Messaggero Veneto

Giovedì 07 Gennaio 2010

 

I crac delle ditte costituiscono circa un terzo dei processi in carico al collegiale.
Aumentate anche le procedure esecutive mobiliare e immobiliari

E chi è in difficoltà rischia la coda giudiziaria

Al tribunale di Udine sono aumentati nel 2009 sia i casi di fallimento sia quelli di bancarotta

Questi procedimenti, seppure riferiti a fattispecie concrete di non particolare gravità, richiedono un notevole impegno sotto il profilo istruttorio, per la complessità della ricostruzione contabile, soprattutto nei casi, assai frequenti, di società gestite da imprenditori occulti che improntano il loro operare allo scopo di non comparire ufficialmente nella gestione dell’attività.

Un altro effetto della crisi economica che approda in tribunale è l’aumento del 15% delle dichiarazioni di fallimento con una sopravvenienza di fallimenti e istanze di fallimento rispetto al 2008 di 40 procedimenti. Anche la vicenda della Caffaro ha interessato il tribunale, che ha applicato la disciplina dell’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza (legge Prodi) con nomina ministeriale e presentazione di un programma di risanamento che è attualmente in corso di attuazione.

Sono notevolmente aumentate poi le procedure esecutive tanto mobiliari quanto immobiliari con una sopravvenienza rispetto al 2008 di 231 procedimenti esecutivi mobiliari e di 73 immobiliari. Sono anche aumentate le controversie in materia di intermediazione finanziaria in relazione alle vicende che hanno interessato numerosi risparmiatori (obbligazioni argentine, Cirio, strumenti finanziari).

Non si può non collegare al clima creato dall’insicurezza economica creato dalla crisi l’aumentato carico della sezione lavoro del tribunale di Udine. Sono infatti cresciute le cause pendenti in materia di pubblico impiego (da 61 a 85) e quelle sopravvenute in materia di previdenza e assistenza (270 contro 171). Sono aumentati in misura considerevole anche i procedimenti speciali passati da 537 a 642.

A confermare il fatto che la crisi economica ha un forte impatto anche sul sistema giudiziario è Roberto Muradore, segretario provinciale della Cisl: «Ce lo dicono gli uffici vertenze dei sindacati, e il nostro in particolare che è il meglio strutturato, i quali sono il termometro più sensibile dello stato di malessere generale dei lavoratori».

«Quelli che singolarmente o collettivamente si presentano agli sportelli perchè non ricevono la retribuzione da tempo e sono pagati meno di quanto previsto dal contratto sono sempre più numerosi. E sempre di più sono – precisa Muradore – anche quelli che si vedono negati altri diritti, come le ferie o i congedi per accudire i figli minori o i genitori non autosufficienti. In alcuni casi si raggiunge un’intesa extragiudiziale, ma sempre più spesso è necessario ricorrere alla magistatura del lavoro».

«Un’altra spia della crisi – conclude Muradore – è che mentre prima il numero di quanti non si presentavano all’Ufficio del lavoro per cercare un’accordo erano quelli che definisco degli autentici “buzzurri” oggi purtroppo nella maggioranza dei casi si tratta di imprenditori con l’acqua alla gola». (p.d.)

Roberto Muradore
Roberto Muradore
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