Messaggero Veneto

Sabato 07 Luglio 2012

 

Elettrodotto confronto vero.

L’intervento di Roberto Muradore - Segretario Generale della Cisl di Udine.

Le cause del ritardo sono da rinvenire in una politica e in uno Stato che seguono un approccio che porta inevitabilmente allo scontro.

La Cisl di Udine è stata “coinvolta” nella troppo lunga vicenda dell’elettrodotto Redipuglia-Udine Sud per la prima volta il giorno 22 giugno dai Sindaci delle zone interessate e il giorno 27 dalla Giunta del Friuli Venezia Giulia in un incontro, voluto dalla Cgil Regionale, rivelatosi del tutto inutile.

Va da sè che questa chiamata fuori tempo massimo è frutto delle preoccupazioni generate dalla legittima presa di posizione dell’Abs, la quale ha chiaramente affermato che solo a condizione di garanzie nell’approvvigionamento energetico darà il via a importanti e vitali investimenti in quel di Cargnacco.

Anche se, in verità, l’argomento trascende una singola azienda, per quanto assolutamente determinante quale l’Abs, ma riguarda interi territori e comunità della Regione, gran parte del Nord Italia e, ovviamente, tutto il nostro tessuto industriale che, soprattutto in provincia, è particolarmente energivoro.

A giudizio della Cisl friulana l’importanza e la delicatezza del tema imponeva un di più di coinvolgimento e di conseguente corresponsabilizzazione dei soggetti, non solo istituzionali, che insistono nei territori interessati dall’opera. Ciò non è stato. Ma, almeno, si traggano indicazioni utili per il prossimo futuro, senza oscillare fra tanto annunciati quanto fasulli decisionismi, senza sbracare in inconcludenti chiacchiere e senza limitarsi alla sola osservanza, peraltro dovuta, delle norme e procedure.

Al netto di un approccio pregiudizialmente negativo nei confronti delle infrastrutture che, invece, sono necessarie per un Paese e per una Regione come le nostre, le colpe non sono da scaricare sui territori, sui comuni o sui comitati che, semplicemente, esercitano un loro diritto/dovere democratico. Le responsabilità sono da rinvenire in una politica e in uno Stato che, almeno da venti anni, seguono un approccio che porta, quasi inevitabilmente, non al consenso bensì allo scontro.

Val di Susa ne è una lampante dimostrazione. Nel 2005, al tavolo delle concertazioni locali, viene presentato un progetto “chiuso”, affermando che è l’unico progetto possibile. Il territorio approfondisce, studia le carte e individua soluzioni alternative che non erano neppure state considerate. E’ a questo punto che scoppia la bagarre ancora in essere. L’attuale progetto per l’alta velocità, in Val di Susa, costa, oggi, la metà di quello previsto nel 2005, evita la montagna con l’amianto ed è largamente più efficiente e meno impattante. Ciò dimostra che la procedura seguita è stata sbagliata fin dall’inizio!

Che fare, quindi, per non ricadere in situazioni come questa?

La Cisl si sta convincendo che le procedure decisionali riguardanti le grandi opere siano parte del problema perchè invece che soluzioni rischiano di creare problemi. E’ all’inizio del processo che vanno discusse le questioni cruciali, quelle più spinose in quanto queste non vanno nascoste sotto il tappeto sperando che nessuno se ne accorga. L’alternativa è costruire, a monte, un confronto reale, vero sulle diverse alternative possibili del progetto. Una discussione sullo “studio di fattibilità” e non sul progetto preliminare. Quello verrà dopo.

In Francia un meccanismo simile esiste dal 1995 e l’alta velocità si è realizzata senza conflitti. Non è possibile continuare, nel nostro Paese, con i tatticismi, facendo finta che i problemi non esistano e con le furbizie perchè tutto questo fa arrabbiare le popolazioni e conduce alla paralisi di ogni decisione.

E’ chiaro che i margini di manovra sull’elettrodotto Redipuglia–Udine Sud sono oramai forse inesistenti, ma si deve pensare anche al futuro e alle nuove opere. Non si può continuare con questo approccio disastroso.

Qualora lo Stato, nonostante la promessa del Ministro Passera di rivedere le procedure, non facesse nulla, si muova la Regione sulla base della sua competenza primaria in materia di “governo del territorio”.

Ritornando brevissimamente all’elettrodotto, va ancora una volta ribadita la necessità e l’urgenza di tale opera, pena un insostenibile impoverimento produttivo e occupazionale.

Roberto Muradore
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