Messaggero Veneto

Giovedì 27 Marzo 2014

 

E se la Regione vendesse Autovie?

di Fulvio Mattioni

Privatizzazioni e tagli degli stipendi dei manager pubblici: un problema solo italiano? Il Friuli Venezia Giulia isola felice isolata dalla penisola? Vado al punto con un paio di esempi. Mettiamo in vendita Autovie Venete. Perché? Perché non c’è niente di strategico nel vendere biglietti ad automobilisti e camionisti che transitano in autostrada. I vantaggi? Tanti. Evitare di indebitare i nostri nipoti. Poter investire il ricavato nelle imprese del Friuli Venezia Giulia e, di conseguenza, dare speranze di lavoro ai nostri figli. E non dovere più pagare dirigenti che hanno appaltato lavori in assenza delle necessarie coperture finanziarie, incapaci di governare il finanziamento della Terza corsia sull’autostrada A4, l’esplosione dell’indebitamento conseguente e che hanno assecondato la trasformazione da progetto tecnico a faraonico.

Il secondo esempio è rappresentato dal sistema del credito pubblico regionale. Friulia, Finest e Mediocredito Friuli Venezia Giulia, assieme, operano con personale alle dipendenze per metà costituito da dirigenti che dirigono la restante metà dei lavoratori. Da una Friulia holding che ha mantenuto tutti e otto i presidenti e vice-presidenti delle società del gruppo, tutti i consigli di amministrazione e tutti i collegi sindacali. Da un direttore di Mediocredito Fvg il cui costo aziendale coincide con quello del presidente degli Stati Uniti Obama (298 mila euro), molto superiore a quello della presidente del Friuli Venezia Giulia e degli assessori regionali. Con la non trascurabile differenza, però, che tutti loro rispondono delle proprie decisioni, anche in solido. Come si concilia allora il fatto di godere di un imponibile di 211 mila euro annui (a tanto ammonta per il direttore del Mediocredito Fvg) e di non sentire l’onere di rendicontare una gestione che ha portato a perdite di bilancio prossime agli 80 milioni di euro nell’ultimo biennio?

Ho fatto solo due esempi per sollecitare l’avvio di una organica e permanente politica d’intervento che vigili e valuti almeno un centinaio di strutture. Cioè una ventina di società partecipate direttamente e indirettamente dalla Regione, un’altra ventina di enti di diritto privato in controllo pubblico, una dozzina di enti pubblici vigilati, undici enti del servizio sanitario regionale e una ulteriore decina di consorzi industriali oltre alle cinque Ater e altri di minore importanza.

Macroscopico emblema dello spreco di denaro pubblico e di comportamenti corporativi, peraltro, è il caso del Comparto unico del pubblico impiego del Friuli Venezia Giulia di cui hanno beneficiato in misura decisamente superiore le posizioni dirigenziali. In assenza di prestazioni che li giustificassero, di valutazioni di merito e/o prove selettive.

Auspico, invece, una formazione e selezione dei dirigenti pubblici secondo due percorsi: uno interno alle strutture pubbliche del Friuli Venezia Giulia e uno che regola l’acquisizione di professionalità dall’esterno di essa. Nel primo caso il compenso massimo non può superare quello stabilito per il presidente della Regione e del Consiglio, diversamente dalle centinaia di casi in essere. Il compenso dei manager esterni, invece, deve essere coerente con la funzione richiesta e quest’ultima deve basarsi sul curriculum professionale e sulla retribuzione precedente. Ancorché debba essere giustificata, l’introduzione temporanea di manager esterni è, infatti, necessaria per la progettazione e la gestione di politiche e interventi diversi da quelli che connotano l’attività burocratica/amministrativa intesa in senso stretto. E’ farisaico, infatti, negare il bisogno di alcune figure qualificate esterne motivando che all’interno della macchina pubblica vi siano presenti tutte le professionalità necessarie. Così come pensare che incorporare professionalità esterne per svolgere funzioni dirigenziali tipicamente burocratico/amministrative sia vantaggioso per qualcuno diverso dal mero cooptato. Rispondo alla domanda iniziale: in Fvg urge non solo dibattere il tema ma affrontarlo in termini di politiche ad hoc. Se non entro i prossimi dodici mesi, quando mai?

Fulvio Mattioni
Fulvio Mattioni
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