Messaggero Veneto

Martedì 07 Febbraio 2017

 

IL SINDACATO

«Dai co.co.co ai voucher le politiche occupazionali sono state un fallimento»

«I dati esprimono un giudizio sulle politiche di questi anni e sul loro fallimento». «Non ci sono mai ricette precostituite, e quindi si prova, si sperimenta e si traggono conclusioni». Peccato che questa ultima fase non arrivi mai, così si continuano a sprecare risorse ad alimentare convinzioni errate, come quella che «intervenire sulle regole del mercato del lavoro basti per creare lavoro». I fronti sono diversi ma il giudizio è molto simile. Ed è una sonora bocciatura quella che arriva dai sindacalisti, Giuliana Pigozzo, leader della Cgil di Pordenone, e Roberto Muradore, segretario della Cisl di Udine, rispetto alle politiche del lavoro finalizzate ai giovani.

«Quelli sulla disoccupazione giovanile - è la prima considerazione di Pigozzo - sono dati molto preoccupanti che direttamente esprimono un giudizio sulle politiche individuate in questi anni e sul loro sostanziale fallimento. Il trend è rimasto costante, al di là di qualche lieve flessione o lieve incremento, e negativo, e questo fa il paio con la situazione generale dell’occupazione, in cui esiste un problema di creazione di nuovi posti di lavoro». Per Giuliana Pigozzo i termini della questione sono semplici: «o allarghi la base produttiva o ricollochi nei posti di lavoro che ci sono». E poi c’è anche un altro tema, legato alla formazione che serve di più ai formatori che a coloro che devono essere formati. «E’ evidente che deve essere correlata al fabbisogno del mercato, se no - sottolinea Pigozzo - è inutile». Si è investito poco e male sui giovani? «Secondo me c’è un problema generale di sistema che richiederebbe l’individuazione di politiche rivolte alla creazione di posti di lavoro, e poi servono politiche indirizzate in determinati segmenti, tra cui i giovani. Ma è evidente che se hai un numero definito di posti di lavoro e mandi in pensione le persone occupate sempre più tardi, crei un altro elemento che blocca il sistema». E sulla speranza di creare lavoro, c’è un altro elemento che avanza: l’automazione, sempre più spinta, che cancellerà altri posti di lavoro. «Tutto questo richiederebbe - è la considerazione della segretaria generale della Cgil pordenonese - una attenta riflessione per iniziare a capire che cosa fare per costruire prospettive per i giovani, senza ipotizzare soluzioni approssimative ed evitando l’assistenzialismo». Non c’è alternativa a questo impegno «anche perché - conclude Pigozzo - non oso pensare a come possa essere una società in cui vengono meno gli spazi per i giovani».

«Non troppi anni fa - ricorda Roberto Muradore - in questa regione, e più in generale a Nordest, avevamo un problema diverso: il precoce abbandono scolastico. I ragazzi lasciavano la scuola per la fabbrica, a volte senza aver nemmeno completato il percorso di studi, perché qui il lavoro lo si trovava con estrema facilità. Adesso i giovani non trovano occupazione. Io spero - prosegue il segretario generale della Cisl di Udine -, che al di là delle prospettive non rosee, i giovani oggi proseguano gli studi migliorando la propria formazione, anche tecnica, perché il mondo del lavoro che si va delineando richiederà sempre maggiori competenze e cultura». «Ciò che preoccupa sono i processi di innovazione tecnologica, ineludibili per imprese che vogliano essere competitive, ma che non solo non genereranno occupazione ma espelleranno persone dal mondo del lavoro». Industria 4.0, ovvero la digitalizzazione della produzione, insieme ad una spinta sempre maggiore verso l’automazione della produzione «non creano lavoro, ma lo distruggono - avverte Muradore -, per cui ci avviamo verso un futuro prossimo in cui ci sarà meno occupazione ma più qualificata. Ma non mi pare che si sia aperto un confronto su questo». Guardando alle politiche sul lavoro, qual è il giudizio? Hanno mancato gli obiettivi? «Personalmente non considero negative le sperimentazioni, ma bisogna tenere conto dei risultati. Molte volte procediamo per tentativi ed errori, poi arriva il momento del bilancio. Sono state dispiegate molte risorse ma i risultati non sono coerenti nè con le attese nè con gli investimenti. Mi auguro sia diventato chiaro a tutti che le regole del mercato dei lavoro sono importanti ma di per sè non creano lavoro. Invece è vero - conclude Muradore - che senza economia non c’è lavoro. Se un’impresa cresce e ha necessità, assume, a prescindere dall’articolo 18».

Roberto Muradore
Roberto Muradore
archivio

altre risorse: