Messaggero Veneto

Mercoledì 10 Giugno 2015

 

Dal Friuli al turismo. Bolzonello contro tutti. E Da Pozzo ribatte.

Il vice presidente: Udine non deve pensare solo a se stessa.
La replica del leader camerale: siamo sempre stati aperti.

“L’assessore ha sottolineato che il dibattito riaperto da Cecotti sulla friulanità è il vero tema sul quale si giocherà la capacità della regione di rimanere unita”

“Critiche agli operatori del turismo: il comparto è governato da persone non capaci di farlo davvero. Servono manager e personale altamente specializzato”

Udine e il Friuli per confermare la loro centralità e trascinare lo sviluppo dell’intero Fvg non possono chiudersi in se stessi, immaginando il loro futuro all’interno di uno spettro compreso dal Tagliamento all’Isonzo, ma si devono confrontare, alla pari, con le altre aree della regione per quanto possano apparire diverse da un punto di vista culturale e imprenditoriale. Perché suonare le campane a morto per l’ormai desueto claim del “fasin di bessôi” per Sergio Bolzonello non basta più, ma è necessario un cambio di prospettiva in cui Udine - e con essa le spinte friulaniste e autonomiste al suo interno - deve essere in grado di «trainare realmente i processi di cambiamento senza spaccare il territorio regionale».

Visione d’insieme. Il vicepresidente della Regione ha parlato durante la presentazione dei dati dell’Agenda del futuro-Udine 2024, promossa per la prima volta in Italia da una Camera di commercio, quella di Udine (nell’ambito del suo programma d’innovazione Friuli future forum), assieme a palazzo D’Aronco, in collaborazione con l’università e la Regione e con il coordinamento generale e l’elaborazione diretta da parte dell’Ocse. Bolzonello parte dal nucleo stesso di analisi, cioè il futuro del capoluogo friulano, per spiegare come, secondo lui, per credere, davvero, nello sviluppo della città serve una visione non limitata, ma d’insieme. «Udine non soltanto non esiste senza il suo territorio – ha detto -, ma soprattutto se non si relaziona con le altre aree della Regione. Il Fvg non è composto soltanto dal Friuli, ma anche dal manifatturiero pordenonese, dal goriziano che possiede al proprio interno le peculiarità per rialzare la testa e, piaccia o non piaccia, anche da Trieste. Pensare al proprio sviluppo senza interconnessioni con quelle aree, oggi, vuol dire non essere in grado di interpretare il futuro».

Cambio di passo. Bolzonello è un fiume in piena. «Il grande dibattito sulla friulanità riaperto da Cecotti – ha spiegato - è culturale in senso ampio. Ed è il vero tema su cui dobbiamo interrogarci, al di là dell’elemento legato all’appartenenza, perché da qui in avanti rappresenterà l’unità, o meno, dell’intero Fvg. Oggi non si può pensare alla crescita delle attività senza un tessuto culturale alle spalle capace di attrarre investitori e manager». Dall’industria alle imprese passando per i consorzi e il turismo. E il vicepresidente fa nomi e cognomi «Non riesco a capire – ha detto – perchè Udine e la Ziu non procedano verso l’accorpamento con l’Aussa/Corno a prescindere dalle condizioni attuali di quest’ultima. È una scelta strategica da compiere al pari di quanto realizzato da Trieste, Monfalcone e Porto Nogaro che stanno già sviluppando una serie di ragionamenti d’insieme». Il Friuli, dunque, deve mettersi in discussione al pari di coloro che lavorano nel comparto turistico «governato da persone non capaci di farlo davvero» e in cui occorrono «manager e personale altamente professionalizzato ed è per questo che abbiamo investito molto nella formazione, ma ci attendiamo una risposta più convinta da parte degli operatori».

Nuova impresa. Problemi che, per Bolzonello, sottendono al più grande limite del Fvg e che potremmo definire sindrome del terremoto. «E’ il momento di dirci la verità – ha concluso – e cioè che l’esperienza post ’76 è stata straordinaria, ma adesso dobbiamo uscire della logica esclusivamente contributiva nata in quel periodo e che è ancora molto presente in tutto il Fvg». Perché «se l’interlocuzione con la Regione è legata soltanto all’ottenimento dei finanziamenti è una battaglia persa» che «non ci permette di fare impresa in alcun altro modo» mentre a Trieste vanno chieste altre cose come «la sburocratizzazione». Una serie di provocazioni, come le ha definite lo stesso Bolzonello, a cui ha risposto, in trincea, Giovanni Da Pozzo. «La Camera di commercio di Udine – ha replicato – ha sempre agito, e continuerà a farlo, con la massima apertura su tanti temi, dalle fiere ai distretti alle aree tecnologiche. Gli interlocutori? Questo è un altro discorso. Ognuno cerca di difendere il proprio territorio, ma tutti abbiamo la necessità di capire come il modello di sviluppo e di gestione che abbiamo conosciuto in tutti questi anni debba essere cambiato».

Mattia Pertoldi

Giovanni Da Pozzo
Giovanni Da Pozzo
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