Messaggero Veneto

Martedì 09 Ottobre 2012

 

L’INTERVENTO

Crisi in Fvg la miopia dei politici

di Roberto Muradore - Segretario Generale della Cisl dell’Udinese e Bassa friulana

Il vice direttore Giuseppe Ragogna ha posto all’attenzione della politica le fondamentali questioni del lavoro e del manifatturiero. Più che mai opportuno poiché il ceto politico, in effetti, pare in altre faccende affacendato. Le stesse rappresentanze imprenditoriali, però, per troppo tempo hanno minimizzato le difficoltà del sistema produttivo locale, esplose certamente con la crisi globale ma causate, eccome, anche da problemi e deficienze endogene, tutte nostre. Sono indimenticabili gli appellativi che esponenti delle associazioni imprenditoriali appioppavano a Cgil, Cisl e Uil friulane quando, sole in Regione e ben prima del 2007/08, dicevano dell’urgenza di intervenire a favore del manifatturiero in quanto la crisi era già una realtà da dover affrontare. Un appellativo per tutti: “terroristi mediatici”. Eh, sì, proprio così.

Anche nel sindacato, a volte, non c’è stata una sufficiente consapevolezza della situazione. Alcuni pezzi del sindacato, come la Fiom, si sono attardati e ancora si attardano a proclamare astrattamente condivisibili principi, valori e soprattutto diritti che per essere esercitati e fruiti, però, necessitano di una economia che funziona, altrimenti restano parole vuote. Altri, come la CGIL Regionale, hanno ceduto a logiche corporative per avere un facile consenso ed ecco che hanno rieditato il “salario variabile indipendente” del comparto unico. Ciò sta a dimostrare che le rappresentanze politiche, economiche e sociali sono, troppo spesso, afasiche rispetto al mondo del lavoro e all’economia reale. Sarebbe ipocrita non ammettere che esiste uno scollamento tra rappresentanze e rappresentati e che, per calcolo elettorale o per qualche iscritto in più, si raccontano fiabe alla gente. Senza alcun coraggio i gruppi dirigenti pensano a se stessi, si autoassolvono mossi da un istinto di autoconservazione che non permette loro di incrociare, capire e guidare fuori dalla crisi la società e l’economia. La politica, soprattutto, parla a se stessa di se stessa, autoreferenziale più che mai.

La Cisl friulana, dai primi anni 2000, ha ostinatamente cercato di far interessare i politici locali al lavoro e al manifatturiero, promuovendo approfondimenti, analisi, studi e avanzando proposte che più volte il Messaggero Veneto ha riportato nelle sue pagine. Preme rammentarne soltanto alcune, a partire dall’urgenza che ogni risorsa pubblica rinvenibile, e ce ne sono parecchie da recuperare, vada indirizzata al sistema produttivo, per sostenerlo e renderlo più competitivo. Senza sminuire i settori primario e terziario, bisogna puntare sul manifatturiero il cui ridimensionamento provoca disoccupazione, calo del prodotto interno lordo e conseguenti minori entrate alla Regione all’incirca di 1 miliardo di euro. Senza perdere tempo a disquisire se piccolo è bello o no (piccolo è), si prenda atto della classe dimensionale delle imprese locali e si legiferi per sostenere processi non solo di fusione ma soprattutto di aggregazione quali i consorzi, le associazioni temporanee di impresa, le reti: solo così molte aziende potranno esercitare funzioni singolarmente per loro non possibili quali l’informatizzazione, la formazione, l’innovazione, il marketing, la ricerca, la commercializzazione e il presidio di mercati.

Va resa proficua la massiccia presenza di centri di ricerca, di parchi tecnologici e delle università favorendo l’incontro tra queste realtà e le piccole e medie imprese perché, ad oggi, le loro ricadute sull’apparato produttivo sono minime. Si utilizzino la capacità e l’esperienza degli enti di formazione per corsi qualificanti e riqualificanti mirati ad aumentare davvero l’occupabilità di quanti li frequentano, tenendo conto delle esigenze del mercato del lavoro. È da sviluppare una migliore, più grande e ricettiva portualità, valorizzare il corridoio Adriatico/Baltico, rivedere il progetto del Corridoio V, costruire strade e ferrovie utili quali quelle necessarie all’Aussa Corno ed evitare di occupare il territorio con opere inutili quali la Manzano-Palmanova.

Le “finanziarie” regionali Friulia e Mediocredito vanno ritarate dando loro gestione e mission utili ed efficaci. La macchina pubblica regionale deve diventare veloce, efficiente e rispondere ai bisogni delle imprese che non vivono i tempi lunghi e pigri della politica bensì quelli immediati e crudeli del mercato. Si istituisca un “Osservatorio regionale delle imprese manifatturiere” che, oltre agli importanti dati in possesso delle Camere di Commercio e delle Associazioni Datoriali, legga ancora meglio e in profondità le aziende per aiutare a partorire politiche all’altezza. Va valorizzata, non chiusa, l’Agenzia regionale del Lavoro che funziona bene. Insomma, dai gruppi dirigenti và compreso che il benessere dipenderà dal posizionamento competitivo del manifatturiero, decisamente vocato all’export.

Roberto Muradore
Roberto Muradore
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