento, meno superficiale. Relativamente all’ABS UIL e CISL consigliarono l’ABS stessa di evitare una sovraesposizione sul tema di quel particolare elettrodotto, correndo il rischio di essere impropriamente coinvolta da interessi ben più ampi di quelli solo aziendali. Due soli giorni bastarono per permettere alla CGIL confederale di chiarire un po’ tutto. Si, era vero che la partecipazione al progetto era inesistente, ma l’elettrodotto era necessario e si doveva fare, senza frapporre indugio, perché il tempo era scaduto. Lodovico Sonego, assessore dell’ex Giunta Illy, anticipando la CGIL, aveva pensato di scaldare ben bene l’ambiente mettendo le mani avanti in modo imperioso, tale da non ammettere repliche: Chi si pone domande oppure non condivide l’elettrodotto, è contro il progresso ed appartiene al “partito della disoccupazione”.

Davvero troppo enfatico e caricaturale per farlo passare sotto silenzio. Sui giornali, ricordai allora all’esponente politico la sua indubbia paternità sul contrastato progetto di cementificio nella Bassa Friulana (evidentemente la passione per gli ecomostri aveva già forato in lui ogni possibile dubbio) , esprimendogli la ferma convinzione che la sua presa di posizione sollevasse interessi di parte e consistenti sospetti. Ancor peggio andò nel mese di luglio del 2012, nel corso di un incontro tra le Organizzazioni sindacali, la Presidenza del Consiglio regionale e, stranamente ed incautamente, la sola ABS di Udine. Il Segretario regionale della CGIL, aprendo la riunione ci tese a precisare che il compito del sindacato era quello di “mettere all’angolo gli ambientalisti”, mentre quello della Regione consisteva essenzialmente nel portare a compimento l’elettrodotto, il più rapidamente possibile.

Con gli occhi dilatati dalla sorpresa, UIL e CISL friulane lo pregarono di parlare solo per sé, non coincidendo affatto i suoi intendimenti programmatici con quelli da loro maturati.

Ricordo la scaletta delle argomentazioni che Muradore ed io componemmo per l’occasione:
1. Non era vero che il Friuli avesse bisogno di altra energia, dal momento che una fetta consistente di quella transitata, andava altrove, come le stesse statistiche Terna attestavano;
2. Il Progetto dell’elettrodotto Redipuglia-Udine Ovest si era venuto delineando in assenza di qualsiasi credibile partecipazione dei diversi soggetti previsti formalmente dal Protocollo;
3. Che l’impatto ambientale dell’opera lo faceva entrare nel novero delle mostruosità autentiche;
4. Che Terna non aveva neppure provato a prospettare soluzioni diverse da quelle di un percorso aereo con tralicci altissimi, escludendo di conseguenza possibilità di interramento secondo tecniche già attuate da Terna stessaal confine tra il Piemonte e la Francia, in un tratto tre volte più lungo di quello nostrano;
5. Che il tragitto Redipuglia-Udine Ovest suggeriva la domanda: non avrete mica intenzione di prendere l’energia dalla centrale atomica di Krsko, aggirando così il doppio pronunciamento referendario del popolo italiano su quel tipo di energia ?

A questo punto il Presidente Tondo prende le sue personali distanze dall’esito dei citati referendum, per confermare il fatto che lui in Slovenia andava per far fare alla regione ed all’Italia un utile “business nucleare”.

La fermezza delle reazioni a questa “linea” produsse la chiusura della riunione stessa.

“Se convocate queste riunioni per farmi fare la figura del cioccolatino, è meglio che non ci vediamo proprio !”. Così disse Tondo, al quale va riconosciuta, a differenza di altri, una sincera coerenza espressiva, sia pure per criticabili convinzioni.

Che il fronte critico e quello di opposizione all’elettrodotto avessero di fronte una espressione autentica del potere con la P maiuscola (leggasi Terna) è parso del tutto evidente in occasione di una successiva assemblea tenutasi in Provincia di Udine, nel corso della quale un aggressivo esponente della Società si prodigò ad irridere a pioggia sindaci, agricoltori, sindacati, ambientalisti, comitati e gente comune.

Un solo intervento si ebbe a favore dei convincimenti di questo galantuomo, rispettoso delle tradizioni democratiche della nostra terra, e ricordo fu quello del delegato sindacale Terna, della CGIL Significativo certo e per tante ragioni, ma non tale da giustificare resoconti giornalistici che si riassumessero così: “Tutti d’accordo (compreso il falconiere ed il falcone presenti?) all’elettrodotto non c’è alternativa”.

Provai a replicare dicendo che alla riunione c’ero, che mi ero pronunciato decisamente contro l’opera e come me quasi tutti, ma l’articolo non vide mai la luce.

Il secondo motivo per il quale sono qui stamane, insiste proprio su queste stranezze.

Il Messeggero Veneto mi attribuisce oggi un ruolo farisaico, ipocrita, lontanissimo dalla realtà. La UIL non prende parte sulla questione dibattuta, e Terna ha ragione a fare quel che fa.

Ho stampato un po’ di copie del comunicato originale perché si capisca lo stravolgimento compiuto e la richiesta di diritto alla replica. Il mio comunicato ha danzato giorni tra le scrivanie della redazione, per poi essere ospitato al margine di un attacco al collega Muradore da parte di alcune categorie CISL. Una posizione che anche il sottoscritto prende le distanze da Muradore.

A Roberto va invece il mio plauso convinto. Non entro nel merito delle dinamiche interne alla sua organizzazione, non mi compete. Ma credo di dover attestare la sua dedizione ed il suo impegno forte in difesa del Friuli, in difesa intelligente ed argomentata di tutto ciò che ne connota le sorti, i percorsi, le aspettative, i diritti. Il Friuli ora è chiamato territorio ed il territorio non si sa bene cosa sia più, in un delirio di rottamazioni che pagheremo caro.

Difesa del Friuli è la vostra, la nostra battaglia contro questo elettromostro.

I maggiorenti della politica regionale, molto aiutati in questo, sono spiazzati dalla sentenza del Consiglio di Stato, e non fanno altro che ripetere un ritornello già sentito fino alla noia.

Eccesso di potere e carenza di argomentazioni. Non sono certo che questo giudizio si attagli solo al rapporto tra Sovrintendenza e Ministero. I farisei, quelli veri, confermano che non c’è stata partecipazione alle decisioni, che la democrazia ha un po’ sofferto, ma che i giochi sono ormai fatti e bisogna agire in fretta, senza tentennamenti, naturalmente per il progresso e per l’occupazione.

A costoro voglio ricordare che solo i sindacalisti udinesi nel 2010, dopo oltre 430 assemblee di base, indissero uno sciopero generale contro le ragioni della crisi, contro l’impoverimento massiccio delle nostre comunità, per la difesa della nostra economia e del nostro lavoro, imprenditoriale e dipendente.

Quando dico solo gli udinesi intendo dire che gli altri scandivano altre priorità, meno estese ma più coinvolgenti come il comparto unico nel pubblico impiego, e che non mancarono di farci sapere, anche ruvidamente, che quelli fuori linea eravamo noi, romantici marziani, illusi sognatori.

Potere e professori. Un binomio forte e pericoloso, abituato a mentire, a plasmare, a corrompere.

A costoro il Friuli non interessa granchè , i loro traguardi sono altri. Prima ce ne rendiamo conto e meglio sarà per la nostra comunità, troppo spesso forata da parte a parte, eterodiretta e resa inerme.

La sentenza del Consiglio di Stato da ragione ai ricorrenti. Qualcuno si è già adoperato per sostenere pedantemente che si tratta di interpretazioni di solo ordine tecnico. Non c’è limite alla spudoratezza.

Non ho altro da dirvi se non ringraziarvi per la tenacia ed il rigore dimostrato, in una battaglia che condivido.

Dirvelo non è risultato semplice, ma è bene si sappia, almeno tra noi, che la UIL di Udine sta ancora tra la gente e con i sindaci , è con la base. Non è parte dell’asse di potere approntato per l’occasione con i tralicci. Non è parte infine dell’opera di denigrazione della condotta di Roberto Muradore.

Teniamo duro, è necessario farlo, al di là delle sorti individuali di ognuno di noi. Buona fortuna.

Ferdinando Ceschia
Ferdinando Ceschia
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