Il Gazzettino

Mercoledì 18 Luglio 2012

 

Energia, Danieli dà l’ultimatum.

INDUSTRIA. Se entro due mesi non si decide sul nuovo elettrodotto, investirà in Croazia.

Sessanta giorni per decidere sul nuovo elettrodotto Redipuglia-Udine, cioè per aprire la conferenza dei servizi e arrivare a una soluzione finale sul progetto. In caso contrario il gruppo Danieli dirotterà in Croazia, nel neoacquisito impianto di Sisak, i 400 milioni che potrebbero invece essere destinati al raddoppio dell’Acciaieria Bertoli Safau (Abs) nell’attuale sito friulano di Cargnacco, alle porte di Udine.

Quella che potrebbe apparire una dilazione, visto che Danieli aveva già fissato un termine per il 27 luglio, è in realtà un ultimatum. A lanciarlo è il presidente del gruppo Giampietro Benedetti, l’ospite più atteso di un convegno sull’energia organizzato da Confindustria Udine: appuntamento importante, perché riunisce allo stesso tavolo il colosso siderurgico, la Regione Fvg e Terna Spa, responsabile del progetto per il nuovo elettrodotto da 380 kw chiesto a gran voce dagli industriali, Benedetti in primis, ma contestato dalle comunità attraversate dalla linea.

«La potenza attuale – dichiara Benedetti – non è sufficiente per il raddoppio di Abs, punto e basta. Chiediamo soltanto di sapere se la nuova linea si farà o meno: avevamo posto come deadline il 27 luglio, possiamo attendere altri 60 giorni, non di più. I vantaggi logistici e il nostro senso di responsabilità con il territorio e i dipendenti ci farebbero optare per Cargnacco, anche se i costi sarebbero maggiori di 15 milioni all’anno rispetto alla Croazia. Però abbiamo bisogno di una risposta in tempi brevi». Risposta dalla quale dipende un investimento da 400 milioni e 500 posti di lavoro, indotto escluso, che dovrebbe portare il fatturato di Abs da 850 a circa 1.500 milioni. Ma il raddoppio, come ha precisato lo stesso Benedetti, è fondamentale anche per garantire la salvaguardia nel tempo dei 1.200 posti di lavoro attualmente garantiti da Abs.

E se il presidente degli industriali friulani Adriano Luci rincara la dose chiedendo alla Regione una road map sui due elettrodotti (Redipuglia-Udine e Austria-Somplago) e sul rigassificatore di Trieste, il vicepresidente Luca Ciriani assicura che la Giunta Tondo è favorevole a tutti e tre i progetti: «Per quanto riguarda l’elettrodotto Terna – dichiara – attendiamo la convocazione della Conferenza dei Servizi da parte del ministero dell’Economia». Quanto all’ipotesi di interramento della linea, il no arriva dal presidente di Terna Luigi Roth: «Comporterebbe costi aggiuntivi del 10% che non sarebbe giusto scaricare sulla collettività».

D.T.

 

Danieli, nuovo ultimatum: l’elettrodotto per investire qui.

Il presidente Benedetti: «Possiamo aspettare ancora 60 giorni, se non si fa la nuova linea andremo a svilupparci in Croazia».

Potrebbe apparire come una dilazione, in realtà è un ultimatum: «O la decisione sull’elettrodotto Redipuglia-Udine arriva entro sessanta giorni, o investiamo in Croazia». A dirlo è il presidente del gruppo Danieli Giampietro Benedetti, l’ospite più atteso di un convegno sull’energia, quello organizzato ieri da Confindustria Udine, dove la querelle elettrodotto-Abs non può che essere il tema del giorno. Scontato l’ultimatum di Benedetti, che chiede risposte certe e dice basta ai «palleggi di responsabilità», prevedibile anche la contestazione di una cinquantina di attivisti del Comitato per la vita del Friuli rurale che accoglie i congressisti in via Torriani e in un volantino chiede «lo stato di accusa per indegnità» nei confronti del governatore Renzo Tondo e del suo vice Luca Ciriani, presente a Udine in veste di relatore.

Il presidente della Danieli replica alle critiche sostenendo che 20 chilometri di tralicci in meno e risparmi di 1,7 milioni all’anno legati alla maggiore efficienza energetica valgono bene il sacrificio di tralicci più alti del 30% come quelli previsti dal progetto di Terna: «La potenza attuale non è sufficiente per il raddoppio di Abs, punto e basta. Chiediamo soltanto di sapere se la nuova linea si farà o meno: avevamo posto come deadline il 27 luglio, possiamo attendere altri 60 giorni, non di più. I vantaggi logistici e il nostro senso di responsabilità con il territorio e i dipendenti ci farebbero optare per Cargnacco, anche se i costi sarebbero maggiori di 15 milioni all’anno. Però abbiamo bisogno di una risposta in tempi brevi».

Questa la richiesta, dalla quale dipende un investimento da 400 milioni e 500 posti di lavoro, senza considerare che il raddoppio è decisivo anche per il mantenimento dei 1.200 – indotto escluso – già garantiti da Abs. A rafforzarla anche gli appelli del presidente degli industriali friulani Adriano Luci, che chiede alla Regione una road map per l’energia e scelte chiare non solo sulla nuova linea di Terna, ma anche sulla Wurmlach-Somplago e sul rigassificatore di Trieste.

Il vicepresidente della Regione Ciriani, da parte sua, assicura che la Giunta è favorevole a tutti e tre i progetti: «Per quanto riguarda il progetto di Terna– dichiara – attendiamo la convocazione della Conferenza dei servizi da parte del ministero dell’Economia», convocazione che potrebbe arrivare entro 60 giorni, dopo la presentazione ufficiale del progetto pubblicata a cura di Terna sul Sole 24Ore di lunedì. I tempi tecnici per non far scadere l’ultimatum di Benedetti, quindi, ci sono. Quanto all’ipotesi di interramento della linea, a ribadire il no è il presidente di Terna spa Luigi Roth: «Il nostro progetto prevede l’abbattimento di decine di tralicci da sostituire con quelli a monostelo meno ingombranti. Un investimento che non può essere sottoposto a negoziazione. L’interramento? Comporterebbe costi aggiuntivi del 10% che non sarebbe giusto scaricare sulla collettività».

 

CONFINDUSTRIA

Tutti d’accordo: l’energia è troppo cara. E c’è chi punzecchia Squinzi per le critiche a Monti.

Sull’energia il contraddittorio è praticamente assente. Da Luci a Benedetti, dai tecnici ospiti di Confindustria fino al “moderatore” Alessandro Ortis, presidente emerito dell’Authority per l’energia, il tam tam su rigassificatori e potenziamento della rete è univoco e incessante, visto che il differenziale sulla bolletta (oltre 30 euro a kw) penalizza le aziende italiane rispetto ai grandi concorrenti europei. Le uniche voci contro gli elettrodotti sono quelle dei manifestanti del Comitato per il Friuli rurale, fermi ovviamente all’ingresso di palazzo Torriani.

Se il copione è scontato, l’intervento di Benedetti riesce ad andare comunque oltre le attese. «Sei tranquillo con più di 10mila dipendenti, mi hanno chiesto? Certo, ho risposto, dormo come un bambino: mi sveglio ogni quattro ore e piango». Se la relazione parte con una battuta, poi i toni diventano più polemici. Senza risparmiare frecciate al leader di Confindustria Giorgio Squinzi, definito con ironia «il nostro amato presidente». Sotto accusa, ovviamente, le critiche di Squinzi alla spending review del Governo: «I tagli – commenta Benedetti – sono di 28 miliardi all’anno, meno del 3% della spesa pubblica: non mi sembra il caso di parlare di macelleria sociale. L’andamento dello spread, del resto, ci dice che i mercati avrebbero gradito tagli più consistenti. Quello che serve è liberalizzare il sistema. Il che non va confuso con le liberalizzazioni: svendere il patrimonio pubblico per fare cassa non è certo la soluzione».

 

Garibaldi: «Si decide sulla testa dei cittadini».

«Basta bugie. Sia chiaro che l'energia a basso costo proveniente dall'estero non potrà essere utilizzata per le fabbriche degli stessi importatori perché creerebbe una concorrenza sleale con le industrie rivali situate lontane dai confini. Ovvio, chiaro, incontestabile». Così Renato Garibaldi, leader del Comitato Carnia in Movimento, interviene a margine del convegno sull'energia promosso ieri da Confindustria Udine.

«Gli "esperti" non sono garanzia di obbiettività, né tantomeno di giustizia - prosegue Garibaldi - e tutte le loro analisi fanno perno sulla grande menzogna dul differenziale del costo dell'energia per le nostre aziende rispetto alle concorrenti estere che sarebbe risolto con la costruzione dei due grandi elettrodotti: Redipuglia-Udine nord, Wurmlach-Somplago. Il vicepresidente Ciriani ha insistito che la sua giunta andrà avanti lo stesso, anche se le scelte saranno antipopolari. È stato più prudente di Tondo che poco più di un mese fa in analogo convegno ha dichiarato che non gli importa del consenso. Ma la sostanza non cambia. Per la politica regionale non conta molto il parere dei cittadini».

Elettrodotto
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