Messaggero Veneto

Mercoledì 23 Luglio 2008

 

Dirigere un sindacato oggi tra economia e società

«Negli anni ‘70 eravamo noi metalmeccanici la rovina dell’Italia. Mi sembra che ogni accusa generica ricordi quella. Infondata. Oggi si parla di fannulloni nel pubblico impiego, ma non si dice chi è l’”imprenditore” del pubblico impiego. E’ la politica, che è imbelle da tempi immemorabili nella gestione delle strutture».

Questo è l’attacco del colloquio con Roberto Muradore, segretario della Cisl friulana da qualche mese. Non si tratta di privatizzare ciò che non si riesce a gestire, ma di cominciare a gestire, con criteri imprenditoriali, a partire dalla scelta dei gruppi dirigenti della burocrazia. Viene in mente un certo amministratore delegato dagli emolumenti e liquidazioni milionari, dopo avere tutt’altro che risanato Alitalia e Trenitalia. Boiardi preposti a costi vergognosi e una pletora di loro seguaci a rimorchio.

Oggi, dice Muradore, il sindacato in generale può fare molto, ma solo a patto che non si appiattisca sulla politique d’abòrd, e solo se riesce a recitare un ruolo autonomo.Ad esempio, gli pare evidente come con la precedente Amministrazione regionale il sindacato dirimpettaio abbia al massimo fatto la parte del comprimario di un certo dirigismo tardo-illuminista proveniente da Trieste. La vicenda del cementificio che non si è fatto, nella Bassa, lo sta a dimostrare.

A Udine si è cercato di marcare una certa autonomia. Infatti, dice, si può creare qualcosa solo se si ha un’identità. È sempre il tema dell’”Ama il prossimo tuo come te stesso”, dove il “come te stesso” è fondamentale.Il segretario mi spiega che i sindacati friulani hanno partecipato con convinzione al Comitato per il Friuli, non per spirito nostalgico, ma proprio per marcare un modo di essere “locale” nel cambiamento, tra macro-regioni e globalizzazione. Ha anche dato da pensare l’assenza di tutta una parte politica (quella allora maggioritaria, che pure ha fatto delle buone politiche lavoristiche) alla presentazione del rapporto sull’economia e l’occupazione del Friuli di Tellia e Mattioni di qualche mese addietro.

Oggi i linguaggi sono diversi, e bisogna conoscerli, per parlare ai lavoratori e alle imprese, e non sempre il sindacato è pronto. Ad esempio, non ha ancora capito fino in fondo che si è di fronte ad un’emergenza educativa dei giovani, e quindi dovrebbe rifarsi alle sue originarie prerogative di soggetto di pedagogia sociale.

Gli chiedo della situazione economica ed occupativa, e ne escono scenari chiaroscurali. Il Friuli, per Muradore, deve recuparare il suo gusto per l’impresa media e piccola, anche nel settore commerciale su cui si sono giocate partite ambigue. Vien da dire: «Dies dominica est servanda, e non consumo ergo sum».Circa l’ambiente e l’industria energivora, ritiene che bisogna agire su ciò che è già possibile fare, non evitando alcun dibattito razionale su ciò che si può fare ancora rispettando l’ambiente stesso.

È il sistema paese Italia che deve diventare più competitivo, integrando il pubblico come servizio efficiente al privato, e forse superando la mitologia del mercatismo puro. Si tratta di lavorare con una politica che si ricordi di essere anche un “padrone” (per la Pubblica Amministrazione) e lo faccia in modo non clientelare, e di un privato che rispetti i vincoli etici posti dal rapporto equilibrato tra i diritti e i doveri. Roberto Muradore è nel sindacato da cinque lustri. Stelliniano, ex operario della storica Safau di via Calatafimi, ha fatto tutta la trafila nella struttura: operatore Fim (metalmeccanici), segretario, responsabile a Monfalcone, regionale, fino all’attuale incarico di guida del sindacato friulano.

Renato Pilutti

Roberto Muradore
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