La Vita Cattolica

Mercoledì 30 Aprile 2014

 

Electrolux, un monito per le aziende del Friuli

Tutti a Pordenone, giovedì, per la festa del 1° maggio. Da festeggiare, per la verità, non c'è proprio nulla. Neppure l'ormai prossimo accordo all'Electrolux che maturerà la settimana prossima, dopo circa 7 mesi di vertenza. Susanna Camusso (Cgil), Raffaele Bonanni (Cisl), Luigi Angeletti (Uil) hanno scelto Pordenone per la manifestazione nazionale in modo da mettere sotto i riflettori la vicenda della multinazionale del freddo. Che cosa sta a dirci questa vicenda? Che il costo del lavoro è troppo alto, nel nostro Paese. La multinazionale di Stoccolma vuol ridurlo di 3 euro l'ora, due dei quali recuperati attraverso la produzione di un maggior numero di elettrodomestici e, quindi, di riduzione delle pause (anche per andare in bagno), delle assemblee sindacali, dei posti di lavoro occupati da operai disabili.

Tutto questo ed altro ancora per reggere la competitività nei mercati internazionali. Sono infatti previsti esuberi, più di un migliaio, rimandati al 2017 perché nel frattempo interviene - ecco un'altra novità - il contratto di solidarietà: per 2 ore al giorno, quindi con i lavoratori alla catena di montaggio solo per 6 ore. E quando finirà la solidarietà (che paghiamo tutti noi), appunto nel 2017, le 6 ore diventano strutturali. L'azienda ha dichiarato, nell'ultimo incontro di lunedì 28 aprile col sindacato, che è disposta a ridurre il numero degli esuberi a Porcia (430, pari ad un terzo dell'organico), se negli altri stabilimenti del gruppo aumenteranno i volumi e, ovviamente, se gli operai pordenonesi saranno disposti a trasferirsi.

Ci siamo soffermati su questa situazione perché è il paradigma di quanto potrebbe accadere in tante altre aziende, piccole e grandi, del Friuli-Venezia Giulia. Dalla crisi, insomma, si esce con sempre nuovi sacrifici. E la situazione è ancora difficile, complicata.

I dati sulla cassa integrazione, nei primi tre mesi del 2014, hanno fatto segnare un incremento del 43% rispetto al 2013 e superato ampiamente anche il picco storico del 2010, con 8,4 milioni di ore autorizzate da gennaio a marzo. Nessun territorio ne esce indenne. Dal 2008 al 2013 gli occupati sono scesi di 22 mila unità (da 522 mila a 500 mila), con 11.200 posti in meno a Udine, 4.800 a Trieste, 3.700 a Gorizia e 2.100 a Pordenone (l'area isontina e giuliana che registrano le flessioni più pesanti in termini percentuali). Particolarmente allarmante l'andamento dell'occupazione giovanile: nella fascia al di sotto dei 35 anni, infatti la crisi ha bruciato oltre 40 mila posti di lavoro (mentre crescono gli occupati nelle fasce più alte e in particolare tra gli over 55). Tra gli under 30 il tasso di disoccupazione è più che raddoppiato, passando dal 9,7% del 2008 al 20,5 del 2012, con punte del 29,1% a Gorizia e del 26,7% a Trieste.

Come stanno le cose nell'economia e nel lavoro in Friuli-V.G. ce lo spiega Roberto Muradore, segretario generale della Cisl.

«Siamo la regione con le peggiori performances economiche e con una cassa integrazione guadagni che cresce più che altrove e che si caratterizza per essere soprattutto integrazione speciale, vera e propria autostrada per futuri licenziamenti - puntualizza il dirigente cislino -. Le due province più colpite sono Udine e Pordenone in quanto in questi territori sono ben presenti i comparti produttivi metalmeccanico e legno-mobilio pesantemente colpiti dalla crisi».

Ma una volta individuate le cause di questa situazione che bisogna fare per risalire la china?

Si impone, secondo Muradore, una nuova idea, dinamica e aggiornata, dell'autonomia e della specialità. A partire da una macchina pubblica regionale che non deve essere conservata così com'è, ma riformata in modo tale che, da freno qual è oggi, diventi motore di sviluppo, supportando davvero gli imprenditori, i lavoratori e i cittadini tutti.

L'attuale Giunta regionale sta operando positivamente? E che ne pensa - insistiamo con il segretario della Cisl - della polemica innescata da Franco Belci della Cgil contro la presidente Serracchiani? «Credo che sia una polemica poco sindacale e molto interna al Partito Democratico, quindi non mi interessa. A me sta bene che il nostro presidente sia persona autorevole anche a livello nazionale. Ciò nella misura in cui può portare risultati alla nostra terra. Lo schema di ragionamento e gli obiettivi più volte ripresi dalla Serracchiani sono in massima parte condivisibili. Abbisognano, però, di atti e di scelte sistemiche che li concretizzino con più coraggio e velocità, pena l'impoverimento ulteriore della comunità friulana, una sempre maggior distanza tra politica e cittadini».

Roberto Muradore
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