Conquiste del Lavoro

Mercoledì 20 Luglio 2016

 

Esiste ancora il modello Friuli?

Tutti stiamo dentro un villaggio globale tanto indistinto e senza confini da risultare quasi metafisico. Restano, però, i territori, cioè i luoghi nei quali ci collochiamo fisicamente e dove scorre la nostra vita quotidiana”. Così scrive il segretario generale della Cisl di Udine, Roberto Muradore, a efficace presentazione del libro di Sandro Fabbro, “Territorio, capitale da rigenerare” (L'Orto della Cultura, 2016, pp. 191, euro 15,00), dedicato propriamente al “progetto territorio”, la prima vitale e reale cellula di quella dimensione virtuale e globale verso cui oggi ineluttabilmente tendiamo, in particolare con lo sguardo focalizzato sul “modello Friuli”.

Fabbro, docente di Urbanistica presso l’Università di Udine, aveva già dedicato nel 1985 un primo volume a “La ricostruzione del Friuli”, monitorando quel felice modello che aveva ispirato e accompagnato il processo di “resurrezione” del Friuli post terremoto 1976. E questo suo secondo libro sul tema, a quarant’anni di distanza dal sisma, pone al centro la domanda se quel modello esista ancora o sia venuto meno, e soprattutto se sopravvivano quei valori sostanziali che l’hanno alimentato.

Innanzitutto cos’è il “modello Friuli”. “Modello Friuli”, spiega l'Autore, è sussidiarietà verticale tra istituzioni (attraverso la delega dello Stato alla Regione e dalla Regione ai Comuni), e sussidiarietà orizzontale intesa come cooperazione tra pubblico e privato e tra istituzioni, comunità, famiglie e persone. E’ utilizzo corretto e onesto delle risorse impiegate nella ricostruzione, non solo in termini di riedificazione insediativa ma anche sul piano delle economie locali.

Ma soprattutto il “modello Friuli” si è contraddistinto per una progettazione ricostruttiva di ampio respiro culturale e di serio impegno politico, un pragmatismo efficace dal grande valore etico, peculiarità che sul territorio si sono tradotte nel dare priorità al lavoro, e poi alle case e quindi ai simboli religiosi e storico-monumentali. Ha dominato la logica semplice semplice del ricostruire dov’era e com’era prima, possibile grazie a una forte coesione del sistema politico e anche al contributo della Chiesa che ha indicato nell'ordine le urgenze da soddisfare: lavoro, abitazioni e chiese.

Tutto questo oggi è venuto a mancare. Fabbro ne ripercorre dettagliatamente le ragioni che potremo dire - in una sintesi estrema che mortifica la puntuale analisi dell'Autore – si riassumono in una cieca politica socio-economica proiettata quasi completamente verso una dimensione globale e molto poco verso il territorio.

Il tema è affrontato grazie a una raccolta commentata di cinquanta articoli scritti da Fabbro – talvolta insieme con altre firme - e pubblicati sul “Messaggero Veneto” dal 2003 a oggi. Essi prendono spunto dal disastro idrogeologico proprio di quell'anno che colpì il Friuli per arrivare alla vicenda recente delle Uti.

E' questo in realtà il vero punto di forza del volume perchè non si presenta come una silloge tout court, ma gli articoli che si snodano lungo un arco temporale di tredici anni (e tre legislature regionali) riescono a registrare con immediatezza le trasformazioni del territorio friulano e della sua gestione, ne ripercorrono la crisi dal 2008 in poi, ed elaborano delle ipotesi di ripresa che guardano con convinzione alla riproposta in chiave moderna del “modello friuli”, partendo dall'assunto fondamentale che solo la rigenerazione del capitale territoriale, come dice Fabbro, potrà salvarci.

Mariaisa D’ursi

argomenti collegati

21-07-2016

Territorio: capitale da rigenerare - Presentazione di Roberto Muradore

Territorio: capitale da rigenerare

Presentazione di Roberto Muradore

Sandro Fabbro
Sandro Fabbro
archivio
Roberto Muradore
Roberto Muradore
archivio

altre risorse: