Messaggero Veneto

Giovedì 08 Agosto 2013

 

Muradore (Cisl): la Regione dimostri maggiore coraggio

Elettrodotto Redipuglia Udine ovest: un caso chiuso? Non per Roberto Muradore, segretario generale della Cisl Udine, che sprona a un’azione coraggiosa la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani. «Ha bloccato la Palmanova-Manzano, usi ora lo stesso piglio per andare a fondo sull’elettrodotto». Per Muradore «la politica non può essere supina dinnanzi a Terna. Ci sono ancora spazi e tempo per fare le cose in modo più serio», afferma il leader della Cisl chiedendo di verificare le tre alternative sul tavolo: un elettrodotto completamente o parzialmente interrato o ancora realizzato a margine dell’autostrada, «che rappresenta già una cicatrice per il territorio».

«A dire l’ultima parola su queste soluzioni non può essere Terna. Non mi fido delle certezze del monopolista – afferma ancora Muradore -, voglio una verità istituzionale, che chiarisca, una volta per tutte, se davvero la soluzione interrata sia impraticabile. Quel che ci attende oggi, non lo dimentichiamo, sono tralicci di un’altezza disarmante, pari a quella che passa tra piazza Primo maggio e l’angelo del Castello».

Maura Delle Case

 
 

Elettrodotto rispunta la “terza via” a impatto ridotto

Se vincono al Tar, i sindaci vogliono cambiare il progetto.
Una soluzione aerea ma sfruttando la linea esistente.

«La soluzione meno impattante per il territorio friulano non è quella aerea di Terna, ma nemmeno quella completamente interrata sostenuta dai comitati». C’è, secondo il sindaco di Palmanova, Francesco Martines, una “terza via”: quella suggerita dal professore della Sapienza, Francesco Iliceto. Un elettrodotto aereo che sfrutta per buona parte la linea esistente riducendo quasi della metà le nuove servitù. A chiedere questo studio sono stati i sindaci dei territori interessati dal nuovo elettrodotto Redipuglia - Udine ovest proposto da Terna. «Ci siamo rivolti alla Regione nel maggio del 2012 - ricorda Martines - chiedendo di individuare un esperto che potesse valutare il progetto di Terna prendendo anche in considerazione l’ipotesi dell’interramento. L’idea era quella di capire quale fosse la soluzione a minor impatto e il professore la individuò proponendo una sorta di terza via. Completamente aerea, ma con un percorso diverso che sfrutta la vecchia linea da 220 kV. In questo modo - sostiene Martines - non soltanto si ridurrebbe di molto l’impatto sull’ambiente e sul paesaggio, ma sarebbe anche possibile risparmiare».

Nella relazione del professore Iliceto si legge infatti che «la trasformazione della linea a 220 KV in doppia terna a 380 kV è possibile con il minore disturbo dell’agricoltura e senza sostanziali modifiche della servitù di elettrodotto». Sarebbe inoltre possibile modificare i vecchi tralicci aumentando di 7-8 metri l’altezza senza quindi realizzare pali alti circa 60 metri come invece prevede il progetto di Terna. «La variante di elettrodotto aereo delineata - continua il professore - riduce le necessarie nuove servitù di elettrodotto a circa 26 chilometri, cioè a circa la metà».

Nello studio vengono prese in esame anche possibili alternative nei punti in cui, nei comuni di Trivignano e Pavia, i tralicci si troverebbero vicini alle abitazioni e vengono proposte delle modifiche. «È uno studio molto approfondito - sottolinea Martines - e sicuramente interessante. Purtroppo però adesso è impossibile tornare indietro. Fa bene quindi la presidente della Regione Debora Serracchiani a concentrarsi sulla trattativa per le misure compensative da adottare in favore dei comuni attraversati dalla nuova linea da 42 chilometri proposta da Terna».

Solo in un caso, secondo Martines, la trattativa potrebbe riaprirsi. Al Tar sono infatti pendenti non uno, ma due ricorsi contro l’elettrodotto di Terna il cui progetto definitivo è già stato approvato dal Ministero dello sviluppo economico a marzo di quest’anno. I primi cittadini di Mortegliano, San Vito al Torre, Trivignano udinese, Lestizza, Palmanova, Basiliano e Pavia di Udine hanno impugnato il via libera al Tar del Lazio dove avevano già presentato un ricorso contro il decreto di valutazione ambientale emesso dal Ministero dell’ambiente nel luglio del 2011. E visto che Terna conta di far partire i lavori entro l’autunno, è già pronta anche una richiesta di sospensiva da inviare sempre al Tar del Lazio. «E se, come auspichiamo, ci sarà una risposta positiva sull’esempio di quanto già accaduto in Veneto - conclude Martines - allora la terza via potrebbe tornare di gran moda».

Cristian Rigo

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