Messaggero Veneto

Giovedì 19 Luglio 2012

 

Enti locali e strategie anti-sprechi

L'analisi di Fulvio Mattioni.

È auspicabile un protagonismo degli Enti Locali del Friuli Venezia Giulia per valorizzare le risorse dei territori a fronte di un calo di quelle finanziarie? Il calo del bilancio regionale, di quelli provinciali e comunali si è già verificato, si ripeterà nel 2012 e continuerà nel medio periodo. Tale protagonismo mi pare necessario perché la Regione ha mostrato nell’ultimo decennio di voler puntare sulle infrastrutture anziché sullo sviluppo delle imprese e del lavoro.

Un passaggio di consegne, forse, già preventivato visto che da 15 anni la Regione cerca di migliorare il governo del territorio favorendo l’uniformità di fruizione dei servizi pubblici. Nel 1998 incentiva la collaborazione e l’associazionismo tra i Comuni più piccoli, nel 2001 definisce gli ambiti territoriali ottimali per l’esercizio delle funzioni associate e nel 2002 istituisce le Comunità montane. Con la L.R. 1 del 2006 cerca di modernizzare l’intero sistema “Regione-Autonomie locali” tramite le Associazioni tra comuni contermini. Il cuore della riforma è l’Ambito per lo Sviluppo Territoriale (Aster) che governa l’Area vasta intermedia tra i Comuni e le Province. Allo scadere dei sei anni minimi previsti dalla sperimentazione valutiamo i risultati conseguiti e le migliorie per il passaggio alla fase dell’ordinarietà perchè nel frattempo si è consolidata la politica e la legislazione della devoluzione finalizzata ad avvicinare l’amministrazione al cittadino.

Il risultato è di avere ben 43 forme associative (37 Associazioni intercomunali con una media di 5,5 Comuni associati; 5 Unioni, in media 2,4 Comuni e 1 Comune fuso). Troppe, dunque, per una attività programmatoria seria, troppe perché formatesi su base volontaria ovvero casuale. Troppo diverse tra di loro poiché si va da un minimo di 545 residenti ad un massimo di 128 mila con un panorama intermedio di situazioni assai differenziate. Troppo diverse non solo per gli aspetti demografici ma anche per quelli culturali, sociali, produttivi e politici che si riflettono nei loro fabbisogni di servizi e nei relativi progetti e troppo piccole per raggiungere le economie di scala necessarie per progettare e realizzare interventi di sviluppo di Area vasta. E, infine, davvero piccina la missione concretamente affidata loro, che si riduce alla mera fornitura di servizi pubblici amministrativi anziché al governo dell’area vasta. Una prova tangibile? I 66 milioni di euro erogati alle 43 forme associative in 6 anni: in media 1,5 milioni totali a forma associata, 250 mila euro all’anno.

Come valorizzare l’esperienza fatta? Dalla tavola rotonda organizzata dalla Cisl del Fvg, dalla Cisl di Udine e dalla Cisl pensionati alla villa Manin di Passariano il 13 luglio scorso, emerge una riflessione che merita di essere approfondita. Sollecitata dai promotori a proporsi come agente di sviluppo territoriale, creatrice di opportunità lavorative e di essere attuatore di politiche intergenerazionali e comunitarie, l’Aster del Medio Friuli si è interrogata sul che fare alla scadenza dei suoi 6 anni di attività. Continuare ad essere una delle 43 forme associative o diventare un Medio Friuli di rilievo regionale? Diventare, cioè, una delle 10 Aree vaste della Regione, assumere la missione di gestore dello sviluppo del proprio territorio, decidere di raggiungere una dimensione territoriale compatibile con il rango di Area vasta di livello regionale.

Il Medio Friuli vuole pensarci e dialogare con le Associazioni che si pongono analoghi interrogativi, con il Servizio degli Enti Locali, con la pianificazione Territoriale. I tempi, infatti, sono maturi per confezionare una proposta. Perché se il governo dell’area vasta è stato sperimentato in presenza di 4 province, la loro eventuale riduzione lo rende ancora più cruciale, perché gran parte delle forme associative stanno giungendo a scadenza e, infine, perché gli amministratori locali sono incalzati dalle necessità del presente fatto da bilanci calanti e bisogni sociali ed occupazionali crescenti. Una proposta che individui concretamente quelle dieci aree vaste previste dalla programmazione territoriale regionale, le funzioni e le risorse finanziarie ed umane da attribuire loro e, infine, le caratteristiche dell’organo gestore dell’Area vasta. Di cui è chiaro che non deve avere rilievo istituzionale bensì gestionale. Anche la recentissima proposta avanzata dal Presidente regionale dell’Anci va in questa direzione. Buone prospettive sia per i territori che per i cittadini del Friuli Vg se emergerà una proposta concreta, innovativa e strategica da consegnare al dibattito politico di questi mesi e alla politica che governerà la nostra regione.

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Fulvio Mattioni
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