Messaggero Veneto

Venerdì 15 Giugno 2012

 

Elettrodotto, manca anche una delibera di giunta

Serve l’intesa all’opera, atto indispensabile per il decreto di autorizzazione finale.
I sindacati: un tema tanto importante non può essere trattato solo da un’azienda.

Oggi il progetto di Terna, modificato secondo le prescrizioni del decreto di compatibilità ambientale (Via) espresso dai Ministeri nel luglio scorso, attende il parere di conformità degli uffici tecnici della Regione e del Ministero dell’Ambiente; a seguire sarà convocata la Conferenza di Servizi al Ministero dello Sviluppo Economico, per la verifica delle conformità urbanistiche con i Comuni e la Regione e il rilascio dell’autorizzazione finale da parte del Ministero. Come anticipato ieri dal vicepresidente Luca Ciriani, la Regione – pronta a realizzare l’elettrodotto – «è ancora in attesa di alcune parti della documentazione da parte del proponente». Tuttavia sempre la Regione – oltre ad esprimere con sollecitudine i pareri tecnici che le competono – dovrebbe dimostrare con i fatti la propria volontà di procedere nella realizzazione dell’elettrodotto approvando in giunta l’Intesa all’opera, un atto politico di competenza regionale indispensabile per il decreto di autorizzazione finale da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.

Un cammino ancora in salita, dunque, nonostante la rassicurazioni del mondo politico. Un cammino in buona parte da chiarire secondo Cgil, Cisl e Uil. Roberto Muradore parla a nome della triade. «Credo sia scandaloso che un tema come questo resti fra le mura della Danieli in un rapporto tra la politica e Terna, quando invece riguarda la comunità. Molto banalmente, abbiamo bisogno di soluzioni certe per l’approvvigionamento di energia elettrica e di tempi brevi. Se non si fa oggi l’elettrodotto molte aziende spariranno e, quindi, la politica deve garantire risposte certe e trasparenti». «L’elettrodotto, per esempio – continua Muradore – non garantisce automaticamente una riduzione del costo dell’energia. Certo, un grosso gruppo come quello Danieli può trattare il costo, ma il problema dei prezzi non lo risolviamo alzando quei piloni. L’elettrodotto, invece, risolve un problema determinante per una azienda energiva come la Bertoli Safau (e molte altre nel Nordest) e cioè l’impiego di potenza maggiore e, soprattutto l’impiego sicuro. In simili aziende non sono ammessi fermi, tanto meno black out: i danni economici sono enormi. Oggi – continua Muradore – l’energia a disposizione al netto della crisi è sufficiente, ma aziende come l’Abs per non chiudere devono investire se vogliono sperare di restare sul mercato. Ecco perchè quell’elettrodotto è vitale».

Resta il problema della sicurezza e dei piloni su terreni fertili, contestati nei tre Comuni contrari all’opera: Mortegliano Pozzuolo e Pavia di Udine. «Non siamo industrialisti ottocenteschi (pur di lavorare va bene tutto) – insiste Muradore – e neppure agresti bucolici. Siamo per una industria compatibile e rispettosa del territorio perchè il territorio è un valore. Quindi territorio occupato utilmente. Piuttosto, quello che manca è un giudizio tecnico giuridico super partes: meglio aereo o interrato? E la politica perchè non ha cercato questo giudizio? In conclusione: è possibile mettere assieme manifatturiero e territorio, basta finirla di ragionare sempre e solo “in stato d’urgenza”, e cominciando a programmare».

Renato D’Argenio

Roberto Muradore
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Elettrodotto
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