La Vita Cattolica

Giovedì 17 Ottobre 2013

 

Energia: sviluppo sì, ma al giusto prezzo

di Roberto Muradore - Segretario Generale della Cisl di Udine

Una definizione davvero convincente della politica (quella buona) è che questa sia necessaria per «far sì che l'interesse privato non prevalga sull'interesse pubblico». Ecco allora che, mancando ad oggi una politica energetica sia nazionale che regionale, viene il dubbio che l'interesse del singolo (Terna) possa prevalere sugli interessi della Comunità (Friuli). Dubbio che cresce se si pensa al fatto che Terna è un'azienda monopolista e potentissima e che la politica nostrana, invece, non si è assolutamente dimostrata sempre all'altezza, anzi.

Per amore di verità va detto che l'attuale presidente della Regione, Debora Serracchiani, ha trovato una situazione già compromessa e quello che ha fatto è stato di chiedere e ottenere compensi maggiori di quelli che erano stati prospettati. Ma il problema non è risolto ed è auspicabile che tutta la politica, l'imprenditoria e il sindacato nostrani, al di là dell'attesa sentenza del Tar o dell'eventuale ulteriore ricorso al Consiglio di Stato, abbiano uno scatto d'orgoglio e riflettano su ciò che è utile per il bene della comunità friulana e non si adeguino soltanto a ciò che serve a Terna. Sì, è vero che l'iter procedurale - burocratico si è concluso, ma è altrettanto vero che questo aspetto formale non può impedire un necessario ripensamento di merito e di metodo su questa confusa vicenda dell'elettrodotto Redipuglia-Udine.

Il metodo adottato, infatti, è stato quello per cui prima si decide, poi si comunica e infine, comunque, si difende la decisione presa a monte, senza coinvolgere, fin dalla programmazione e dagli studi di fattibilità, i soggetti sociali, economici ed istituzionali delle aree coinvolte.

Va perseguita un'altra strada che è quella dell'informazione, della proposta, dell'ascolto, della discussione e, solo alla fine, della decisione. Il sindacato friulano è stato coinvolto «last-minute» e soltanto dagli Amministratori locali coinvolti, ma gli stessi sindaci sono stati lasciati disperatamente soli dalla Regione, sia da Illy che da Tondo, a dover valutare il progetto dell'elettrodotto senza avere, ovviamente, le indispensabili esperienze, conoscenze e competenze e, tra l'altro, sotto un tiro incrociato di politici, imprenditori e mass-media che tifavano pregiudizialmente e acriticamente per l'elettrodotto, così come voluto da Terna.

Solo la partecipazione e la corresponsabilizzazione, una modalità inclusiva quindi, può evitare di essere vittime della avidità irresponsabile dei costruttori e della miope ed egoistica sindrome di Nimby (l'acronimo inglese sta per «Not in my back yard», cioé coloro che si battono pregiudizialmente contro tutte le opere vicino al loro giardino, Ndr).

Oggi in Friuli-Venezia Giulia c'è più energia di quanta ne serva e, anche nel futuro, la tanta auspicata ripresa dell'economia non sarà così elevata da aumentare, se non di poco o pochissimo, l'attuale fabbisogno energetico, anche perchè è auspicabile che l'economia futura, benchè in lieve ripresa, sia più green dell'attuale.

L'industria siderurgica, molto energivora, ha perfettamente ragione a pretendere di avere una continuità di approvvigionamento e un impegno di potenza elettrici adeguati, in quanto un fermo produttivo improvviso rischia di essere esiziale per queste aziende. Ma per mettere in sicurezza gli impianti e la produzione dell'Abs non servirà mica un elettrodotto di quelle dimensioni?!

È vero che l'energia in Italia, non solo in Friuli, costa di più rispetto ai Paesi competitori, ma va anche detto che tutte le infrastrutture di Terna, elettrodotto compreso, finiscono nelle bollette dei cittadini e delle imprese e che, quindi, è decisamente improbabile un calo del prezzo dell'energia.

L'elettrodotto, inoltre, può essere interrato ed esempi ce ne sono in Italia, in Europa e nel mondo, a partire da quello del Piemonte che, interrato, costeggia l'autostrada.

Appurato questo, resta il problema del costo dell'opera. A tal proposito bisogna fare la tara alle esagerazioni di Terna e ricordare che la stessa, come ogni monopolista, potrebbe anche rinunciare a una parte dei suoi ingenti profitti a favore del territorio.

Il Friuli deve preservare la propria ricchezza paesaggistica, naturalistica, culturale e identitaria poichè questa rappresenta una prospettiva, un vero e proprio investimento e non un costo.

Và realizzata una grande opera che, però, tuteli il nostro territorio e la nostra comunità poichè la possibilità di fare «buona economia» passa attraverso il «fare economia» del territorio stesso.

E, sempre in tema di economia, va ricordato che mentre molti, troppi, quasi tutti erano accecati dalla sfavillante quanto virtuale new-economy e dalla ardita e infondata tesi per cui saremmo vissuti solo di terziario, la Cisl di Udine, anche con Uil e Cgil, a muso duro rammentava e argomentava che senza il manifatturiero non ci sarebbe stato futuro per il nostro Friuli, per la nostra Regione. Per cui è acclarato che la Cisl di Udine non ha mai vagheggiato, a differenza di altri, nè un ritorno bucolico alla vita agreste, nè un futuro senza fabbriche! Ogni giorno e per prima la Cisl di Udine è a fianco dei lavoratori e, perchè no, delle imprese in difficoltà. Non c'è, quindi, alcuno sciocco atteggiamento luddista e anti industrialista, bensì la consapevolezza che gli interessi, legittimi, di Terna non possono però danneggiare così gravemente il nostro territorio.

Sì, gli interessi di Terna, non del Friuli. Questa opera, oltre a mettere in sicurezza gran parte del Nord Italia, serve a Terna per rafforzare e consolidare un ruolo non solo nazionale ma addirittura europeo. La Cisl di Udine non è contraria alla realizzazione dell'elettrodotto Redipuglia-Udine, ma chiede, con il solo buonsenso che la contraddistingue, di costruirlo interrato e lungo la terza corsia dell'autostrada.

Questa è la vera compensazione accettabile per la nostra terra. Non va mai dimenticato, infine, che energia fa rima con autonomia e democrazia, per cui tendere all'autosufficienza è una cosa seria ed è anche intelligente se ci si pone l'obiettivo del risparmio energetico e dell'energia pulita.

Difendiamo il nostro Friuli dalla prepotenza dei poteri forti e dall'indifferenza dei gruppi dirigenti locali.

 
 

Giovedì 17 Ottobre 2013

 

Regione e Terna d'accordo sul Redipuglia-Udine Ovest.
L'Unione Europea inserisce nelle opere prioritarie il mega elettrodotto tra Udine e Lubiana.

L'elettrodotto anti Vajont

La tragedia del Vajont non ha insegnato nulla sulla necessità di ascoltare le comunità locali, come tutte le autorità dello Stato e delle Regioni hanno detto in questi giorni. Nel caso del nuovo elettrodotto si è pensato «soltanto» ad un'intesa che fosse la più conveniente possibile economicamente

Siamo reduci dalla commemorazione delle 2 mila vittime del Vajont, a 50 anni dalla tragedia. Abbiamo letto il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, dire che quel disastro era evitabile e che la responsabilità la porta l'uomo. Abbiamo sentito il presidente del Senato, Pietro Grasso, ripetere la stessa riflessione e aggiungere le scuse dello Stato, precisando, fra l'altro, che bisogna tenere in massima considerazione le popolazioni quando sollevano perplessità e critiche. In precedenza il ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, aveva perorato la causa dei Comitati quando pongono dei problemi, dicendo che bisogna fermarsi e riflettere. Abbiamo sentito anche il presidente del Consiglio, Enrico Letta, denunciare che il dissesto del territorio, anzi lo stesso consumo del territorio va fermato. La presidente della Regione, Debora Serracchiani, è salita sul Vajont per sollecitare il Governo a metterci la faccia, come si dice oggi, nella difesa del territorio, magari con maggiori risorse. E Luca Zaia, governatore del Veneto, ha più volte ribadito: meno asfalto, meno infrastrutture, più opere di messa in sicurezza.

Bene, negli stessi giorni di questi proclami, ecco calare dall'alto il primo degli elettrodotti. A cominciare da quello fra Redipuglia e Udine Ovest. Serracchiani non può smentirsi e, infatti, alla firma della convenzione quadro tra la Regione e la società Terna Rete Italia mette le mani avanti. Parla di accordo che «è il frutto della trattativa che abbiamo riaperto in questi ultimi mesi e che ci ha permesso, rispetto al testo approvato dalla precedente Amministrazione regionale, di trovare un buon punto di equilibrio, di compiere un notevole passo avanti». Quattro sono i punti qualificanti introdotti nel nuovo testo approvato venerdì 11 ottobre, come ha sottolineato la presidente Serracchiani in occasione della firma: maggiori compensazioni a favore dei Comuni, tempi più rapidi e certi per la dismissione delle reti elettriche obsolete, uso di pali a basso impatto ambientale, semplificazione delle procedure in caso di danni durante i lavori per l'elettrodotto.

Per quanto riguarda le compensazioni, sono stati concordati 300 mila euro in più rispetto ai 3,6 milioni di euro programmati in precedenza, per un totale di 3,9 milioni, a cui si aggiungono le intese già raggiunte direttamente da alcuni Comuni. Nessun impegno (come era stato chiesto dal Comitato per la vita del Friuli rurale) affinché le compensazioni siano effettivamente utilizzate per diminuire l'impatto ambientale del progetto: ogni sindaco potrà utilizzare i soldi come vuole, anche per costruire marciapiedi. Come ha precisato la società Terna, le compensazioni sono pari al 6 per cento dell'investimento complessivo (elettrodotto più stazione elettrica di Udine Sud), che ammonta a 65 milioni di euro. La società Terna dovrà smantellare la vecchia rete entro 10 mesi dall'inizio dei lavori e non più entro 24 mesi dalla fine dei lavori dei nuovo impianto.

Un ulteriore elemento qualificante - sostiene Serracchiani, ma in realtà era un impegno già abbondantemente preso da Terna - è che l'elettrodotto Udine Ovest-Redipuglia verrà realizzato con pali di tipo «monostelo», di minore (ma non certo lieve, come la parola «stelo» potrebbe far intendere) impatto ambientale rispetto ai tradizionali tralicci troncopiramidali: risultano ridotti sia l'impatto visivo, sia il campo elettromagnetico che il consumo di suolo (5-6 metri quadri rispetto a 200-250 metri quadri).

«Un'opera che permetterà di abbattere il costo dell'energia, di razionalizzare la rete di distribuzione e di rispondere quindi alle esigenze delle imprese di maggiore efficienza. Un'opera che accrescerà quindi la competitività territoriale del Friuli-Venezia Giulia, garantendo il fabbisogno energetico», ha detto Serracchiani e ha condiviso Matteo Tonon, presidente di Confindustria Friuli. «Non rimettiamo in discussione ancora una volta progetto e tracciato dell'elettrodotto Redipuglia-Udine Ovest»: così il presidente di Confindustria si rivolge a quanti, sul territorio, vorrebbero mettere comunque in discussione di nuova quella che viene presentata come un'autostrada elettrica.

Nelle Valli del Natisone, ad esempio, è stata accolta con grandissimo allarme la notizia dell'inserimento dell'elettrodotto Okroglo (una località nei pressi di Lubiana)-Udine Ovest nell'elenco dei 130 progetti prioritari da parte della Commissione Europea. Il progetto delle società Eles e Terna potrà così accedere a una parte dei 6 miliardi di euro stanziati dalla Commissione. Ma così si stravolgerà il territorio, commenta il consigliere regionale di Autonomia responsabile Giuseppe Sibau.

Il tracciato ipotizzato dell'elettrodotto interesserebbe i comuni di Drenchia, Stregna e San Leonardo per arrivare a Cividale. Rovinerebbe il paesaggio della Città Ducale (Patrimonio Unesco dell'umanità), lambirebbe il santuario di Castelmonte, guasterebbe il pregiatissimo ambito paesaggistico tra Stregna e Tribil Superiore (uno degli angoli più incantevoli del Friuli). Sibau chiede che venga utilizzato un altro percorso.

E poi c'è in ballo l'elettrodotto della Valle del Bût (Würmlach-Somplago), sul quale anche si rincorrono nuove voci e sospetti. Una delle aziende proponenti (insieme all'Enel e alle Acciaierie Pittini), le cartiere Burgo di Tolmezzo, ha aperto un contenzioso con il Comune riguardo ai troppo elevati costi di gestione del depuratore della cartiera tolmezzina. Il sospetto è che, nella trattativa che si dovrà aprire a breve anche con la Regione, Burgo metta sul piatto, in cambio del mantenimento dei posti di lavoro in Carnia, il sì anche a quell'elettrodotto.

Ma torniamo a Tonon. «Ora, però - argomenta - con la convenzione firmata in Regione, credo che sia stata tracciata una linea. A chi vuole seguire coloro i quali a priori sono contrari a questo elettrodotto chiedo solo che si pongano l'interrogativo se questo atteggiamento corrisponda alle esigenze dell'impresa e del lavoro. L'elettrodotto infatti serve a risolvere la condizione di fragilità delle attuali linee di trasporto nell'interesse delle famiglie e delle aziende».

Non vogliamo fare assolutamente paragoni tra quest'iniziativa e la diga del Vajont. Ma all'epoca si muovevano analoghe contestazioni ai... contestatori e la giornalista Tina Merlin venne perfino denunciata per la diffusione di notizie false e tendenziose. In questi giorni le ha chiesto scusa la seconda carica dello Stato e la prima ha ammesso la colpevolezza dell'uomo. Vogliamo, dunque, farci un altro ragionamento ancora su questa «autostrada» che sicuramente ne aprirà altre?

Andrebbe detta la verità, innanzitutto, sull'impatto che avrà tutta questa energia che si vuole importare da Austria e Slovenia sul tessuto produttivo regionale. Nessuno lo dice, ma il passaggio degli elettrodotti non darà alcun diritto ai friulani (né alle aziende, né tantomeno ai privati) di godere di prezzi dell'energia inferiori a quelli nazionali. Ciò sarebbe contrario alle regole di concorrenza stabilite dall'Unione Europea. Forse, la nuova energia importata potrebbe incidere lievemente sul prezzo nazionale, ma a goderne sarebbero in egual misura gli utenti di Buttrio come quelli di Canicattì: col piccolo particolare, però, che tutti i costi paesaggistici sarebbero a carico del Friuli. Chi ci guadagnerebbe sarebbero senz'altro le imprese coinvolte nella costruzione e gestione degli elettrodotti, alcune anche friulane.

«Si dimentica - insiste Tonon - che tutti gli aspetti tecnici sono stati motivatamente e documentatamente approfonditi. Il tracciato a fianco dell'autostrada, che richiederebbe tra l'altro altri tempi biblici per far ripartire tutto l'iter, è risultato non sostenibile per le interferenze abitative esistenti, il tracciato progettato è quello che garantisce il minor impatto mentre la soluzione interrata sarebbe ambientalmente costoso».

Peccato, invece, che la stessa Terna, in Piemonte, è giunta a conclusioni opposte, molto probabilmente perché trovatasi di fronte ad una Regione molto più combattiva. Risale al luglio scorso l'annuncio della realizzazione di ben 190 km totalmente interrati, una linea a corrente continua a 320 kw che collega la stazione elettrica di Piossasco (Torino) a quella francese di Grand'Ile in Savoia, realizzata proprio in collaborazione con la società che gestisce l'autostrada A32 Torino-Bardonecchia, in un territorio di alta montagna con le comprensibili difficoltà. Qui da noi, invece, su un itinerario di pianura, Terna ha escluso financo l'interramento di piccoli tratti dell'Udine Ovest-Redipuglia, come ad esempio vicino a Palmanova (altra città candidata a diventare Patrimonio dell'Unesco), dai cui bastioni i turisti potranno presto ammirare la splendida «silhouette» dei pali «monostelo» di Terna. La spiegazione la capisce anche un bambino: in Piemonte Terna ha trovato una giunta regionale determinata a contemperare i legittimi interessi dell'industria con quelli delle popolazioni e del territorio. Qui in Friuli, invece, Terna ha trovato due amministrazioni (quella di Illy prima e di Tondo poi), acriticamente appiattite alle tesi dei «commercianti di energia».

«Quanto poi - conclude Tonon - l'applicazione di una tassa di scopo che servirebbe per coprire i maggiori costi dell'elettrodotto immaginato appare un controsenso perché si farebbero aumentare le tasse ai cittadini ed imprese quando invece questo progetto è votato ad un efficientamento energetico complessivo della regione e, di conseguenza, ad una riduzione dei costi della bolletta energetica». In realtà non servirebbe niente di tutto questo: Terna già riceve, per il suo lavoro, una «royalty» sulla quantità di energia veicolata sulle sue linee. I costi superiori di interramento avrebbero semplicemente allungato un po' il periodo di ammortamento dell'impianto, di certo non pregiudicando l'elevata redditività di Terna, certificata dai suoi ultimi bilanci.

I lavori dell'elettrodotto Redipuglia-Udine Ovest inizieranno già nelle prossime settimane e dureranno - secondo le previsioni di Terna - 24 mesi dando lavoro a 10 imprese e 340 persone. Per gli altri elettrodotti transfrontalieri, si aspetta di capire se la giunta Serracchiani vuole davvero introdurre una discontinuità col passato, allineandosi al resto del mondo civilizzato, dove la realizzazione di elettrodotti interrati è la normalità.

Francesco Dal Mas e Roberto Pensa