Messaggero Veneto

Mercoledì 18 Luglio 2012

 

Elettrodotto: altri 60 giorni.

Ultimatum del presidente Danieli per investire in Fvg:
«Vogliamo restare a Udine ma abbiamo atteso abbastanza»

Ancora sessanta giorni, poi il gruppo Danieli farà partire a Sisak, in Croazia, il piano di “rotoforgia”, il progetto di sviluppo che, per adesso, resta nei piani Abs delle Acciaierie Bertoli-Safau di Cargnacco. L’ultimatum, l’ennesimo (il primo scadeva a fine luglio), arriva dal presidente del gruppo, Gianpietro Benedetti, intervenuto ieri al convegno organizzato da Confidustria Udine su «L’efficienza energetica per lo sviluppo imprenditoriale».

«È tempo che ognuno si assuma le proprie responsabilità – ha continuato il Ceo, riferendosi alla necessità di nuove erogazioni elettriche di cui l’impianto avrebbe bisogno –. La Danieli, in alternativa, ha pronto un piano di potenziamento di un impianto già acquistato in Croazia, ma vogliamo restare in Friuli anche se questo, sulla carta, ci costa 15 milioni in più l’anno. Per rimanere, però, è assolutamente necessaria la nuova linea elettrica Redipuglia-Udine Ovest. Il via libera, però, non può andare oltre i prossimi 60 giorni, un termine che siamo disposti ad accettare dopo aver dato un primo ultimatum per fine luglio: spetta ad altri, da Terna alla Regione al Ministero, dire la loro. Ma non c’è tanto tempo a disposizione».

Il piano Abs di rotoforgia – progetto di sviluppo da circa 320 milioni di euro – prevede la realizzazione di una nuova gamma di prodotti per il mercato eolico, per piattaforme petrolifere di gas e chimiche e per impianti in Medioriente. Non solo: «Vogliamo realizzare – continua Benedetti – una nuova officina meccanica da 200 per 60 metri per lavorare grandi profili e sagomarli a seconda delle richieste dei clienti». L’obiettivo («se Dio vuole») è quello di portare il fatturato dagli attuali 850 milioni a 1.500 e di incrementare il personale: oggi fra dipendenti (1.200) e indotto si superano i 2.500. Se l’investimento dovesse essere deciso in Croazia, invece, nel giro di cinque anni i dipendenti potrebbero scendere a circa 800.

«In questo momento di crisi, mi chiedono se la notte riesco a dormire – ha aggiunto Benedetti –. Rispondo sì, come un bambino: mi sveglio ogni quattro ore e piango. Il manifatturiero incide tra il 18 e il 24% del Pil. In tutto il mondo ci si adopera per farlo crescere: è un driver decisivo per l’export, richiama investimenti, crea servizi e qualità, produce personale specializzato, garantisce una paga media superiore a quella media dei servizi. Eppure aldilà delle tante parole, manca una visione futura della politica».

Renato D’Argenio

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