La Vita Cattolica

Giovedì 19 Luglio 2012

 

Elettrodotto, ultimatum ad alta tensione.

ACCORDI FATTI PER IL REDIPUGLIA-UDINE OVEST.
GLI INDUSTRIALI PRETENDONO L’INFRASTRUTTURA.
LA REGIONE ACCELERA. ADDIO INTERRAMENTO.

Danieli alza la voce. Ciriani: priorità a lavoro e investimenti.
Senza se e senza ma. Terna esulta: risparmierà 60 milioni.

Gli industriali ribadiscono l’ultimatum, la Regione accelera i tempi.

L’elettrodotto Redipuglia-Udine ovest sifarà. Manca solo l’ok definitivo da Roma. «Quasi scontato», si premura di assicurare il vicepresidente della Regione, Luca Ciriani, ribadendo che la Giunta Tondo ha ormai fatto tutto ciò che era in suo potere per spianare la strada alla nuova linea (destinata ad attraversare per quaranta chilometri la Bassa Friulana fino a Basiliano). L’interramento? Ipotesi accantonata definitivamente. Piaccia o meno a cittadini, amministrazioni e comitati che da anni si battono contro l’imponente infrastruttura.

Gli industriali hanno dettato le loro condizioni martedì 17 luglio a palazzo Torriani, nel corso del convegno «L’efficienza energetica per lo sviluppo imprenditoriale».

Benedetti: energia o andiamo via

60 giorni. È il tempo che la Danieli è disposta ad attendere. Non uno di più. Il presidente del gruppo di Buttrio, Gianpietro Benedetti (nella foto a destra), lo ha dichiarato senza giri di parole nel corso del convegno. Due mesi. Esattamente quanti saranno necessari al ministero dell’Ambiente per l’ultimo passo dell’iter: la convocazione della Conferenza dei servizi in vista del definitivo via ai lavori. L’«avvertimento» è inequivocabile: in ballo c’è un investimento da 400 milioni di dollari e, dice Benedetti, con esso il futuro della controllata Abs di Cargnacco (1200 dipendenti). «Se non investiamo – insiste –, siamo destinati a una lenta decrescita». Danieli ha già acquistato in Croazia un impianto per il «raddoppio» dell’acciaieria: «Fare l’investimento là ci costerebbe 35 milioni di euro in meno – spiega –, uno svantaggio che potrebbe però essere ridotto a 15 milioni ottimizzando la struttura esistente a Cargnacco». La volontà di restare in Friuli, c’è. Ma Benedetti non vuol sentire ragioni: «Per farlo, serve l’energia, perché la linea è satura. Se questa fosse ottimizzata ci consentirebbe un risparmio di due milioni di euro».

Ciriani: avanti tutta. Palla al Governo

Senza esitazioni la risposta di Ciriani. Già bollato come irrealizzabile e messo definitivamente nel cassetto il progetto di una linea interrata, il vice di Tondo (questi ha dato forfait al convegno) ribadisce l’«assoluta volontà della Regione di andare avanti con l’infrastruttura» e passa la palla al ministro Corrado Passera: «Ora spetta al Governo. Noi abbiamo fatto i compiti».

Di più. Ciriani ha assicurato l’appoggio della Regione anche alla linea trasfrontaliera Wurmlach Somplago promossa da Pittini, Fantoni e Burgo (per la quale si è in attesa del parere da Roma) e al discusso progetto del rigassificatore di Zaule, che da Trieste alla Slovenia nessuno vuole, governo di Lubiana compreso. Secondo Ciriani, semplicemente, «non si può rinunciare a un investimento di 600 milioni di euro sul territorio» né si possono mettere i bastoni tra le ruote a chi crea lavoro.

Lo sviluppo prima di tutto. Soprattutto quello delle imprese che battono i piedi.

L’«avvertimento» di Terna: gravi rischi

«Ci serve più energia, ci serve energia a basso costo, perché l’industria regionale paga il 40 per cento in più rispetto ai concorrenti esteri». Dal quartier generale degli industriali friulani la voce che si leva è all’unisono. Dal presidente Adriano Luci a Gianpietro Benedetti, da Giuseppe Lignana, già alla guida di Burgo group, fino al moderatore dell’incontro, Alessandro Ortis, presidente emerito dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, e a tutti i relatori. Lo spettro è quello della crisi. La leva per superarla, si insiste, risiede nelle infrastrutture energetiche.

Il presidente di Terna, Luigi Roth, trova terreno fertile: «La rete elettrica del Friuli-Venezia Giulia è rimasta la stessa negli ultimi trent’anni, mentre i consumi sono più che raddoppiati». A «grave rischio», avverte, la stabilità del servizio elettrico.

In aula nessun contraddittorio, mentre fuori da palazzo Torriani una trentina di manifestanti ricorda che il progetto di elettrodotto voluto dall’ente gestore è tuttaltro che condiviso dalla popolazione e che di fiducia nei confronti di Terna, «controllore e controllato», ce n’è poca.

All’interno, tutta un’altra musica.

Il bluff: la bolletta non si abbasserà

Durante le tre ore del convegno ci si guarda bene dal dire che l’energia importata dall’estero con la nuova linea ad alta tensione non potrà essere utilizzata a basso costo dalle aziende del territorio (l’Unione europea non lo permette, si tratterebbe di concorrenza sleale!). Come pure si trascura di ricordare che attualmente il fabbisogno energetico della regione è completamente soddisfatto – lo riporta la stessa Terna sul suo piano di sviluppo 2012 – pubblicato anche sul sito www.lavitacattolica.it – (come mostriamo nella tabella in alto) –. Di più: la bilancia energetica del Friuli-Venezia Giulia nel 2010 vantava un surplus di 59 GWh e «l’energia importata in Friuli dall’estero – scrive la stessa Terna – diventa export verso le regioni limitrofe».

Quanto all’interramento, capitolo chiuso. «L’elettrodotto in cavo prevede un costo 10 volte superiore a quello aereo. Costo che pagherebbe la comunità», taglia corto Roth. Poi sciorina i «meriti» della linea: risparmio per il sistema elettrico (quindi per Terna) di 60 milioni di euro l’anno, «smantellamento di 110 km di vecchie linee», lavoro per «circa 340 persone» nella costruzione. Dimentica di dire, Roth, che tali vantaggi ci sarebbero anche nell’ipotesi interrata.

Altro «dettaglio»: il presidente di Terna afferma che l’80% dei Comuni sarebbe favorevole all’elettrodotto. Dimenticando di dire che gli amministratori dei paesi interessati dal tracciato chiedono invece l’interramento o, quantomeno, di conoscere un parere terzo, autonomo, circa la possibilità o meno di questa ipotesi. Ebbene, dov’è l’atteso giudizio «super partes»? Ciriani ci confida che il parere richiesto al professore emerito Francesco Iliceto, indicato dal ministero, sarà comunicato a breve e, assicura l’assessore, ribadisce l’impossibilità dell’interramento. Un giudizio sul quale, tuttavia, pesa un alone di ambiguità, dal momento che il prof. Iliceto, come rivelato dal Comitato per la vita del Friuli rurale, è il padre di un dirigente Terna. Ma lasciamo da parte i sospetti. Nella sostanza, poco cambierà. La Regione, parere o meno, aveva già deciso. «Le occasioni di confronto – secondo Ciriani – non sono mancate».

I comitati: ai cittadini danno e beffa

E il consenso? Le voci contrarie si levano, eccome. Dai cittadini ai comitati, dai sindaci ai sindacati, fino ai partiti, perfino quelli della stessa maggioranza (con il segretario regionale della Lega Nord, Matteo Piasente, in prima linea). La battaglia per l’interramento degli elettrodotti va dalla Bassa friulana alla montagna e certo non è destinata a placarsi. «Per la politica regionale non conta molto il parere dei cittadini – tuona Renato Garibaldi, di Carnia in movimento –. E poi si meravigliano se questi, stufi di fare i sudditi, sono inferociti». Garibaldi fa riferimento in particolare alla linea che dovrebbe attraversare la Carnia: «Una linea speculativa. Non è accettabile che agli industriali vadano gli utili e ai cittadini il danno (ambientale) e le beffe (bolletta uguale a prima)».

     
 
 
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