FISASCAT

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Il Gazzettino

Mercoledì 22 Maggio 2013

 

Dayli, dipendenti pronti allo sciopero

L’amministratore: voglio risolvere, ma 50 negozi sono insalvabili.

Monta la protesta fra le commesse e i commessi della catena Dayli, che raggruppa gli ex punti vendita italiani di Schlecker. All’assemblea di lunedì nella sede Cisl di Udine erano in tanti («Almeno 120 persone», secondo Diego Marini della Fisascat), con il fiato sospeso davanti ai numeri snocciolati dallo stesso Marini, reduce dall’incontro "informale" con un consulente dell’azienda la scorsa settimana. Secondo le cifre in possesso del sindacato, su 289 filiali, a livello nazionale 99 (con circa 250 dipendenti) sarebbero a rischio chiusura.

Nella lista figurerebbero 14 sedi della provincia (gli store di via Caccia e viale Duodo a Udine e poi negozi a Cassacco, Buttrio, Tolmezzo, Fagagna, Grions di Povoletto, Premariacco, Artegna, Pradamano, Tarvisio, due punti vendita a Gemona e la sede di Reana). Ma c’è anche un secondo elenco, quello dei «negozi sotto osservazione», seppur non a rischio chiusura, come spiega Marini. In questa seconda lista (che, secondo i dati forniti dal sindacato, conterebbe 74 punti vendita in tutta Italia) ci sarebbero 28 negozi della regione, di cui 19 nella nostra provincia.

Ora, l’attesa è per l’incontro di venerdì con il nuovo amministratore. «I dipendenti si sono tutti allarmati, sentendo questi numeri. Per molti, la paura è quella di perdere il posto di lavoro - dice Marini -. Non escludiamo lo sciopero, anzi. La scelta di fare prima l’incontro è per dimostrare che vogliamo trovare una soluzione e sederci ad un tavolo. Se quelli dell’azienda al tavolo non volessero sedersi, proclameremo lo sciopero». Secondo il sindacalista «non si fa liquidità chiudendo negozi. Il nostro timore è che possano chiudere tutto. La merce non sta arrivando, il magazzino è vuoto. Quando ci sono segnali così, la preoccupazione è alta».

Il neo-amministratore di Dayli in Italia, Giancarlo Sachs, assicura che lui, al tavolo, non mancherà («Abbiamo già prenotato una sala a Mestre»). E continua a ribadire che «il mio obiettivo è salvare la situazione». I 99 negozi a rischio? «Cinquanta, purtroppo, sparsi in tutta Italia, sono insalvabili. Gli altri cinquanta, credo che si potrebbero piazzare sul mercato per altre strutture: si potrebbero chiudere, riattivandoli cedendoli ad altre strutture». Sachs tiene comunque a sottolineare che «la nostra forza è mantenere i punti vendita in Friuli, Veneto e Alto Adige, dove siamo forti sul mercato».

LE COMMESSE
«Se non avremo risposte, andremo in piazza»

«Se all’incontro di venerdì non ci saranno le risposte che attendiamo, siamo pronti a scendere in sciopero, anche da sabato». È battagliera Cinzia Di Benedetto, delegata Filcams Cgil, che lunedì ha voluto essere accanto alle colleghe e ai colleghi all’assemblea convocata nella sede della Cisl. «Ho chiesto che se si arriverà alla cassa integrazione, non venga fatta solo per i negozi che chiudono, ma a rotazione», chiarisce Di Benedetto. Quanto alla mobilitazione, da lunedì è partito lo stato di agitazione: «Abbiamo dato all’azienda il beneficio del dubbio, incontreremo l’amministratore, ma se non ci saranno le risposte attese, partiremo con le azioni di lotta».

Il negozio dove lavora Cinzia, a Fagagna, è uno dei 99 a rischio chiusura, ma, dice, «io vado avanti fino in fondo. Confidiamo nella "cassa" a rotazione, che tocchi un po’ tutti ma non faccia male a nessuno». Anche Veronica Polloni, delegata Fisascat Cisl, che lavora a Tricesimo, aspetta quel che uscirà dall’incontro di venerdì a Mestre: «Stiamo tutte attendendo il risultato di venerdì, poi prenderemo le nostre decisioni in assemblea (già prevista per venerdì sera a Udine ndr). Certo, siamo pronte alla protesta».

 
 

Mercoledì 22 Maggio 2013

 

Settanta posti a rischio alla Dayli

Venerdì l’incontro decisivo fra l’azienda e i rappresentanti dei lavoratori.
«Tagliano 25 dei 99 negozi»

«Siamo al capolinea. Non c’è più speranza. Il magazzino è vuoto e sono cessate le forniture. Siamo in regime di liquidazione della merce per svuotare i negozi. Insomma, siamo all’ultimo atto».

Gladis Cudis, occupata da sette anni nel negozio Dayli (ex Schlecker) di viale Duodo, non ha dubbi: quella che stanno vivendo i punti vendita di proprietà dell’immobiliare austriaca Tap 09 è una lenta agonia alle battute finali. Dello stesso avviso sono i circa 100 dipendenti che lunedì sera si sono ritrovati alla Cisl di Udine per fare il punto della delicata situazione assieme al sindacato. Gli occhi sono puntati su venerdì, quando le parti sociali incontreranno a Mestre il nuovo ad di Dayli. Starà a lui confermare o meno il piano di riorganizzazione presentato informalmente, la scorsa settimana, ai sindacalisti da un consulente dell’azienda.

«Un piano passibile di modifiche», hanno tenuto a precisare Diego Marini e Diego Santellani di Fisascat Cisl, incalzati dai dipendenti che a tutti i costi, lunedì, hanno voluto sapere i nomi dei negozi giunti al capolinea. Sarà anche ufficioso, ma al momento è l’unico programma di cui sono a conoscenza le parti sociali. Un progetto che parla la lingua dei tagli, che si prepara ad abbassare, nel giro di sole sei settimane, la scure su 25 dei 99 negozi Dayli aperti in Fvg e con quelli ad azzerare ben 70 posti di lavoro in regione.

Nella lista nera si contano i punti vendita con fatturati annui inferiori ai 300 mila euro, vale a dire i negozi di Fagagna, Tolmezzo, Monfalcone, San Giovanni di Casarsa, Gemona (via Osoppo e piazza Garibaldi), Fiume Veneto, Pradamano, Cassacco, Buttrio, Staranzano, Artegna, Tarvisio inferiore, Maniago campagna, Premariacco, Grions del Torre, Udine (via Caccia e viale Duodo), Grado, Monfalcone e Trieste.

«Il piano di ristrutturazione e rilancio che informalmente ci è stato presentato dal consulente – ha spiegato Marini – prevede la chiusura di circa un terzo dei punti vendita presenti in Italia e la messa in Cigs dei rispettivi 250 occupati. Con quest’operazione, unita alla svendita, già in corso, della merce attualmente presente nei negozi, l’azienda intende far cassa per pagare il debito contratto con i fornitori e al contempo rilanciare i restanti negozi».

Inutile fare ipotesi: «Aspettiamo di vedere cosa ci propongono e quella stessa sera decideremo il da farsi, se necessario proclamando uno sciopero per il giorno dopo», ha assicurato Santellani. «Gli scaffali sono vuoti, i clienti, arrabbiati, non tornano più», ha raccontato Tatiana Musso, commessa del punto vendita Dayli di Cividale. A farle eco una collega di Tarvisio, Elisabetta Kanbutsch, che per l’ex Schlecker lavora da 12 anni: «Dinnanzi ai pochi prodotti che abbiamo in negozio la gente ci chiede continuamente se chiudiamo». Cosa rispondere? «Nessuno lo sa – ha detto lei allargando le braccia –. Non resta che sperare».

 
 

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