Lunedì 25 Maggio 2009

 
 

E' il territorio lo spazio nel quale ci si può e ci si deve organizzare e fare sistema per affrontare una crisi che è di sistema

 
 

NOTA di ROBERTO MURADORE, SEGRETARIO GENERALE UST CISL dell’UDINESE e BASSA FRIULANA

 
     

Il nostro livello di benessere, di sviluppo e di coesione sociale dipenderà dal posizionamento competitivo dell’Italia, del Friuli ed in particolare dall’attività manifatturiera che, dopo essere stata improvvidamente messa da parte, ritorna ad essere centrale, principalmente le piccole e medie imprese che rappresentano l’ossatura del sistema produttivo locale. In Friuli sono queste le aziende che devono trovare la volontà, la forza e la possibilità di mettersi in rete, di aggregarsi, di consorziarsi, di mettersi in qualche modo insieme per poter esercitare quelle funzioni immateriali altrimenti indisponibili: dall’innovazione alla ricerca, dalla commercializzazione al marketing, dalla progettazione all’industrializzazione, ecc. …

Che tipo di imprese insistono nella nostra Provincia? Quelle operanti nei settori ad alta e media intensità tecnologica erano, nel 2000, 2.108 unità e nel 2008 sono 2.229 su un totale di 37.813 imprese. Le imprese “tecnologiche”, quindi, rappresentano soltanto il 5,9% del totale. Va sostenuto tutto il manifatturiero ma, nel contempo, vanno pensati interventi atti ad aumentare la qualità delle imprese operanti nel nostro Friuli: “sostenere per innovare”.

E’ urgente un piano di promozione delle nostre imprese sui mercati esteri, il coordinamento e potenziamento degli strumenti preposti all’internazionalizzazione delle imprese, il deciso sostegno ai progetti di commercializzazione all’estero dei prodotti su base distrettuale o di filiera produttiva. Solo così si recupererà competitività e aggressività sul mercato globale.

Per fare ciò è indispensabile un contesto nel quale le istituzioni, le associazioni datoriali, il sindacato, il credito e anche l’opinione pubblica attribuiscano al manifatturiero una adeguata attenzione e considerazione.

Ed è il territorio lo spazio nel quale ci si può e ci si deve organizzare e fare sistema per affrontare una crisi che è di sistema, per reggere sfide competitive sempre più dure.

La CISL di Udine, infatti, ha fortemente voluto la creazione e poi l’attivazione del Comitato Provinciale dell’Economia e del Lavoro, del quale fanno parte tutti i soggetti istituzionali, economici e sociali del territorio.

La CISL friulana continua a chiedere alla Provincia un ruolo di coordinamento dei soggetti interessati all’economia del Friuli per costruire “dal basso e insieme” quelle politiche economiche e industriali tanto necessarie quanto ancora inesistenti, anche se, come risaputo, competenze e risorse in tale materia sono di livello regionale. Con la Provincia ci sono stati diversi momenti di confronto e ora le proposte avanzate in tema di politica industriale devono trovare una loro concreta esplicitazione.

Alla Regione la CISL di Udine propone, vista la evidente centralità del manifatturiero, un assetto istituzionale adeguato all’importanza del tema e in grado di realizzare i necessari programmi di rilancio e di sviluppo, pena l’impoverimento del Friuli e di tutta la Regione: un Assessorato regionale dell’industria che diriga una Friulia rinnovata e ritrovata, rilanci i Distretti, qualifichi la legge regionale sull’innovazione, incentivi le aggregazioni tra imprese, intrattenga legami e rapporti con il livello nazionale e comunitario per reperire collaborazioni e risorse.

La Regione, inoltre, è tanto più autorevole quanto più le Province sono in grado di produrre analisi e proposte. Deve incoraggiare e sostenere una progettazione che parta dai territori per rendere la sua azione più efficace ed incisiva in quanto rispondente ai reali bisogni del mondo produttivo.

CGIL, CISL e UIL di tutta la Provincia hanno siglato con Confindustria di Udine una importante intesa improntata proprio allo sviluppo del manifatturiero, alla valorizzazione del lavoro, al miglioramento di quei fattori, credito, pubblica amministrazione, infrastrutture, energia ecc.. che fanno la differenza in termini competitivi. E’ auspicabile che questo “Patto tra i produttori” dia una smossa alle tiepide volontà e alle lente decisioni politiche e allenti i troppo stretti cordoni della borsa degli istituti di credito.

E’ purtroppo realistico ritenere che in un futuro molto prossimo il perdurare della crisi infliggerà ulteriori e più gravi sofferenze alle lavoratrici e ai lavoratori friulani, sia per l’impossibilità di qualche azienda, se non sostenuta, di “tenere duro”, sia per l’esaurirsi degli ammortizzatori sociali.

Non da tutti è ancora compresa, o non si vuole capire, la gravità della situazione e la necessità di porre il “sistema Friuli” nelle condizioni sia di difendersi che di cogliere le opportunità che esistono e che verranno. Ma c’è ancora qualcuno che pensa di farcela da solo?