Messaggero Veneto

Giovedì 04 Giugno 2009

 

Elementi identitari come punti di forza

di Roberto Muradore, Segretario Generale Cisl Udine

Il fondamentalismo economico, il neo liberismo e “questa” globalizzazione non solo hanno sottratto diritti e benessere a molti cittadini dei paesi ricchi e certamente non hanno promosso le condizioni di chi vive nei paesi poveri, ma hanno anche destrutturato quelle dimensioni materiali e immateriali che offrivano ancoraggi e riferimenti e che originavano senso di appartenenza, coscienza di luogo e di sé, causando un profondo spaesamento, uno smarrimento culturale ed esistenziale, a volte uno sradicamento fisico. Bisogna tornare ai territori, ai luoghi senza, però, restarne imprigionati e se il termine localismo evoca chiusura, paura e conservatorismo, il termine locale, invece, può e deve essere utilizzato sempre più spesso.

Il luogo, il territorio e il locale sono la dimensione concreta, lo spazio reale delle persone, delle relazioni, delle idee e di un’economia da riterritorializzare. Nel territorio si rinvengono la propria tradizione, la propria cultura e la propria identità quali argini alla omologazione globale, si sostanzia il senso di appartenenza a una storia e a un futuro ancora comune e non solitario, si concreta una solidarietà che sa accogliere, rispettare e valorizzare le diversità e si radica la comunità, non una generica e indistinta società.

Gli elementi identitari non quali momenti consolatori e nostalgici, bensì veri e propri punti di forza per un progresso sociale ed economico.

E’ necessario ridare alle comunità e alle loro istituzioni l’autogoverno, quindi la libertà, il potere e la responsabilità di decidere e costruire il proprio destino. Va favorita una convivenza e una vicinanza degli uni con gli altri non omologante, ma fatta di diversità e di contaminazione in una logica aperta, ovviamente, in quanto è risaputo che una società e un’economia chiuse si immiseriscono.

Relativamente alla soppressione o meno delle Province va sottolineato come il mantenimento di aree vaste sub regionali si renda necessario per dare risposte calzanti ai problemi e alle aspettative di territori tanto diversi tra loro. Nella nostra Regione, forse, un approdo razionale e utile potrebbe essere l’area metropolitana per Trieste e una dimensione istituzionale più ampia e sinergica per le Province del Friuli.

Nello specifico del Friuli va purtroppo rimarcato come si stia avverando una sempre minore attenzione e considerazione verso Udine da parte di chi governa e decide, a tutti i livelli.

Relativamente al prospettato Corridoio V la Provincia di Udine, ad esempio, rischia di pagare un prezzo altissimo. L’alta velocità è così “veloce” da lasciare poco al Friuli, se non lo sconquasso del territorio, dell’ambiente e il disagio delle comunità. Ma se proprio s’ha da fare, perché non riconsiderare il tracciato più “naturale”, quello che transiterebbe per Gorizia e per la Valle del Vipacco?! Nel frattempo, più modestamente ma più utilmente, ci sarebbe molto da fare in merito alle reti stradale, ferroviaria e portuale da completare per rendere più fluido e agevole il trasporto delle merci e la mobilità dei cittadini.

Inoltre, la nostra Università, pur essendo di eccellente livello, sta razionalizzando e cercando sinergie con quella di Trieste soprattutto a causa di un pesantissimo sottofinanziamento. Sarebbe, però, esiziale mettere in discussione la sua autonomia svuotando e svilendo la vocazione per cui è nata, quella di essere, per l’appunto, l’Università del Friuli. Esiste un nesso evidente e chiaro tra la presenza dell’Università del Friuli con la ricchezza sociale e lo sviluppo economico del nostro territorio. Si pensi alla necessaria diffusione di un sistema di valori condivisi dalla comunità, alla formazione dei gruppi dirigenti locali e al supporto di conoscenza, studio e analisi che va loro fornito affinchè possano ben decidere per il futuro della nostra terra, al trasferimento tecnologico tanto necessario al mondo produttivo, ecc..

E’ da rimarcare, infine, l’importanza dell’insegnamento, benché facoltativo, della lingua friulana e come la relativa legge regionale possa essere rivista, ma non debba assolutamente essere stravolta e tradita nelle sue ragioni e finalità.

Su questi e altri fattori fondamentali e strategici per le prospettive del Friuli è necessario che le rappresentanze politiche, istituzionali, economiche e sociali locali esprimano una posizione unitaria e forte, pena il subire scelte prese altrove e che rischiano di danneggiarci.

Roberto Muradore
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