La Vita Cattolica

Giovedì 23 Maggio 2013

 

ACCANTONATO IL TRACCIATO DELL’ALTA VELOCITÀ NELLA BASSA FRIULANA.
PARLA IL COMMISSARIO MAINARDI: «INSOSTENIBILE»

Doppi binari? Tra 20-30 anni

Sul riammodernamento della linea esistente, invece, sindaci tutti d’accordo.
Secondo il commissario, l’intervento si può fare in sei anni.
Subito al lavoro con Regione e Ministero.

Il tracciato proposto nel 2010 per l'alta velocità/capacità ferroviaria in Friuli-Venezia Giulia oggi è «insostenibile». Il commissario per la tratta Mestre-Ronchi dei Legionari, Bortolo Mainardi lo dice da tempo. Questa volta, però, dalla sua parte ci sono anche i sindaci della Bassa friulana, che fino a pochi mesi fa sulla questione erano divisi.

È quanto emerso da un incontro con gli stessi primi cittadini svoltosi giovedì 16 maggio a Torviscosa. Fino ad oggi solo secondo alcuni andava seguito l'esempio del Veneto, orientato al raddoppio della ferrovia esistente; altri insistevano sul nuovo tracciato, parzialmente in affiancamento all'autostrada. Ipotesi, tuttavia, irrealizzabile, allo stato attuale, secondo il commissario. Per più di una ragione. «Primo: l'impatto ambientale significativo; secondo: per il dissenso manifestato sul territorio, in particolare in Veneto ma anche in Friuli-Venezia Giulia; terzo per i costi, troppo elevati».

Commissario, oggi le priorità di spesa vanno in una direzione diversa? «I progetti di tracciato presentati nel dicembre 2010 prevedono dei costi per la sola tratta Mestre-Ronchi dei Legionari pari a 5 miliardi e 700 milioni. Mi pare si tratti di cifre improponibili, specie in questo momento di difficoltà economica in cui le necessità sono innanzitutto di ordine sociale».

L'alternativa qual è? «In Friuli-Venezia Giulia la linea esistente è utilizzata appena al 40 per cento. Ragionare su un suo potenziamento mi pare la soluzione più logica ed è di questo che ho parlato con i sindaci».

Il raddoppio dei binari? «Facciamo un passo alla volta. Per prima cosa pensiamo alla sistemazione e modernizzazione di tutta la linea. Non è un'idea che mi sono inventato io: già il ministero dell'Ambiente, dopo una prima lettura del progetto, per la tratta Mestre-Ronchi aveva chiesto una verifica della possibilità di sfruttare il potenziale della linea esistente».

Modernizzare cosa significa, allora? «C'è bisogno di superare i colli di bottiglia attuali, che ad oggi rappresentano un ostacolo al passaggio eventuale di treni ad alta capacità, cioè di merci. Vale a dire risolvere i problemi della stazione di Mestre, raddoppiare San Polo e il nodo di Cervignano e anche superare, possibilmente, i circa 130 passaggi a livello che ci sono in questi 120 chilometri. Questa prima fase, in 5 o 6 anni, già garantirebbe la possibilità di sfruttare la linea per il passaggio di treni merci ad alta capacità, inoltre dimezzerebbe i tempi di percorrenza dei convogli da Trieste a Venezia. Nel frattempo, potremmo progettare, con il consenso e il confronto sul territorio, l'ipotesi di quadruplicamento».

Un progetto a lungo termine... «Secondo i miei dati, ce ne potrà essere la necessità tra 20-30 anni, quando si potrà pensare ad un collegamento con il Corridoio Baltico-Adriatico che, a sua volta, aggancerà il collegamento ferroviario che si vuole realizzare dal porto di Anversa al centro della Cina: 11.700 chilometri di rotaie che faranno concorrenza alla via del mare, perché col treno si dimezzano i tempi e si riducono i costi».

I soldi per potenziare la linea esistente ci sono? «Si tratta di 750-800 milioni di euro, di cui 380 per il Friuli e il resto in Veneto. Mi pare una cifra ben più abbordabile degli oltre 5 miliardi che servirebbero per un nuovo tracciato».

Come è riuscito a convincere i sindaci contrari? «Si sono convinti di fronte alla realtà dei fatti. Queste cifre parlano da sole. D'altro canto nella riunione di Torviscosa ho trovato dei sindaci molto pacati e ragionevoli. Non è però detta ancora l'ultima parola, può anche darsi che questa idea non vada in porto, anche se non credo».

Quali i prossimi passi? «Entro l'anno mi auguro di riuscire a definire uno studio di fattibilità. Il prossimo passo sarà organizzare un incontro con la presidenza della Giunta regionale per avviare l'iter. Inoltre, conto quanto prima di incontrare il nuovo ministro. Poi il confronto e le analisi faranno la differenza».

Possiamo dire archiviato il vecchio progetto? «Niente affatto. La scelta di potenziare la rete esistente non pregiudica la realizzazione di una nuova linea, a lungo termine. Offre però una risposta proporzionata al momento. In futuro, mi auguro che il corridoio sia confermato».

Erica Beltrame e Valentina Zanella

 

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Dalla Relazione del Segreterio Generale dell'Ust Cisl dell'Udinese e della Bassa Friulana, Roberto Muradore, a nome della Segreteria, all'VIII°Congresso territoriale tenutosi il 5 ed il 6 marzo 2009.

… La nostra Regione, da tempo, non è più il fortino, l’ultimo avamposto prima dall’Est e ha il dovere, quindi, di ripensarsi e ricollocarsi in un nuovo contesto geo economico e politico, auspicabilmente in una dimensione euro regionale che da virtuale deve, però, farsi concreta in tempi utili, pena una sua emarginazione.

Se tutta la Regione rischia di diventare da regione ponte solo una piattaforma logistica, anzi una stazione di servizio, nello specifico del Friuli va rimarcato come si stia avverando una sempre minore considerazione e importanza di Udine, ma anche di Pordenone e Gorizia, da parte di chi governa e decide, a tutti i livelli, per cui “il Friuli sta scomparendo dalle carte”.

La Provincia di Udine, in particolare, relativamente al prospettato Corridoio V, rischia di pagare un prezzo altissimo senza ricevere proprio nulla in cambio. Va posta attenzione all’alta velocità perché, forse, è così “veloce” da non lasciare proprio nulla al Friuli, se non lo sconquasso del territorio, dell’ambiente e il disagio delle comunità. …

 
 
Roberto Muradore
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Bortolo Mainardi
Bortolo Mainardi
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