Messaggero Veneto

Giovedi 02 Aprile 2015

 

Dall’inizio della crisi persi 23.580 posti la metà nell’Udinese

I lavoratori in cassa integrazione cresciuti di 7 volte dal 2008
Muradore (Cisl): per creare lavoro servono riforme strutturali

L’Istat dice che a febbraio la disoccupazione è in salita, anzichè in diminuzione. «Ma non capisco chi si stupisce: non è sufficiente intervenire sulle regole del lavoro per creare posti di lavoro. O si risolvono i nodi strutturali che rappresentano altrettanti gap competitivi, in modo tale da sostenere le imprese che ci sono e richiamarne di nuove a investire in questo Paese e in questa regione, oppure la disoccupazione non diminuirà».

È il segretario della Cisl, Roberto Muradore a mettere in fila i dati sull’occupazione - o meglio sulla disoccupazione - dall’inizio della crisi a oggi. «In Friuli Venezia Giulia gli occupati dell’economia sono scesi nel periodo intercorso dall’anno di ingresso nella crisi, il 2008, e il dato più recente è quello del 2014, di ben 23 mila 580 unità, -4,5 per cento - ricorda Muradore -. Alla provincia di Udine va il palmares per la performance peggiore: -5,8 per cento con 13 mila 270 occupati persi, oltre la metà del dato regionale».

La stragrande maggioranza dei posti di lavoro perduti appartiene al comparto manifatturiero, «piombato in una crisi propria che ancora perdura - sottolinea il sindacalista - che in regione è responsabile della perdita di 19 mila 477 occupati, pari all’82,6 per cento di tutti i posti di lavoro azzerati in Fvg, con un calo dell’11,2 per cento». Anche in questo caso la provincia di Udine è al vertice con 12 mila 491 occupati persi (meno 15,3 per cento).

Ancora sui dati: «Nell’anno di entrata nella crisi, quindi parliamo sempre del 2008, erano 2 mila 633 i lavoratori sospesi, cioè posti in cassa integrazione, in tutta l’economia del Friuli Venezia Giulia. Di questi, il 59,7 per cento, ovvero mille 571 persone, appartenevano al comparto manifatturiero. Nel 2012 - ancora Muradore - i lavoratori sospesi, ovvero posti in cassa integrazione ordinaria, e quelli a rischio di diventare esuberi, e posti in cassa integrazione straordinaria o in deroga, sono diventati 14 mila 801, di cui 8 mila 652 del settore manifatturiero. L’anno successivo, nel 2013, sono saliti a 17 mila 704 e nel 2014 sono arrivati a 19 mila 764 (di cui l’80 è in cig straordinaria, quindi a rischio esubero), con 12 mila 892 provenienti dal comparto manifatturiero».

Se gli accenni di ripresa si sono manifestati in questo periodo, non è certamente accaduto nell’occupazione. «E difficilmente credo accadrà se ci si limiterà ad intervenire solo sulle regole del rapporto di lavoro. Va bene fare anche questo - conviene Muradore -, se pensiamo al Jobs act, questo tende a stabilizzare i rapporti di lavoro rendendo più conveniente assumere con contratti a tempo indeterminato. Ma occorrerà lavorare ancora per disboscare i contratti atipici. E non basterà. È necessario - indica il sindacalista - risolvere i nodi strutturali, in questa regione come in Italia. Ed è qui che restiamo ancora indietro ed è su questi che la politica ancora tentenna».

L’elenco è noto: si chiama efficientamento e minor costo dell’apparato burocratico pubblico inteso nel suo complesso, con una riduzione drastica della burocrazia. La giustizia e i suoi tempi, incompatibili con le esigenze delle imprese che già ci sono, e inaccettabili da quelle che cercano luoghi in cui insediarsi. Le infrastrutture «materiali e immateriali. La banda larga: ma facciamola!» è l’esortazione del segretario della Cisl.

Se l’export ha salvato molte imprese in questi anni di crisi, non va dimenticato «che molte pmi lavorano per il mercato interno. Magari è ora di intervenire defiscalizzando il reddito da lavoro e aumentando le imposte sulle rendite».

Elena Del Giudice

Roberto Muradore
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