Messaggero Veneto

Giovedì 29 Dicembre 2011

 

Domeniche aperte? Mazzata ai negozi

Il sindacato è contro la deregulation voluta dal Governo: i piccoli esercizi saranno travolti dalla grande distribuzione

COMMERCIO» ALLARME CISL

Il segretario Duriavig “Tra un anno ci ritroveremo a fare i conti con un aumento considerevole di precari e disoccupati. Bisogna difendere i lavoratori.”

di Cristian Rigo

Negozi aperti sempre, domeniche e festivi compresi, indipendetemente dalla località e dalla dimensione. A partire già dall’Epifania. E via libera a nuove aperture. È la rivoluzione voluta dal Governo Monti per favorire la concorrenza, ma per la Cisl le conseguenze di «questa deregulation selvaggia saranno devastanti». A pagare il conto, secondo la Cisl, saranno soprattutto i lavoratori e i piccoli esercizi commerciali.

«Ora qualcuno starà brindando - dicono infatti i segretari Iris Morassi e Paolo Duriavig -, ma tra un anno gli effetti della liberalizzazione selvaggia imposta dal Governo Monti sul commercio saranno devastanti e ci troveremo a dover gestire esuberi e disoccupazione». La Cisl del Fvg, assieme alla Fisascat, condanna il provvedimento romano, che di fatto va ad azzerare gli accordi siglati a livello regionale sulle aperture dei negozi.

«La norma nazionale – commenta senza il segretario di categoria Duriavig - con la deregulation degli orari e soprattutto delle licenze, porterà a disastri in Friuli Venezia Giulia, una regione il cui tasso di insediamento è già quasi al doppio della media nazionale. Non essendoci più vincoli di metratura e di concentrazione potranno sorgere nuovi centri commerciali accanto a quelli già esistenti con l’unica conseguenza di penalizzare i piccoli negozi e i lavoratori che saranno sempre più precari. Ha vinto la lobby della grande distribuzione».

Per questo motivo il sindacato chiama in causa anche la Regione: «Ci domandiamo – sottolinea infatti la segretaria Morassi – a cosa serva la nostra specialità se non a fare gli interessi dei cittadini, che non sono certo quelli di poter comprare ovunque e a tutte le ore, tutti i giorni della settimana». Per il Sindacato il rischio è che si possano fare, anche in una regione virtuosa come la nostra, passi indietro privilegiando una cultura del consumo fine a se stessa.

«É ampiamente dimostrato - sostengono i sindacalisti - che le aperture selvagge non pagano nè in termini di profitto, nè tanto meno di occupazione». Ecco perché la Cisl è decisa a contrastare, limitandole, le aperture. «Faremo forza sul contratto nazionale che prevede la prestazione dell’attività lavorativa in misura non superiore al 30% delle aperture domenicali e festive – anticipa Duriavig –. Il che significa che ogni lavoratore può essere obbligato a prestare servizio soltanto 18 domeniche all’anno. Questo per garantire i lavoratori del settore, specialmente donne, e consentire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e la possibilità di stare in famiglia. In ogni caso - conclude - non escludiamo altre iniziative a tutela del settore».