Messaggero Veneto

Domenica 18 Dicembre 2016

 

Dalla Safau al Duemila.

Muradore racconta la Cisl.

I discorsi del segretario nel volume “Gli anni dell’eresia di un maturo sindacalista
Domani la presentazione nella sede di via Ciconi. Ripropone temi ancora attuali

«Da tempo molti lavoratori non si iscrivono, e non perché siano filo padronali o contrari al sindacato, ma molto più semplicemente perché i benefici contrattuali arrivano comunque nelle loro tasche». Era il 2009 quando Roberto Muradore, il segretario generale della Cisl di Udine, scriveva queste parole. Il Jobs act era al di là da venire e la crisi iniziava a farsi sentire. Da allora è cambiato il mondo e Muradore nel volume che porta la sua firma “Gli anni dell’eresia di un maturo sindacalista 2005-2015 e altro ancora” (L’orto della cultura editrice) ripercorre il cambiamento.

Il libro raccoglie i discorsi che restituiscono la storia del sindacato e invitano al cambiamento. Perché come si legge in copertina «il sindacato, come altre rappresentanze sociali, economiche e politiche, sarà migliorato non dagli yes men, ma dagli “eretici costruttori” che con idee e proposte arricchiscono le organizzazioni». Domani, alle 9, il libro sarà presentato nella sede della Cisl, in via Ciconi, dalla direttrice della casa editrice “L’orto della cultura”, Maura Pontoni. Dialogheranno con l’autore il direttore del Messaggero Veneto, Omar Monestier, il direttore della Vita Cattolica, Roberto Pensa, e il direttore de “Il Friuli”, Rossano Cattivello.

Documenti alla mano, Muradore racconta un pezzo di storia sindacale friulana. Lo fa partendo dal Consiglio di fabbrica della Safau, quando il sindacato anziché chiedere denaro pubblico pretese di conoscere le cause della crisi. All’epoca il proprietario dell’acciaieria era un certo Landini che nulla aveva a che fare con il più attuale Landini, capo della Fiom. Tant’è che Muradore, nel 1983, gli imputava di aver commesso «errori grossolani, quali quello di abbandonare per alcuni anni il mercato degli acciai speciali per produrre e vendere acciai comuni, che in quel momento erano richiesti». E ancora: «La costruzione dell’acciaieria di Cargnacco (1976), in mezzo a tante scelte sbagliate fu invece una scelta lungimirante poiché l’impianto è ben strutturato per produrre acciai di qualità». L’Abs ne è una conferma. Nel 1983 Muradore non avrebbe certo immaginato che, a distanza di tempo, si sarebbe trovato a gestire crisi pesantissime in un tessuto economico che sconta più di qualche fragilità.

Muradore racconta la storia del sindacato senza se e senza ma. Ricorda quando invitava a non essere subalterni ai partiti, a non temere l’impopolarità «affermando con chiarezza che ulteriori sacrifici saranno richiesti anche ai lavoratori e che la battaglia da fare è quella di partecipare equamente al cambiamento del Paese». Era il 1993. Venticinque anni dopo quelle parole sono ancora attuali.

Non manca la ricostruzione delle trattative più ampie, quelle avviate per risolvere i problemi del territorio, la battaglia sull’elettrodotto è solo un esempio, e difendere l’autonomia della Regione. Oppure le tante mobilitazioni organizzate in difesa del lavoro soprattutto femminile. Nodi tutt’altro che risolti. E prendendo a prestito le parole di Renato Quaglia, il project manager di Friuli future forum, possiamo dire che «tra le molte parole scritte da Muradore si legge una posizione intrattabile, che non chiede ascolto esercitando tecniche seduttive, nè accetta di interpretare un ruolo in commedia.

Giacomina Pellizzari

     
 
 
     
Roberto Muradore
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