Messaggero Veneto

Domenica 15 Aprile 2012

 

Domeniche, accordo contro le aperture.

Appello di Cisl, Confcommercio e Anci che puntano a fermare la deregulation:
«Reintroduciamo il limite massimo di 29»

«Ripartire dalle 29 aperture domenicali contro la deregulation del commercio». È l’appello rivolto dal segretario della Fisascat Cisl, Paolo Duriavig, alla Regione affinché «sia posto un freno a un provvedimento assurdo», ha aggiunto. E ieri, dai lavori del convegno “Liberalizzazione orari commerciali per un consumo maturo e consapevole” organizzato dalla sigla di categoria e al quale è intervenuto anche l’arcivescovo Mazzocato, l’Anci ha annunciato il via a una sperimentazione che coinvolgerà l’asse Udine-Tarcento per «cominciare una concertazione territoriale che conduca all’autoregolamentazione degli operatori», come ha spiegato il presidente, Mario Pezzetta. Una serie di incontri che vedranno seduti intorno a un unico tavolo i rappresentanti delle amministrazioni di Udine, Tavagnacco, Reana, Tricesimo e Tarcento, insieme con gli operatori commerciali. «L’obiettivo è assicurare maggiore omogeneità nelle aperture – ha aggiunto Pezzetta – così da migliorare l’offerta commerciale. Ovviamente ci sarà chi sceglierà di non adeguarsi, ma il nostro è un impegno etico oltre che commerciale e in questo senso garantiremo la chiusura durante quelle feste che permeano la nostra tradizione e cultura».

L’attuale deregulation nelle aperture sancita dalla Regione prima e dal decreto del governo Monti “Salva Italia” poi, «non fa crescere l’economia e non rilancia né i consumi né il settore – ha sostenuto Duriavig –. L’unica certezza è data dall’aumento dei costi fissi di gestione, con inevitabili ricadute sul prezzo finale di vendita». Ecco perché Duriavig, durante il convegno moderato dal giornalista del Messaggero Veneto, Cristian Rigo, ha invitato «tutti i consumatori a non fare la spesa la domenica».

E mentre il presidente della Camera di commercio, Giovanni da Pozzo, ha snocciolato i numeri di «un sistema della grande distribuzione sproporzionato rispetto al territorio, con 860mila metri quadrati di superficie», ha anche sottolineato la propria contrarietà alle aperture nei giorni festivi: «La domenica si va al mare o in montagna – ha detto il numero uno dell’ente camerale udinese –. Anche perché la grande platea delle attività commerciali (Da Pozzo è titolare di un negozio di abbigliamento a Tolmezzo, ndr) non ha alcun interesse a restare aperta la domenica: i consumi sono in calo, aumentano i costi fissi e quelli del personale, si creano condizioni di vita stressanti oltre a una flessibilità selvaggia».

Sulla questione culturale è intervenuto il segretario dell’Adiconsum di Udine, Dino Pontisso, chiedendo agli enti locali di proporre alternative alle domeniche nei grandi centri commerciali, mentre Iris Morassi, segretario della Cisl Fvg, ha puntato il dito contro la politica, «la grande assente», ha detto.

«Capiremmo di più le liberalizzazioni – ha commentato il segretario nazionale della Fisascat Cisl, Pierangelo Raineri – se ci trovassimo in un momento di espansione dei consumi oppure se fosse l’Europa a chiederlo, ma non è così».

Le commesse: «Pochi acquisti nei giorni di festa»

«La domenica le vendite colano a picco». Ad assicurarlo è Marcella Riccardo, commessa 46enne friulana che ha aggiunto: «Le persone vengono a “pascolare” e i pochissimi acquisti si ripercuotono in termini di mancati introiti nell’arco della settimana». Marcella Riccardo è preoccupata anche dalle rinunce cui è costretta: «La famiglia non ha prezzo – ha detto –: non mi interessa ricevere 100 euro in più, voglio stare con chi amo. La scorsa domenica delle Palme dopo molti anni sono finalmente riuscita ad andare a messa solo perché una collega ha acconsentito a sostituire il turno».

 
 

L’arcivescovo: il riposo conquista di civiltà

La Chiesa a fianco del sindacato: «Le scelte eticamente sbagliate si pagano anche economicamente».

MONSIGNOR MAZZOCATO Ventinove festività con i negozi aperti sarebbero già troppe. Dobbiamo farci carico di un’educazione a interessi più nobili.

Un fermo no alle aperture domenicali è arrivato anche dall’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato, intervenuto ieri al convegno organizzato dalla Cisl e ospitato nella sala Vuga della Camera di commercio. «È tempo che la politica faccia un colpo d’ala verso l’alto – ha detto il presule – e intervenga su questo tema». Il termine delle 29 aperture straordinarie «è una scelta molto avanzata – ha aggiunto l’arcivescovo Mazzocato – che io limerei al ribasso perché si tratta di più della metà delle feste dell’anno. In questo quadro dobbiamo assumerci tutti la responsabilità dell’educazione: le famiglie devono essere aiutate a coltivare altri interessi, più nobili ed elevati rispetto a guardare le vetrine dei negozi. L’uomo ha bisogno di fare respirare l’anima e oggi c’è troppa asfissia spirituale.

A un certo punto non ce ne si accorge nemmeno più perché intossicati». Il “no” alle aperture domenicali è anche un “no” al perdurare dell’individualismo. «Non lamentiamoci della crisi delle famiglie se poi le carichiamo di pesi insostenibili – ha evidenziato Mazzocato –: ci sono persone che rischiano equilibri personali e familiari perché immersi in un meccanismo che non conosce soste né ritmi. Invece il ritmo ordinato di lavoro-festa è la condizione per una vita equilibrata e per buone relazioni fra le persone». E ancora: «La domenica è una conquista di civiltà introdotta dal cristianesimo per tutelare gli ultimi e gli indifesi che proprio oggi manifesta tutta la sua attualità. L’importante è che l’urgenza di questo periodo di difficoltà economica non sia cattiva consigliera e ci conduca a scelte che potremmo pagare anche dal punto di vista economico.

Perché scelte eticamente sbagliate sono destinate ad avere ricadute anche in termini monetari», ha sottolineato Mazzocato. Il 57enne Franco Celant, commesso in un centro commerciale dell’hinterland, ha invitato il presule «a vedere con i suoi occhi cosa succede nei negozi la domenica: le persone vengono a perdere il proprio tempo, vagano come disperati – ha assicurato Celant –. I bambini poi sono particolarmente irrequieti forse perché preferirebbero correre all’aria aperta». Celant è uno di quei commessi specializzati che la domenica non possono essere sostituiti e così - ha raccontato - «ho perso tutti gli amici e i contatti. Soltanto il venerdì ci vengono comunicati i turni della settimana successiva e non ho il tempo materiale per organizzarmi. La mia giornata libera poi è sempre infrasettimanale e inevitabilmente perdo tutti i momenti più belli da passare con la mia famiglia. Inoltre - conclude -, sono un credente cristiano, ma la possibilità di santificare le feste è ostacolata dalla necessità di lavorare».

Paolo Duriavig
archivio
Iris Morassi
Iris Morassi
archivio
mons. Andrea Bruno Mazzocato
mons. Andrea Bruno Mazzocato
archivio

altre risorse: